L’AQUILA – “Quella del partito delle toghe è una scommessa ‘fuori dal recinto’ per cui mi sto impegnando, ma non partecipo a questa campagna elettorale come ho promesso da tempo. C’è un’Europa neo-autoritaria in cui i sistemi politici sono sostanzialmente plasmati dal capitalismo finanziario globale, il modello sociale europeo è in discussione. Sono mie riflessioni politiche, le elezioni sono fuori del mio campo”.
Fausto Bertinotti, ex segretatio di Rifondazione comunista ed ex presidente della Camera, ha visitato oggi per la prima volta le zone più disastrate del centro storico aquilano colpito dal sisma del 6 aprile 2009, dopo la visita di due anni fa in piazza Duomo, approfittando del convegno “La partecipazione per uscire dall crisi politica” presso il Palazzetto dei Nobili, promosso dall’assessorato alla partecipazione del Comune dell’Aquila e condotto dalla coordinatrice dell’ufficio alla partecipazione Lina Calandra. Presenti l’assessore comunale Fabio Pelini e il segretario comunale del circolo “A. Casamobile” Goffredo Juchich.
“L’Aquila mi ha fatto un’impressione sconvolgente – ha commentato Bertinotti al termine della visita – tutto parla solo del tempo fermato”.
“Siamo dentro una crisi drammatica della classe dirigente del Paese – ha aggiunto – non capisco come non emerga come dato saliente. Gli scandali hanno investito regioni, banche, allargando lo sguardo vedo le grandi imprese a rischio, da Eni a Finmeccanica. Se poi penso alle industrie private mi sento peggio. La classe dirigente italiana non è attendibile né credibile, non ha un’autorità riconosciuta ed è un elemento importante della crisi che stiamo vivendo. E una campagna elettorale che non affronti un nodo come questo è una campagna elettorale spiazzata dai fatti”.
“La politica neoliberale dell’Europa, del fiscal compact, della parità di bilancio, degli interessi finanziari e monetari non solo sull’economia ma anche sulla vita del lavoro e della società sta facendo danni – ha detto ancora Bertinotti – dovrebbe essere un’altra Europa, ma non è così. Rispetto alla poilitica ho molta più fiducia nei moti di protesta e di lotta che si producono”.
PELINI, ”SERVE FLUSSO COSTANTE DI FONDI PER RICOSTRUIRE L’AQUILA”
“Cerchiamo di riportare l’attenzione sulla nostra città, il cui disastro, in alcuni settori, non è ancora percepito completamente. E poi vogliamo battere sulla costruzione, dal punto di vista culturale, della partecipazione. Con l’amministrazione ci stiamo impegnando molto per questo cambio di paradigma, per costruire un nuovo modello partecipativo che metta al centro i bisogni delle persone”.
A margine del convegno, Fabio Pelini ha fatto il punto della situazione sulla ricostruzione dell’Aquila terremotata.
“La priorità per L’Aquila è sempre la stessa – ha commentato Pelini – ed è la ricostruzione. Speriamo che con la scheda parametrica (nuovo strumento per velocizzare l’erogazione dei fondi della ricostruzione pesante, ndr), si possa partire rapidamente e dare un segnale di vita al centro storico. Ma oltre a quella materiale è necessaria la ricostruzione del tessuto sociale che giorno per giorno su tutte le questioni della nostra città, dalle bollette, al lavoro, ai disagi sociali, ha bisogno di partecipazione e di un incubatore di cittadinanza attiva che permetta ai cittadini di sentirsi protagonisti in questo sforzo immane che abbiamo davanti”.
“Ma con le buone intenzioni non si va da nessuna parte – ha concluso l’assessore – l’elemento fondamentale, che manca, è il flusso costante di fondi per ricostruire L’Aquila”.
JUCHICH, ”MANCA PARTECIPAZIONE CITTADINI, CHI GOVERNERA’ ITALIA DOVRA’ GARANTIRE FONDI”
“Abbiamo bisogno di risorse per ripartire”. Anche per Goffredo Juchich non si può parlare di ricostruzione dell’Aquila senza passare per un’erogazione continua dei fondi necessari da parte del governo nazionale.
“Però manca – ha precisato comunque – a livello cittadino, la partecipazione che c’è stata nel 2009. Lo slancio propulsivo è venuto meno perché la politica non è stata in grado di dare risposte, le persone allora si sono divise e ognuno ha intrapreso la propria strada di partecipazione. Se fossimo rimasti uniti come nei mesi successivi al terremoto avremmo qualche possiblità in più di farci ascoltare”. (r.s.)






