L’AQUILA – Terremotati e… bastonati.
Non c’è niente da fare per alcuni cittadini che hanno avuto l’automobile distrutta dai crolli del sisma del 6 aprile 2009 e non avranno i risarcimenti previsti dalla legge per una questione di metri.
Ad alzare la bandiera bianca sui canali ufficiosi di Facebook è il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ammette “non ce l’abbiamo fatta” a modificare i paletti dell’ordinanza 3789 del 9 luglio 2009, che regola gli indennizzi.
In base all’articolo 3, i rimborsi sono normalmente esclusi per chiunque, quale fosse il motivo, aveva parcheggiato la sua auto in un indirizzo diverso da quello di residenza e fuori dall’abitazione principale.
“Ai proprietari di beni mobili anche non registrati (le auto come noto sono registrate al Pra, Pubblico registro automobilistico, ndr) danneggiati in conseguenza degli eventi sismici e ubicati al momento del sisma nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale distrutta o inagibile (esito E) è riconosciuto in base a una autocertificazione un indennizzo pari al valore dei beni che tenga conto delle quotazioni di mercato dell’usato di riferimento e comunque fino a un massimo di 10.000 euro”.
Ma c’è una categoria di cittadini che magari l’auto l’avevano parcheggiata in una strada vicina, o in una piazza, perché non avevano garage a disposizione. E per loro la beffa è clamorosa.
“La sera del 6 aprile 2009 la mia autovettura si trovava parcheggiata a 50 metri dalla mia abitazione, nel centro storico di Paganica, senza garage e senza posti macchina nelle vicinanze – racconta Italo Ciccone al sindaco – Bene, la macchina, distrutta dal sisma, non mi viene rimborsata perché non si trovava allo stesso indirizzo dell’abitazione”.
“Attualmente, dopo circa 4 anni – si lamenta – non c’è speranza e verso di ottenere il lecito dovuto e sembra non ci sia via d’uscita perché nessuno si preoccupa di portare il problema a Roma! Questa situazione riguarda circa 200 onesti cittadini, i quali si sentono discriminati nei confronti di chi ha avuto la ‘fortuna’ di avere la macchina distrutta allo stesso indirizzo dell’abitazione”.
“Certo, 200 persone non sono ‘politicamente’ tante, ma siamo pur sempre cittadini e abbiamo diritto a ottenere quel poco che abbiamo perso”, conclude.
“Ha ragione – ammette subito Cialente – Il problema è stato discusso direi per anni. Purtroppo l’ordinanza fatta allora parlava del riconoscimento del danno solo per ciò che era non allo stesso indirizzo, ma proprio nell’interno dello stabile”.
Quanto alla modifica della situazione, “ci abbiamo provato, su questo come su altre ingiustizie macroscopiche, non ce l’abbiamo fatta”.



