L’AQUILA – Le C.a.s.e. dell’Aquila si possono vendere, più difficile sarà abbatterle, mentre L’Aquila deve diventare la sede nazionale del progetto di messa in sicurezza del patrimonio edilizio italiano Casa Italia.
Questi i tre paletti fissati oggi dal candidato sindaco del capoluogo del centrosinistra, Americo Di Benedetto, nel corso di uno dei suoi incontri tematici con la stampa.
“Il Comune deve proporsi come soggetto trainante per Casa Italia, l’ho detto al ministro Maurizio Martina quando è venuto – ha affermato – Qui c’è la conoscenza, ma anche la struttura. Questo potrebbe dare accelerazione anche alla ricostruzione pubblica e cominciare a liberare l’ente da alcune incombenze come la manutenzione”.
Dovendo affrontare il tema dei 4.500 alloggi antisismici realizzati dalla Protezione civile e poi acquisiti al patrimonio comunale, Adb ha evocato una “razionalizzazione delle strutture, cercando di capire quelle valide, che hanno una fruibilità reale, e quelle da recuperare”.
“L’alienabilità è percorribile, purché non ci sia lucro, bisogna compiere una selezione di quelle vendibili a condizioni compatibili con i costi di costruzione, senza insomma ledere le norme europee sulla solidarietà”.
Questo perché della somma di 1 miliardo di euro utilizzata, 350 milioni vengono dal fondo Ue di solidarietà il che ha creato grattacapi perché il regolamento prevede si possano utilizzare quei quattrini comunitari solo per soluzioni alloggiative “temporanee”.
Di qui lo spettro della procedura d’infrazione da parte della Ue nei confronti del governo italiano, almeno fin qui scongiurata, e della demolizione coatta, pure messa a tacere almeno fin quando non l’ha ritirata fuori il sindaco uscente, Massimo Cialente.
Ma sugli abbattimenti Di Benedetto ci va cauto. “Sono prudente perché demolire costituisce un costo reale e in quale capitolo di bilancio lo vai a trovare? Devi chiedere fondi al governo e non si sa se te li dà – ha fatto notare – Inoltre, dove demolisci in maniera sommaria c’è anche un impatto ambientale che va considerato”.
Certo, ha aggiunto, “le piastre strutturalmente danneggiate non possono essere che abbattute a meno che non si recuperino. Bisogna trovare se ci sono le polizze assicurative, se l’ipotesi è percorribile per migliorare l’immobile fai altrimenti incassi e lo demolisci”.
Tra le altre proposte, per la gestione “un sistema pubblico-privato attraverso una fondazione come da codice civile, con all’interno anche le amministrazioni separate che vanno incentivate”, idea questa già ipotizzata alle primarie di coalizione.
Sul recupero delle bollette non pagate “si deve andare incontro ai cittadini per il pregresso, ma va messo un punto fermo su quanto accaduto fino a oggi. Bisognerà trovare un sistema di condivisione con le società per le letture, se le ha fatte Gran Sasso Acqua per la rete idrica possono farle anche le altre società per le altre utenze”.
Infine, anche sulle C.a.s.e. per Adb ci vuole “il fascicolo di quel fabbricato per capirne quale sarà la durata”.





