L’AQUILA – Per quasi metà dei bambini presi in esame, tra 5 e 15 anni, il centro regionale di riferimento dell’auxologia e disturbi della crescita dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila scongiura ogni anno l’obesità.
Un dato importante visto che in Abruzzo il fenomeno dell’obesità infantile desta allarme perché a fronte di una media nazionale del 20%, registra un tasso di incidenza del 37%.
Il servizio, che da gennaio a ottobre 2015 ha trattato 198 soggetti con obesità infantile grave, è riuscito a ridurre la massa di grasso in esubero in 83 di loro.
La percentuale di poco più del 42% costituisce un successo, visto che per debellare il fenomeno c’è bisogno di tempo e collaborazione delle famiglie.
Dopo il day hospital iniziale vengono effettuati controlli ravvicinati e continui aggiustamenti della dieta, fino a depurarla dal mix di merendine, bevande gasate e sostanze ricche di zuccheri che, complice la sedentarietà, favoriscono l’insorgenza di diabete e malattie cardiovascolari in età adulta.
Il soggetto obeso, tanto per avere un’idea di massima, ha una massa di grasso superiore del 40% rispetto a quello che dovrebbe essere il suo peso normale.
I trattamenti dei casi gravi di obesità infantile prevedono un percorso terapeutico che dura da 6 mesi a 1 anno in cui, dopo l’impostazione del giusto regime alimentare, viene monitorato il peso con controlli periodici e verificata la progressiva diminuzione della massa di grasso in eccesso.
La scarsa attenzione dei genitori, almeno per una larga parte dei casi presi in esame, spiega in ampia misura perché oltre il 44% dei soggetti non fa alcun progresso e quindi non dimagrisce mentre il 12% peggiora perfino la propria condizione ingrassando ancora.
Al centro regionale di riferimento di auxologia del San Salvatore, diretto dal professor Giovanni Farello, tra i 198 pazienti obesi gravi, il 13% arriva dalla provincia di Roma, il 14% da quella di Teramo e il 15% dalla provincia di Rieti; la restante quota risiede nella provincia di L’Aquila.
“Bisogna intervenire soprattutto tra i 5 e i 6 anni – spiega il professor Farello – e correggere l’alimentazione sbagliata seguendo una regola di massima: meno carboidrati come pane e pasta e più proteine come carne, pesce, legumi”.
“La prevenzione è decisiva perché il bambino, con disturbi del metabolismo o con eccessiva produzione di insulina, rischia da adulto di sviluppare il diabete e di avere malattie cardiovascolari come ictus e infarto”, conclude.



