L’AQUILA – “Già ora la sanità è regionalizzata, già ora c’è la mobilità dei pazienti dal Sud al Nord, con miliardi di euro che vanno a regioni come Emilia Romagna e Lombardia che hanno una sanità più attrattiva. Sulla autonomia differenziata c’è troppa strumentalizzazione, troppe frasi fatte, il percorso è ancora lungo, e saranno garantite, con la fissazione dei livelli minimi di prestazione, tutte le prerogative delle singole regioni, Abruzzo ovviamente compreso”.

Sulla controversa ed esplosiva questione dell’autonomia differenziata, e sul disegno di legge del ministro  per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, della Lega, approvata nella riunione dello scorso 2 febbraio dal Consiglio dei ministri, torna a prendere posizione il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia.

Suo bersaglio, nelle dichiarazioni rese ad Abruzzoweb, è anche il report “Il regionalismo differenziato in Sanità”, elaborato dalla Fondazione Gimbe,  secondo il quale le regioni del Centro e del Sud Italia, Abruzzo compreso, sarebbero condannate, con l’autonomia  differenziata, “a diventare clienti della sanità settentrionale”. Si aggraverebbe “il divario delle prestazioni”, si assisterebbe “alla fuga dei medici nelle regioni più ricche”, e a quel “turismo sanitario” dal Sud e dal Centro verso il Nord che negli ultimi dieci anni,  ha comportato un travaso di risorse dalle Regioni centro-meridionali verso quelle settentrionali di ben 14 miliardi di euro.

La riforma lo ricordiamo, prevede la possibilità di trasferire numerose competenze ora dello Stato alle Regioni, su loro richiesta, potendo di conseguenza tenersi quota parte delle entrate fiscali, invece di versarle nella “cassa comune”. Ma per non creare una Italia di serie A e una di serie B, l’aspetto cruciale è definire i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), standard minimi che ogni Regione, nell’erogare i servizi pubblici a essa demandati, deve rispettare, per garantire i diritti sociali e civili dei cittadini, a prescindere da dove vivano.

A febbraio 2018 sono state Emilia-Romagna, che poi ha fatto un passo indietro, Lombardia e Veneto a sottoscrivere tre differenti accordi preliminari sul regionalismo differenziato con il governo di Paolo Gentiloni, mentre l’Abruzzo è l’unica regione assieme al Molise a non aver avviato l’iter. E, assicura Marsilio, non c’è neanche ora, nessuna fretta.

“La priorità per la Regione Abruzzo non è il percorso dell’autonomia differenziata – spiega il presidente -. Ci vorrà un anno e mezzo come minimo al governo per determinare i livelli essenziali di prestazione. L’autonomia come strumento a disposizione regioni si avrà probabilmente nel 2025. C’è tutto il tempo per ragionare su quali materie gestire in prima persona, chiedendo poi le deleghe e risorse”.

Il presidente attacca poi le sinistre che stanno già facendo le barricate contro una norma che rischia di “spaccare l’Italia”, e che rappresenta “una secessione del ricco nord dal sud rimasto indietro”.

“Io, come noto, l’autonomia non l’ho ancora chiesta,  non mi sono messo a fare pezzi di carta con le deleghe che si desidera gestire in proprio, come altri presidenti del centro-sinistra, velleitari e avventurosi, senza una seria istruttoria, senza uno quadro normativo chiaro. Ora gli stessi si ergono a difensori della patria unita, aspetto che non è stato mai nelle loro corde, con toni vetro rinascimentali, contro i padani e nordisti cattivi. Io ho sempre detto che il problema dell’autonomia differenziata risiede nel fatto che la legge del 2009 non è andata avanti in un percorso virtuoso. In particolare da parte dei  governi del centro-sinistra non hanno dato attenzione a questa materia. Si sono persi dieci anni nei quali si potevano stabilire i livelli essenziali delle prestazioni”.

E dunque per Marsilio non resta che attendere gli sviluppi, ma si dice certo che l’autonomia differenziata non potrà penalizzare l’Abruzzo.

“A garanzia del fatto che saranno tutelati gli interessi e le prerogative di tutte le regioni, c’è anche l’iter che è stato previsto: si dovrà passare attraverso l’approvazione della Conferenza unificata, e ancor prima dalla Conferenza delle Regioni. E la regione che chiede l’autonomia, con determinate deleghe e relative risorse, dovrà in ogni caso confrontarsi con tutte le altre regioni, preventivamente, Servirà una intesa. E non è che che se si toglieranno i soldi dal piatto non se ne accorgerà nessuno…”, conclude il presidente.