L’AQUILA – L’ipotesi che prende sempre più quota del voto delle Politiche anticipato all’11 aprile del 2027 è destinata ad avere importanti ripercussioni anche per il Comune dell’Aquila e per il governo cittadino del centrodestra, in sella dal giugno del 2017.
Questo perché, come oramai dato per certo, è pronto a candidarsi al Parlamento il sindaco Pierluigi Biondi, responsabile nazionale Enti Locali di FdI, presidente regionale dell’Associazione nazionale Comuni italiani, ritenuto tra i più vicini al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a cui è legato da una lunga amicizia e condivisione di militanza giovanile.
Ma un conto per Biondi è candidarsi a scadenza naturale del governo nazionale, considerando che si è votato il 25 settembre 2022, con inizio legislatura il 13 ottobre, con la prima seduta del Parlamento, dopo aver quasi completato il suo secondo mandato da sindaco, dopo la conferma alle comunali del 13 giugno del 2022. Ben altro paio di maniche è candidarsi alle elezioni di aprile 2027, e questo perché, la normativa parla chiaro, Biondi dovrà prima dimettersi da sindaco, per la norma sull’incompatibilità, già a gennaio 2027.
E al suo posto arriverà un commissario, con consiglieri e assessori, senza più stipendio, che dovranno andare a casa anzitempo. Uno scenario, questo il punto, negativo per il governo della città, e una iattura per il centrodestra, perché significherà affrontare la campagna elettorale delle amministrative di giugno 2027 con il Comune commissariato, che potrà occuparsi solo di ordinaria amministrazione, con gli avversari che punteranno il dito contro Biondi che abbandona la barca anzitempo per le sue ambizioni personali. Per di più il centrodestra, come del resto il centrosinistra, fatica a trovare un candidato a sindaco, essendo tanti i papabili.
Bene però fare chiarezza sulle norme: per i sindaci dei Comuni con più di 20.000 abitanti, l’articolo 7 del Decreto del Presidente della Repubblica 361 del 1957 richiede infatti la cessazione delle funzioni almeno 180 giorni della scadenza naturale della legislatura.
Se si vota a scadenza naturale, poiché la legislatura attuale è iniziata il 13 ottobre 2022, il termine prudenziale delle dimissioni per Biondi dovrebbe essere intorno al 16 aprile 2027, ci0è meno di due mesi prima dalle Comunali dell’Aquila, il che non sarebbe una tragedia, visto che si sarebbe già in piena campagna elettorale con in pista il nuovo candidato a sindaco del centrodestra e le truppe già schierate in campo.
Se invece le Camere fossero sciolte, dice la legge, con oltre 120 giorni di anticipo, come nel caso di elezioni fissate ad aprile 2027, il sindaco deve rimuovere l’ineleggibilità cessando dalle funzioni entro 7 giorni dalla pubblicazione del decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica, che deve avvenire almeno 70 giorni prima. Dunque Biondi dovrebbe dimettersi appunto già a fine gennaio, o anche prima, se lo scioglimento sarà anticipato rispetto ai 70 giorni minimi.
Recita a tal proposito l’articolo 53 del Testo unico degli enti locali, il Tuel, al comma 3: “Le dimissioni presentate dal sindaco o dal presidente della provincia diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio. In tal caso si procede allo scioglimento del rispettivo consiglio, con contestuale nomina di un commissario” e al comma 4 si aggiunge: “lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale determina in ogni caso la decadenza del sindaco o del presidente della provincia nonché delle rispettive giunte”.
Un regalo servito, insomma, su piatto d’argento al centrosinistra che già lavora, non senza difficoltà, a trovare un candidato forte e credibile, capace di riconquistare quella che è diventata da un decennio una roccaforte del centrodestra, e segnatamente di Fdi. Dove con la prima vittoria di Biondi è iniziata la scalata che ha portato il suo partito dal 4% a punte del 30% e alla guida del governo nazionale dell’amica Giorgia Meloni, candidata deputato non a caso, nell’ottobre del 2022, proprio nel collegio di L’Aquila-Teramo.
Va poi considerato il vil denaro: gli assessori dovranno rinunciare a cinque mesi di ricco stipendio, 7.176 euro lordi al mese, il vicesindaco Raffaele Daniele a 8.280 euro, i consiglieri ai gettoni di presenza, che possono arrivare, dice la norma, ad un massimo di 2.760 al mese.
A parti invertite, giova anche ricordare che il centrodestra fece tutta la campagna elettorale delle regionali del febbraio 2019 contro il presidente dem Luciano D’Alfonso che si dimise ad agosto del 2018 per candidarsi ed essere eletto senatore. Con facile vittoria alle Regionali dell’attuale presidente, Marco Marsilio, di Fdi, poi riconfermato per un secondo storico mandato a marzo del 2024.
Non solo: Biondi dovrebbe dimettersi anche da presidente regionale dell’Anci, visto che tale carica è riservata agli amministratori locali in carica, come appunto sindaco, assessore o consigliere.
Potrebbe poi tornare in teoria in attesa delle urne, al vecchio lavoro, per il quale è in aspettativa, come dipendente del Comune di Ocre, dove intanto è diventato sindaco Carlo Dante, un suo fedelissimo, ex responsabile della segreteria tecnica ed anche compare di fede.
Ma perché prende quota l’ipotesi di elezioni politiche anticipate? A far propendere per questa scelta Giorgia Meloni in primis è l’evitare il logoramento della sua maggioranza, dando il minor tempo possibile all’opposizione di trovare un assetto competitivo, essendo ad oggi lacerata e impossibilitata a fare sintesi tra le sue tante anime. E non a caso si sta accelerando sulla riforma della legge elettorale, con l’intenzione di portarla a casa entro agosto e poterla inaugurare anche ad aprile.
Dopo la batosta del referendum sulla giustizia le tensioni interne del resto hanno superato la soglia di guardia, e c’è anche il problema della grande crescita di Futuro Nazionale dell’ex generale in pensione ed eurodeputato Roberto Vannacci, che nei sondaggi è dato già al 6,7%, contendendosi gli stessi elettori del centrodestra.
Altra ragione a favore delle elezioni anticipate: a giugno si vota per le amministrative di Roma, Milano, Bologna, Napoli e Torino, tutti comuni in mano al centrosinistra, che parte dunque avvantaggiato e che potrà dunque utilizzare da traino le vittorie per la successiva sfida di ottobre delle Politiche.
C’è poi un’altra ragione, molto veniale, nella data fissata all’11 aprile: con la riforma del 2012 il diritto per gli attuali onorevoli al vitalizio, scatta solo se si è svolto un mandato di almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno, E dato che il calcolo inizia dalla proclamazione del governo, che risale all’8 ottobre 2022, l’importante è arrivare al 9 aprile 2027.
Come scrive però il Corriere della Sera, non è detto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella acconsenta allo scioglimento anticipato delle Camere, e potrebbe anche sondare la strada di un esecutivo elettorale, che faccia quelle due o tre cose utili al Paese prima delle urne a scadenza naturale, ad ottobre”. Ma è anche vero che se “Giorgia Meloni si presentasse con i ministri dimissionari e si dicesse indisponibile a partecipare ad altri esecutivi, probabilmente il Quirinale non potrebbe che prenderne atto”. Filippo Tronca






