L’AQUILA – Le autostrade italiane festeggiano un 2018 da record “confermandosi un bancomat più sicuro di un Bot per i loro soci: il traffico di veicoli, salito circa dello 0,5%, è tornato ai livelli pre-crisi”, mentre “Strada dei Parchi resta l’unica a non aver distribuito utili agli azionisti”.

Il dato emerge da un’inchiesta di Repubblica, realizzata sulla base dei dati ministeriali e riportata anche sul sito di Sdp, società privata dell’abruzzese Carlo Toto che gestisce le autostrade A24 e A25, che collegano Lazio e Abruzzo, al centro di accesi scontri, iniziati l’anno scorso, a seguito dell’aumento di quasi il 13% sui pedaggi, poi bloccato per tre mesi ad ottobre, “congelate” nuovamente il primo gennaio 2019 fino al 28 febbraio.

Secondo l’indagine del quotidiano italiano, dal 2008 al 2017 le concessionarie hanno prodotto 11,4 miliardi di utili (7,4 solo Autostrade per l’Italia), in controtendenza Strada dei Parchi con una perdita di 83 milioni di utili.

Inoltre, degli 8 miliardi di pedaggi pagati nel 2017 allo Stato, il legittimo proprietario della rete, ne sono arrivati tra canone, Iva e tasse pagate sugli utili, 2,9 miliardi.

Tra il 2008 e il 2016 gli investimenti dei concessionari, che ammontano a circa 13 miliardi, e le spese di manutenzione, per 5,4 miliardi, hanno centrato rispettivamente al 69,4% e al 100,8% gli impegni concordati con lo Stato, ma gli aumenti tariffari, spuntati grazie ai meccanismi delle complesse convenzioni firmate con la proprietà pubblica, sono stati superiori all’inflazione.

In particolare, stando ai dati riportati dal Ministero, Autostrade per l’Italia ha registrato +25%, la tratta Brescia- Padova un +34% e la Milano – Torino +84%.

“Nel caso specifico Strada dei Parchi, tra il 2009 e il 2016, ha dato corso al 104,69% degli investimenti previsti in convenzione con importanti immissioni di capitale da parte degli azionisti, ad oggi circa 170 milioni di euro, non finanziati con l’aumento dei pedaggi.

Inoltre Sdp ha deciso autonomamente di congelare gli aumenti tariffari nell’ultimo trimestre 2018, applicando la tariffa 2017 fino al mese di giungo 2019, in attesa di definire un accordo con il Ministero”, si legge sulla pagina web della concessionaria.

INCASSO PUBBLICO

Una fetta del “tesoretto” raccolto ai caselli va anche allo Stato che, tramite l’Anas, è il legittimo proprietario dei 6023 chilometri di rete autostradale nazionale, dati in “affitto” alle singole concessionarie.

Sino ad oggi Strada dei Parchi, ad esempio, ha versato allo Stato e ad Anas “la somma di un miliardo e 100 milioni di euro circa. Nello specifico, per ogni euro incassato, 57 centesimi finiscono nelle casse pubbliche, e i restanti 43 centesimi vengono reinvestiti per le manutenzioni”, come ribadito dalla società.

SCONTRI E POLEMICHE MINISTERO-STRADA DEI PARCHI

Nei giorni scorsi, alla luce soprattutto dell’approssimarsi del termine fissato per lo stop all’aumento sulle A24 e A25, e con il rischio di un salasso del 18,48%, i sindaci del territorio, impegnati nella lotta al caro-pedaggi e per la messa in sicurezza delle due arterie, hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai residenti di Camera, Roberto Fico, e Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, della Commissione trasporti della Camera, Alessandro Morelli, e Lavori pubblici del Senato, Mauro Coltorti e al ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, per chiedere un incontro urgente.

Proprio Toninelli, durante tutto lo scorso anno, si è scontrato più volte sia con gli amministratori locali, disertando i loro incontri e non ricevendoli a Roma, sia con i vertici di Sdp.

Ultimo in ordine di tempo, l’intervento del Ministro a “Coffee break”, trasmissione in onda su La7, in cui ha accusato Toto, di “dire delle balle”, sottolineando il fatto che “in Europa è in corso la rinegoziazione del contratto, scaduto da anni”.

Parole che hanno scatenato la reazione della concessionaria, che in una nota ha precisato: “Il Ministro ci confonde con altri. Sollecita interventi, ma ancora non rende disponibili i 190 milioni necessari per i lavori di messa in sicurezza urgente (Piano Misu) inserite nel ‘Decreto Genova’ e blocca nuovo Pef (Piano economico e finanziario)”.

Il decreto a cui si fa riferimento è stato pubblicato il 28 settembre, ma secondo Sdp: “non solo quelle risorse non sono ancora disponibili, ma persino i relativi Decreti autorizzativi non sono stati emessi dal Ministero. Ciò nonostante i lavori del piano Misu, sono stati avviati con risorse proprie della Società Strada dei Parchi Spa; capitolo Pef, che è scaduto da cinque anni, non certo per volontà del Concessionario, il quale già dal gennaio 2016 ha dichiarato di essere pronto a lavorare sull’ipotesi di progetto voluta dal ministero”.

Intanto, però, la società concessionaria ha già aperto i cantieri su 8 dei 13 viadotti per i quali sono stati richiesti lavori urgenti, a seguito delle verifiche dei tecnici.

INVESTIMENTI SULLA SICUREZZA

Il ritorno “immateriale” degli investimenti fatti sulle autostrade dai gestori, è il deciso miglioramento della sicurezza della rete.

E Strada dei Parchi ha il più basso indice di redditività garantita e la più alta quota in investimenti per manutenzione e sicurezza realizzata, come già evidenziato dall’inchiesta del Sole 24 Ore, pubblicata ad agosto 2018, dopo che sono stati resi pubblici i dati ufficiali delle convenzioni tra concessionarie e Ministero.

Su questo tema, particolarmente sentito in Abruzzo, regione ad alto rischio sismico in cui si è creato un clima di preoccupazione da parte dei cittadini, delle associazioni, ma anche dello stesso Ministro, che in più occasioni si è scontrato con i vertici di Sdp, la concessionaria nell’agosto del 2018 ha precisato: “Non abbiamo mai distribuito utili ai nostri azionisti, ma reinvestito tutte le risorse provenienti dai pedaggi in manutenzioni e investimenti sulla A24 e A25 e ora ci sono i dati ufficiali a raccontarlo. La messa in sicurezza è una battaglia che dal 2012 Strada dei Parchi sta portando avanti con decisione, consapevole che le autostrade gestite attraversano uno dei territori che registra la più alta attività sismica del Paese”.