L’AQUILA – Il via libera del Tribunale dell’Aquila alla cessione del ramo d’azienda di Aura  Materiasl alla società Stemin è già stato annunciato, con il sollievo dei 47 dipendenti che operano nello stabilimento al Tecnopolo di Pile specializzato nel recupero e trattamento di rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) e cavi elettrici e in forte crisi aziendale. Ma ora arriva anche il provvedimento ufficiale con le articolate motivazioni del giudice Maura Manzi, che ha disposto ufficialmente la cessione al termine di una operazione molto complessa, avvalendosi anche del parere dell’esperto, l’avvocato Sergio Della Rocca. 

Le trattative per il concreto passaggio dovranno terminare entro il prossimo 27 ottobre. Si tratta di una soluzione ben vista dai creditori.

“Il trasferimento in oggetto”, si legge nella motivazione, “avviene a fronte di un corrispettivo congruo (il ricavato della liquidazione dell’azienda costituisce il migliore realizzo possibile rispetto a quello che i creditori avrebbero potuto ottenere attendendo l’apertura di un’eventuale procedura concorsuale, vista l’assenza di altri operatori disposti a migliorare le condizioni offerte oltre che consentire la continuità aziendale, con conservazione del valore dell’impresa e dei rapporti di lavoro) alle condizioni contenute nell’offerta irrevocabile  presentata da Stemin, come modificata in data 29.05.2026 e poi in data 25.07.2026, per il corrispettivo complessivo di euro 4.000.000,00”.

“La cessione”, si legge ancora nell’ordinanza, “consente la continuità dell’azienda, in via indiretta, preservandone valore, rapporti di lavoro, rapporti contrattuali e consente anche il realizzo di una base economica che renda la Società più credibile nelle trattative con i suoi creditori.  Sotto tale ultimo aspetto, deve ritenersi che la continuità indiretta rappresenti in effetti una soluzione migliorativa per i creditori rispetto all’alternativa liquidatoria. La cessione dell’intero complesso aziendale, complessivamente considerato, consentirà infatti di acquisire immediatamente attivo, da utilizzare per il pagamento dei creditori, secondo le condizioni e le modalità che verranno definite, ad esito delle trattative, con gli accordi ex art. 23 CCII. Nell’alternativa della liquidazione giudiziale, invece, l’attivo disponibile per soddisfare i creditori sarebbe limitato al ricavato della liquidazione dei beni esistenti, i quali, a produzione ferma e atomisticamente considerati, andrebbero verosimilmente incontro ad una svalutazione”.

“In questo senso, l’operazione di cessione si inserisce nel percorso di risanamento e con esso risulta coerente; si presenta inoltre quale unica soluzione concretamente percorribile per evitare la dispersione dei valori aziendali e garantire la prosecuzione dell’attività. Quanto alla congruità del prezzo, osserva il Tribunale come la valutazione di detto elemento sia particolarmente importante, implicando inevitabilmente la valutazione stessa del compendio aziendale ed essendo finalizzata alla tutela dei creditori. La vendita dell’azienda ad un prezzo non congruo rischierebbe di frustrare irreparabilmente le ragioni dei creditori, atteso che sui beni aziendali insiste la garanzia patrimoniale. Dall’esame del parere demandato all’Esperto e dall’esame compiuto in questa sede di autorizzazione circa la valutazione di funzionalità della vendita del compendio aziendale rispetto al miglior soddisfacimento dei creditori, risulta che il trasferimento, al prezzo di cui all’offerta di Stemin, costituisca la soluzione migliore concretamente offerta sul mercato”.

“La selezione dell’acquirente è stata infatti rimessa al mercato, a seguito della preventiva selezione dell’acquirente da parte del debitore. A quest’ultimo compete infatti adoperarsi per reperire il miglior acquirente a seguito di trattative private nonché di sottoporre al mercato – attraverso adeguata, penetrante ed efficace pubblicità – l’offerta ricevuta, in modo da verificare che essa sia la migliore e rappresenti unica soluzione possibile nel rispetto dei principi di pubblicità e trasparenza”.

“L’apertura al mercato ha inoltre consentito di testare la congruità del prezzo, attraverso la verifica circa l’indisponibilità di manifestazioni di interesse all’acquisto degli asset aziendali a condizioni migliori”.

“L’Esperto ha condivisibilmente affermato che nel corso degli anni, Aura non ha mai raggiunto fatturati congrui per una sana ed economica gestione, ciò anche a causa di una governance non particolarmente specializzata nel settore specifico dello smaltimento di rifiuti come quelli autorizzati. Inoltre, dai vari trasferimenti di azienda succedutisi nel tempo, si evince la carenza di un progetto industriale credibile e, soprattutto, l’assenza di investimenti adeguati. Pertanto, l’Esperto ha concluso che l’attuale proposta irrevocabile di Stemin, nel perseguire la continuità indiretta e salvaguardare la forza lavoro, appare l’unica possibilità per non disperdere i valori degli asset aziendali”.