L’AQUILA – “Ad Avezzano non ritengo possibile l’appoggio del Partito democratico a Di Pangrazio con la presenza nella sua coalizione della Lega, con noi incompatibile, il ragionamento avviato era solo davanti una proposta davvero civica, che ad oggi non c’è più”.

A rivelarlo, nell’intervista ad Abruzzoweb, è il capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, Silvio Paolucci, chietino di Tollo, uomo forte dei dem abruzzesi. Spoilerando quello che a questo punto sarà tranne clamorose sorprese l’esito dell’incontro annunciato per i prossimi giorni dal segretario regionale Daniele Marinelli e dal segretario provinciale dell’Aquila, Stefano Albano, parlando però solo di un generico “confronto franco e aperto in vista delle prossime elezioni amministrative di Avezzano”.

Ad oggi si era rimasti che dopo il niet imposto in particolare dal senatore Michele Fina all’adesione nella coalizione Patto per Avezzano di centrosinistra di Roberto Verdecchia, il Pd avrebbe appoggiato il sindaco civico uscente Gianni Di Pangrazio dietro magari una lista civica, in aggiunta alle dieci già schierate, tra cui, questo il problema per i dem, quella della Lega con tanto di simbolo, e a che assieme all’Udc e Azione politica dell’imprenditore Gianluca Zelli, non ha aderito alla coalizione di centrodestra dell’ex questore Alessio Cesareo, appoggiato invece da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati, più due civiche.

Dunque, lascia intendere chiaramente Paolucci, non se ne farà nulla, e il Pd andrà con Verdecchia, al fianco dei suoi canonici alleati del campo largo, M5s,  Italia Viva, Sinistra Italiana, Demos -Democrazia Solidale a cui si aggiunge Rifondazione Comunista. Del resto già il coordinatore del Patto per l’Abruzzo, ovvero dell’opposizione in consiglio regionale , il professor Luciano D’Amico aveva benedetto la coalizione di Verdecchia, con  il Pd invece alla finestra. Con in centrodestra che ha lanciato bordate contro i dem accusati di inciucio e incoerenza dando per scontato l’appoggio a Di Pangrazio, nonostante in questi anni fossero stati all’opposizione.

Per quello che riguarda invece le elezioni  Chieti, tutto è deciso e pacifico: candidato sindaco del centrosinistra unito, conferma Paolucci, sarà Giovanni Legnini, l’ex sottosegretario di Stato, ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura ed ex commissario sisma 2016, con il sindaco uscente Diego Ferrara capolista. In tal senso manca solo l’ufficializzazione.

“Noi siamo sempre stati chiari come partito democratico per quello che riguarda le elezioni di Avezzano  – spiega dunque Paolucci -: una convergenza con Di Pangrazio sarebbe stata possibile solo con una proposta davvero civica. Risulta invece che la Lega sarà presente con un simbolo politico. Di Pangrazio ha scelto di viaggiare insieme a una forza troppo distante da noi, incompatibile, e dunque credo proprio che non lo sosterremo, se il quadro politico resterà l’attuale”.

Tiene però a precisare Paolucci: “da consigliere regionale e capogruppo non intendo mettere il carro davanti ai buoi, è il territorio che dovrà fare le sue scelte, ovvero il circolo di Avezzano, la federazione del Pd dell’Aquila, ma traggo le conclusioni di ragionamenti che abbiamo già fatto a livello regionale, in cui si era tutti d’accordo sul fatto che la presenza del simbolo della Lega avrebbe reso impossibile un accordo politico con Di Pangrazio”.

“Dunque il Pd andrà con Verdecchia?”: a precisa domanda risponde Paolucci: “penso che sia una scelta possibile ed anzi probabile, ed è un ragionamento che il partito territoriale ha ovviamente già avviato”.

Ben diverso lo scenario a Chieti, dove tutto è già stato deciso: “Diego Ferrara ha avuto una eredità pesantissima: il debito lasciato dal suo predecessore Umberto Di Primio, e la giustizia contabile ha chiarito ora chi ha causato il dissesto, Di Primio e la sua giunta, e chi invece, Ferrara, non solo non è in nulla responsabile, ma è riuscito a farvi fronte con una azione di risanamento. Il ragionamento che il centrosinistra ha fatto in accordo con l’amministrazione uscente e soprattutto con il sindaco è è stato dunque quello di immaginare chi poteva raccogliere la nuova sfida, con una coalizione più larga possibile, e Legnini è risultato da subito la persona che poteva mettere insieme le forze civiche con quelle politiche”.

Paolucci si dice ottimista sul clima politico che si respira: “il referendum sulla giustizia è stato un colpo durissimo per il governo di Giorgia Meloni. Il No ha vinto in modo trasversale, a maggioranza larga nel Paese, in 17 regioni compreso l’Abruzzo. Il governo ha pagato le scelte irresponsabili dell’amico Trump, gli effetti di una guerra che ha determinato lo shock dei prezzi energetici incidendo sulla vita dei cittadini. Sta a noi costruire ora una alternativa forte e vincente nei prossimi mesi”.

E a proposito di referendum, Paolucci brandisce questa arma anche per la riforma elettorale che il centrodestra in Abruzzo si appresta a portare in aula, con il collegio unico regionale, al posto dei quattro su base provinciale.

“Sin dall’inizio abbiamo chiesto che si aprisse un confronto, e ci sono state aperture in tal senso, abbiamo ottenuto intanto il ritiro sostanziale della prima proposta del presidente Marco Marsilio. Ora vedremo a cosa porterà questo confronto.  Se ci saranno forzature da parte loro ricordo che noi abbiamo l’arma del referendum, e visto come è andato a finire quello sulla giustizia, inviterei il centrodestra a pensarci bene, tenuto conto che nel 2024 ha vinto per soli 35mila voti”.