L’AQUILA – “Per la crescita del lavoro non bisogna solo incrementare alcuni settori come il farmaceutico, ma ci vuole anche una prospettiva di inserimento di strutture ad alta intensità occupazionale. Penso a un settore facilmente delocalizzabile, quello dei data center, che ha esigenze climatiche compatibili con la nostra realtà, e su cui L’Aquila può puntare alla luce degli ultimi investimenti sulla fibra ottica a 100 megabit di velocità e sulla telefonia 5g”.
Questa la punta di diamante nella ricetta per il lavoro del candidato sindaco dell’Aquila di centrosinistra Americo Di Benedetto, che in un incontro tematico con la stampa ha fatto il punto a 360 gradi sull’argomento.
Affiancato da uno dei responsabili del programma, il fedelissimo Daniele Mingroni, Adb ha citato, come possibili grandi marchi mondiali di cui si potrebbe attrarre i data center, “Google, Facebook e Microsoft”.
Di Benedetto pone grande attenzione anche alla “economia circolare e del riuso, anche alla luce della cantieristica edile che abbiamo in città. Penso a un sistema razionale di recupero di tutto ciò che è rifiuto, ci sono strategie in tal senso per creare occasioni di crescita economica”.
E proprio sul riuso, per il candidato sarà importante il ruolo di Accord Phoenix, l’azienda di recupero di rottami elettronici che si è insediata nel vecchio polo grazie a un investimento pubblico di 10 milioni di euro da cofinanziare con fondi privati, promettendo riassunzioni fino a 120 persone, ma la cui attività è partita al rallentatore e fermata anche da indagini giudiziarie.
“Accord è un’idea importante per la tipologia, ricade nell’economia circolare che ha trovato spazio di accordo tra pubblico e privato – ha detto Adb – È chiaro che ha avuto problemi e difficoltà, bisogna cercare di riorganizzare e guardare con attenzione al futuro di quella realtà”.
Il motivo è presto detto, “perché ci sono disponibilità pubbliche che hanno creato le condizioni, va tutelato quel percorso perché la pubblica amministrazione ci ha investito. Se uno arriva in Comune – ha rimarcato – non può ignorare che c’è una presenza importante su un settore che è contemporaneo perché a questo noi puntiamo, settori di occupazione contemporanei”.
Più indecifrabile la posizione di Di Benedetto sulla ex Sercom, il fabbricato da 25 milioni di euro acquisito dallo Stato e sostanzialmente donato al Comune, con l’amministrazione cialentiana che ha ipotizzato insediamenti industriali ma fin qui lo ha utilizzato solo come deposito di puntellamenti post-terremoto smontati.
“La vicenda Sercom è complicata. Si parla tanto del nuovo svincolo dell’autostrada A24, uno svincolo mediano valorizzerebbe sicuramente l’area di Sassa – ha premesso – Per creare interesse bisogna creare competitività. Certo è che passare lì davanti e vedere in che condizioni versa mi fa pensare che non è accettabile essere inerti. Va creata un’idea attraverso l’ascolto”.
In premessa, Di Benedetto ha ammesso che ci vuole concretezza, “bisogna essere pronti già dal giorno, questa città ha bisogno di un’azione non più dichiarativa, che portiamo avanti da un po’ di tempo. A livello di parole spieghiamo ciò che vogliamo fare ma poi bisogna cominciare ad agire – ha avvertito – Per restare in questa città c’è l’esigenza di una prospettiva di vita e di impegnarsi nel mondo del lavoro, è il problema più grande: parlarne sembra demagogico, ma non parlarne vuol dire trascurarlo”.
“Innanzitutto va difeso quello che abbiamo in maniera forte – ha aggiunto ancora – Sia i servizi, esempio su tutti i call center, con vertenze da seguire, approfondire e tutelare, sia le piccole e medie imprese, il commercio, l’artigianato e le libere professioni, un sistema che deve trovare come elemento di competitività la disponibilità del Comune a essere più elastico a tutto tondo nei propri confronti. La prima cosa è salvaguardare chi ha 8 o 10 dipendenti, ma anche guardare avanti alla città tecnologica”.
“Per una prospettiva veloce c’è esigenza di collegamento con bacini più importanti. Il bacino di Roma è fondamentale, parliamo di 3 milioni in un Paese che non è la Cina – ha concluso – Bisogna essere più ambiziosi su sviluppo e start-up dedicate a possibilità di nuova imprenditorialità”.






