CHIETI – Povertà ed emarginazione sono un binomio spesso sofferto dalla popolazione migrante nell’ambito della quale l’elemento più fragile è rappresentato dal bambino La diade madre-bambino ma, in senso più allargato, la famiglia è sicuramente l’anello più debole in ogni contesto difficile e la vicenda migratoria è uno di questi.
Il Convegno Bambini e Migrazioni, in programma i prossimi 19 e 20 novembre all’Università D’Annunzio di Chieti, prende in considerazione le problematiche dei migranti con i loro bambini, della famiglia migrante, maggiormente gravata da uno stato di povertà, maggiormente sofferente per una condizione di emarginazione.
La Simm e la Sip, con il suo Glnbi, hanno sempre avuto un punto di incontro nelle problematiche dei bambini migranti.
Il Convegno Congiunto ne vuole essere testimonianza.
Il bambino infatti è solitamente coinvolto in una vicenda migratoria progettata da adulti che migrano per le cause più varie.
Ma, diversamente dall’adulto, il bambino non ha possibilità di prendere decisioni e in ogni circostanza subisce forzatamente il carico di situazioni già gravose per un adulto.
La preoccupazione per la salute del bambino migrante coinvolge medici e genitori, sia per le problematiche strettamente sanitarie che per quelle sociali.
I bambini nati in Italia, italiani per nascita, stranieri per status, hanno il privilegio, se figli di stranieri “regolari”, di essere subito integrati nel sistema socio sanitario italiano, garantiti nel diritto alla salute e all’istruzione.
Ma sono comunque bambini divisi, in esilio, con due anime che cercano dialogo e convivenza , spesso con il desiderio e la possibilità di integrarsi meglio dei loro genitori.
“L’accessibilità dell’ambulatorio del pediatra e del medico di famiglia, ma in generale l’accessibilità dei servizi sanitari in Italia con ambulatori e spazi condivisi o dedicati agli stranieri regolari e irregolari – spiega Maria Rosaria Sisto, Segretario Nazionale Glnbi Sip – possono facilitare l’integrazione partendo dalla conoscenza delle problematiche di salute di adulti e bambini che sono spesso lo specchio delle condizioni socioeconomiche in cui versa la famiglia migrante”.
“Sicuramente lo stato di povertà minaccia la stabilizzazione e la serena crescita della famiglia immigrata, priva dei sistemi di sicurezza propri delle famiglie autoctone: il tessuto sociale e parentale ‘congenito’, una casa paterna sempre pronta all’accoglienza, un possibile lavoro in aziende di famiglia – prosegue la Sisto. – Nessuno può impedire a un essere umano la ricerca di condizioni di vita più favorevoli per sé e per i propri figli, è l’impulso fortissimo alla protezione della specie, una forza trascendente che continua a garantire la sopravvivenza dell’Umanità e la sua inarrestabile evoluzione”.






