CHIETI – Clima di tensione a Chieti per l’arresto del presunto black bloc, Leonardo Vecchiolla, studente irpino dell’università “d’Annunzio”.

Ieri, il giudice per le indagini preliminari della Procura teatina Paolo Di Geronimo ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare che costringe Vecchiolla a rimanere in carcere. Lo stesso giudice ha anche dichiarato la propria incompetenza disponendo l’invio degli atti a Roma.

Stamani, nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso il bar “Bon Bon caffè”, il capogruppo provinciale di Rifondazione comunista, Riccardo Di Gregorio, ha attaccato la stampa: “Non sono un avvocato e non devo prendere le difese di nessuno – ha spiegato Di Gregorio – ma gli organi di stampa locali e nazionali hanno creato un clima di tensione. Ieri, il quotidiano Il Messaggero ha accostato il mio nome a quello di Vecchiolla insinuando che io avrei stretto amicizia con lui su Facebook subito dopo gli incidenti di Roma”.

“Ecco, questo è assurdo: si vuole criminalizzare il mio partito e tutto il movimento studentesco. Conosco Vecchiolla – ha aggiunto – perché ha partecipato con me a diverse manifestazioni in modo assolutamente pacifico. Se avessi stretto amicizia su Facebook con Fabrizio Di Stefano, probabilmente in molti mi avrebbero chiamato e segnalato come il senatore sia indagato nell’inchiesta sui rifiuti di Lanciano. Ma nessuno l’ha fatto perché non figura tra i miei amici”.

“Chiedo, pertanto – ha proseguito Di Gregorio – agli organi di stampa maggiore dialettica e meno pettegolezzo: lo so che una notizia del genere, in una città come quella di Chieti, da tutti soprannominata la cittadella della camomilla, permette ai giornali di vendere più copie ma evitiamo fomentazioni”.

I reati di cui è accusato il presunto black bloc, soprannominato Chucky dagli amici, sono pesanti: tentato omicidio, devastazione e resistenza a pubblico ufficiale.

Ma Riccardo Di Gregorio precisa: “Leonardo è stato arrestato senza prove: non ci sono fotografie o video che lo riprendono mentre assale e incendia la camionetta della polizia. Ciò nonostante, però, è stato sbattuto e dipinto sulle prime pagine di tutti i giornali come un mostro. In carcere, però, non è stato in silenzio come fanno molti politici indagati ma ha parlato e raccontato la sua verità. Ho piena fiducia nella magistratura”.

Il messaggio del capogruppo del partito di Rifondazione comunista è chiaro: evitare strumentalizzazioni e fomentazioni cercando di far lavorare con tranquillità la macchina giudiziaria.

Il clima di tensione, infatti, ha allarmato anche gli studenti dell’università D’Annunzio: “Ho parlato con alcuni ragazzi e mi hanno riferito che c’è stata un’altra perquisizione; sono preoccupati e agitati”.