AVEZZANO – “Ci sono persone che rappresentano monumenti, Antonio Milo sarà per sempre memoria collettiva”.
Parole pronunciate davanti a una folla composta da centinaia di persone, riunite nella gremita Cattedrale dei Marsi ad Avezzano, per dare l’ultimo saluto al Principe del Foro Antonio Milo, morto lunedì scorso a 63 anni dopo aver affrontato una difficile malattia.
A scandirle il deputato Luciano D’Alfonso, ex presidente della Regione, “in una giornata di dolore ma anche di profonda gratitudine”.
In tanti si sono riuniti oggi in un momento di grande commozione per la scomparsa di un “professionista che ha sempre reso il pensiero impegnato per le ragioni degli altri”.
Cittadini, rappresentanti delle istituzioni, sindaci, avvocati, si sono stretti nel dolore alla famiglia, a testimonianza della stima e dell’affetto nei confronti di un punto di riferimento per la comunità, per la Marsica, per l’intero Abruzzo, che non verrà dimenticato.
E poi l’omaggio dei colleghi avvocati con un picchetto d’onore sulla scalinata della cattedrale, in segno di rispetto.
“È sempre rimasto una persona umile e buona, da qui la sua fama, non dovuta solo alla indiscutibile preparazione”, le parole del presidente dell’Ordine degli avvocati di Avezzano, Roberto Di Pietro.
Un uomo “capace, diretto, leale, dotato di una grande personalità e di un senso profondo della giustizia. Anche quando le condizioni di salute si erano aggravate, non ha mai smesso di essere presente, propositivo, generoso nel suo operato e nei suoi rapporti umani. La sua perdita lascia un vuoto profondo non solo tra quanti hanno avuto l’onore di conoscerlo, ma anche tra tutti coloro che hanno potuto apprezzarne le qualità professionali e morali”, lo ha ricordato il senatore Guido Liris.
Nel corso del suo toccante discorso, D’Alfonso ha aggiunto: “Antonio, nutro la ferma convinzione che la tua somma bravura, l’acclarata competenza e l’indefessa motivazione ti abbiano consacrato quale paladino a sostegno dei diritti di coloro che patiscono le storture della malagiustizia. E proprio per questo, la tua figura continuerà a vivere vivida in ogni consesso ove la collettività affermi e rivendichi il principio sacrosanto che la legge è uguale per tutti”.




