AVEZZANO – Il pubblico ministero di Avezzano Roberto Savelli ha chiesto al giudice per le indagini preliminari Francesca Proietti per “scarsa produzione di elementi probatori” l’archiviazione del procedimento a carico di Giulio Di Pangrazio, il figlio del sindaco di Avezzano, Gianni, per omissione di soccorso a seguito di un incidente.

Lo riporta il quotidiano Il Centro.

Il 29enne, alla fine di settembre, è stato denunciato dai carabinieri della Compagnia di Avezzano.

Secondo i militari non aveva adempiuto all’obbligo di fermarsi e prestare assistenza dopo un incidente stradale.

La notte tra sabato 21 e domenica 22 settembre, Di Pangrazio era alla guida della sua Land Rover Evoque, quando, in corso della Libertà si è schiantato con una Matiz.

Alla guida c’era Luciano Ferro, 37enne avezzanese, chef executive della Veratour, rimasto ferito gravemente e finito in ospedale.

All’arrivo dei carabinieri, allertati da diverse persone presenti al momento dell’incidente, Di Pangrazio non c’era, tanto che i militari non avevano potuto procedere ai rilievi sulla sua auto.

La targa del Suv rimasta impigliata tra le lamiere dell’utilitaria era stata estratta dai vigili del fuoco che l’avevano data ai carabinieri. Al 29enne i militari l’avevano riconsegnata in caserma, dove Di Pangrazio si era presentato, accompagnato dal suo legale.

Giulio Di Pangrazio ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo di avere prestato soccorso. Il 29enne aveva precisato che se n’era andato, dopo essersi sincerato delle condizioni dell’altro automobilista, solo perché alcune persone stavano inveendo contro di lui.

Diversa la versione di Ferro. Una tesi, quella di Ferro, avvalorata anche da cinque testimoni, le cui dichiarazioni erano finite nella relazione fatta dai carabinieri alla procura.

Intanto, al 29enne è stata restituita la patente, dopo la revoca del provvedimento di sospensione.