LANCIANO – È arrivata dopo un anno e mezzo la svolta sul giallo della fine di Annamaria D’Eliseo, 60 anni, bidella di Lanciano (Chieti), trovata morta in una rimessa esterna alla villa di famiglia, in località Iconicella di Lanciano il 15 luglio 2022.

Ad allertare le forze dell’ordine, quel pomeriggio, fu il marito Aldo Rodolfo Di Nunzio, allora 70enne, ispettore dei vigili del fuoco in pensione.

“Ho trovato mia moglie impiccata in garage”. Nessuna richiesta d’intervento del 118, da parte dell’uomo, ma solo la telefonata al 112 per dire che aveva trovato la moglie senza vita, vicino ad una scala. Lei aveva un cavo elettrico attorno al collo.

La versione dell’uomo non convinse, da subito, e fu condotto in caserma. Si parlò, nell’immediato, di fermo, che non fu però mai eseguito. Neppure l’autopsia è riuscita a chiarire il dilemma. Suicidio o femminicidio? Impiccagione o strangolamento?

I pm della Procura di Lanciano in tutto questo tempo hanno fatto effettuare analisi tecniche sui cellulari, sulla pignatta attorno a cui lei avrebbe fatto passare il cavo elettrico secondo le indicazioni del marito, sullo stesso cavo, addirittura sulle ragnatele che erano in quel punto del garage.

Adesso la svolta sarebbe arrivata grazie ad altri accertamenti tecnici e ad alcune telecamere di videosorveglianza della zona. Indizi che inchioderebbero definitivamente Di Nunzio, che oggi è stato prelevato dai carabinieri a casa e, sbrigate le pratiche di rito, condotto in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale.

Una svolta inattesa, a seguito di questi nuovi elementi d’indagine che confermerebbero i sospetti a carico dell’uomo che si è sempre professato innocente. Ma c’è chi, da subito, ha raccontato di liti, di urla contro di lei, di gelosia accecante da parte del marito che l’avrebbe controllata costantemente.

Il provvedimento di custodia cautelare è stato richiesto dal procuratore capo, Mirvana Di Serio, che ha portato avanti gli accertamenti assieme al sostituto procuratore Fabiana Rapino. Il gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ha firmato l’atto.

Di Nunzio al momento dell’arresto ha lamentato un dolore alla spalla ed è stato accompagnato dai carabinieri in Pronto soccorso; poi una volta accertato il suo
stato di salute è stato trasferito nel carcere di Lanciano.