L’AQUILA – E’ stato solo il primo atto la riunione di ieri della prima commissione Bilancio sull’aumento dell’addizionale Irpef, di quella che si profila come una battaglia durissima dentro al centrodestra del riconfermato Marco Marsilio, di Fdi. Con l’opposizione del patto per l’Abruzzo e i sindacati pronti a scatenare la guerra, con proteste dentro e fuori palazzo dell’Emiciclo, per la fatidica seduta di giovedì 3 aprile.
Nel centrodestra ad allinearsi al presidente che ha imposto questa impopolare soluzione, per azzerare il deficit della sanità prima del tavolo di monitoraggio interministeriale dell’11 aprile, è il suo partito, Fdi, che condivide le modalità “eque e progressive”, dell’aumento, “solo” sopra i 28.000 euro di reddito (del 3,32% fino a 50.000 euro, e del 3,33% oltre tale soglia, con abbassamento all’1,63% sotto i 28.000), rispetto all’aliquota unica dell’1,73%.
A puntare i piedi e a brandire emendamenti di modifica sono però la Lega, Forza Italia e Noi Moderati, che vogliono in particolare ridurre l’aliquota della fascia intermedia da 3,32% anche fino al 2,6%, e ancora chiedono di vincolare in modo “esclusivo” e non solo “prevalente”, come si scrive nella delibera di giunta, al debito e al miglioramento dei servizi sanitari i 44,7 milioni di euro aggiuntivi che entreranno nelle casse della Regione, chiedono una riforma della governance e soprattutto una verifica sulle eventuali responsabilità e omissioni dei quattro direttori generali della Asl.
Fdi, pur dietro le quinte, attaccano i colleghi di maggioranza, che dovrebbero anche dire dove prendere i soldi al fine di mantenere il gettito aggiunto a 44,7 milioni di euro, se vogliono abbassare l’aliquota della fascia media, perché altrimenti è solo un gioco sporco, un provare a non metterci la faccia, pur avendo votato il giunta l’attuale provvedimento.
Gli emendamenti arriveranno sul tavolo della prossima commissione convocata lunedì prossimo, a cui da quanto si apprende, seguiranno le sedute di martedì e mercoledì, prima dell’arrivo del disegno di legge in aula.
E il clima rischia di essere ancor più esplosivo rispetto alla seduta di ieri, dove è andata in scena la bagarre con la protesta delle opposizioni di centrosinistra che dicono di aver assistito a un “tentativo disperato di Forza Italia, Lega e Udc di scansare lo tzunami” (ndr – l’Udc non fa parte della maggioranza, dove c’è invece Noi Moderati e anche Marsilio presidente) parlando di un “si salvi chi può”, e che hanno quindi esposto cartelli con la scritta “dimissioni”.
A seguire il duro scontro tra l’assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri di Fdi e il leader del Patto per L’Abruzzo, il professor Luciano D’Amico. Quest’ultimo definito “Pinocchio” dall’altro, in merito agli effetti concreti sulle tasche degli abruzzesi, esemplificati in un prospetto esibito dal professore, che poi se ne è andato arrabbiato e scuro in volto, per poi tornare in aula. Vicenda simile a quella andata in scena sulla querelle dei fondi a pioggia per gli eventi, anche qui dopo un duro scontro verbale con Quaglieri.
L’assessore è stato accusato dall’opposizione di non aver portato in commissione i dati aggiornati sul debito della sanità, l’esito, ad oggi ignoto, dei piani di rientro delle quattro Asl che entro il 31 dicembre scorso avrebbero dovuto fruttare 80 milioni di risparmi, rispetto ad un tendenziale di 200 milioni, “senza un numero in merito alle proiezioni dei disavanzi Asl per il 2025 e senza un dato concreto che motivi l’enorme disavanzo del 2024”, ha protestato il Patto per l’Abruzzo.
Leonardo D’Addazio di Fdi ha però sfidato D’Amico invitandolo ad un confronto pubblico, sulle sue affermazioni secondo le quali “il ceto medio perderebbe 715 euro l’anno”.
“Quanto dichiarato non corrisponde alla realtà”, e la riforma Marsilio “è stata pensata per garantire equità fiscale. Sono per un contraddittorio, con il professor D’Amico e le opposizioni, serio e trasparente, evitando ricostruzioni fuorvianti e strumentali, confronto che sarà mia premura proporre in sede di consiglio regionale, dati alla mano”.
La Lega al termine della commissione di ieri in una nota ha ribadito la sua posizione con il capogruppo e presidente della commissione Bilancio, Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti.
“Stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri dipartimenti regionali e nazionali per abbassare l’aliquota Irpef riguardante i redditi tra i 28 mila e i 50 mila euro e, quindi, alleggerire il carico fiscale per tanti lavoratori e famiglie”.
“Parallelamente, già nel corso della riunione del direttivo regionale di sabato scorso, ci siamo prefissati come secondo step l’elaborazione di un piano industriale a lungo termine, volto a migliorare la qualità dei servizi sanitari, garantire una gestione efficiente delle risorse pubbliche e assicurare che vengano spese bene. In sede di Consiglio regionale, presenteremo inoltre un emendamento che finalizza l’extra gettito esclusivamente alla sanità, come da noi proposto in questi giorni. Continuiamo, quindi, a lavorare con determinazione per tutelare i cittadini e costruire un sistema che coniughi efficienza, sviluppo e responsabilità nella gestione delle risorse”, concludono D’Incecco e Mannetti.
Forza Italia ha ribadito la sua posizione in una nota del capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Emiliano Di Matteo
“Proporremo degli emendamenti in aula, in Consiglio regionale, al fine di abbassare progressivamente quanto più possibile le aliquote Irpef per la fascia intermedia della popolazione, ossia quella che ha un reddito Isee compreso tra 28mila e 50mila euro, portando l’aliquota da 3,23 a 2,63”.
E ancora, “per cercare di rendere il sistema finanziariamente più sostenibile dovremo mettere in atto tre azioni strategiche che intendiamo portare in discussione nei prossimi giorni in un Tavolo di lavoro specifico: innanzitutto la riorganizzazione della Asl, in termini numerici e di funzioni; in secondo luogo una vera centralizzazione ad Areacom, la centrale unica di acquisto, di tutte le procedure a evidenza pubblica che ancora oggi troppo spesso le Asl continuano a fare in maniera autonoma; in terzo luogo, il rilancio e potenziamento della cura a domicilio, della telemedicina e del supporto alle Case di Comunità per alleggerire il carico sugli ospedali e ridurre i costi della sanità. Sono certo che su tali misure riusciremo a far convergere gli sforzi di tutti, nell’interesse di tutti gli abruzzesi”.
A lanciare bordate contro la maggioranza è l’opposizione.
“Chi ha scelto di salvare il posto in maggioranza piuttosto che difendere gli abruzzesi non può presentarsi oggi come una soluzione, peraltro inefficace. L’aumento dell’Aliquota a ‘solo’ 2,63%, proposta da Forza Italia, è l’ennesima presa in giro! È come sostenere che l’attacco di uno squalo tigre sia meglio di quello di uno squalo bianco: nei fatti entrambi ti sbranano, forse uno ci mette solo più tempo” .
“Oggi i partiti di centrodestra – incalzano i consiglieri di opposizione– si svegliano ammettendo che la sanità è un disastro e va completamente revisionata. Una fotografia che come opposizione abbiamo scattato da tempo e più volte denunciato in Consiglio regionale, nelle Commissioni competenti e negli uffici di Presidenza. Denunce sempre ignorate dal centrodestra che ci ha definito addirittura ‘allarmisti’. Oggi, che i fatti ci danno ragione, il fuggi fuggi dalle responsabilità è una scena squalificante per le istituzioni che rappresentano. La sanità – concludono – va ristrutturata dalle basi; lo sappiamo e lo faremo, con abnegazione ed efficacia appena la destra libererà l’Abruzzo dalla sua incompetenza” concludono.
A difendere la misura è invece Giampaolo Lugini, consigliere regionale del gruppo consiliare Marsilio Presidente.
“Negli ultimi giorni, la sanità abruzzese è stata oggetto di un acceso dibattito politico, con attacchi da parte dell’opposizione che necessitano di una risposta chiara e basata sui fatti. È dunque opportuno ripercorrere le tappe più delicate della gestione sanitaria regionale per comprendere il contesto in cui oggi operiamo. La situazione critica che ha condotto al commissariamento del sistema sanitario regionale affonda le radici nelle gravi responsabilità dell’amministrazione Del Turco (centrosinistra), la cui gestione inefficiente ha generato un disavanzo economico insostenibile. Tuttavia, anche con l’uscita dal commissariamento nel 2016, sotto il governo D’Alfonso (centrosinistra), la situazione non ha subito un’inversione di rotta. Al contrario, il sistema sanitario ha rischiato un drastico ridimensionamento, con la chiusura di diversi presidi sanitari, tra cui quelli di Tagliacozzo e Pescina”.
“La mancanza di una strategia efficace ha lasciato molte aree interne in una condizione di isolamento sanitario, con debiti elevati e criticità strutturali mai affrontate” “Dal 2023, con l’insediamento della Giunta Marsilio, è stato avviato un piano di riordino ambizioso e coraggioso, con l’obiettivo di riportare la sanità pubblica al centro dell’azione politica”. “Abbiamo deciso di intervenire per garantire un servizio sanitario più vicino ai cittadini, soprattutto nelle aree interne e svantaggiate, da troppo tempo abbandonate” sottolinea Lugini.
“Il mantenimento dei presidi sanitari periferici rappresenta un passaggio fondamentale di questa strategia, ma comporta costi maggiori a causa dell’ampia estensione territoriale dell’Abruzzo rispetto alla densità della popolazione. A pesare sul bilancio della sanità regionale non è solo il mantenimento dei presidi, ma anche altri fattori, come l’adeguamento dei contratti per il personale sanitario e il rincaro dell’energia, che nell’ultimo anno hanno comportato un aggravio di circa 50 milioni di euro”.
“Di fronte a queste difficoltà, era necessario adottare una misura responsabile per garantire la sostenibilità del sistema” spiega Lugini. “Per questo motivo, la Giunta regionale ha deliberato un aumento dell’aliquota IRPEF per le fasce di reddito più alte. Si tratta di una scelta ponderata ed equa: chi ha di più contribuirà di più, mentre chi ha meno sarà tutelato da un sistema di detrazioni mirate” chiarisce Lugini. Le accuse secondo cui questa misura penalizzerebbe operai e pensionati sono infondate. Non ci sarà alcun aumento per chi già fatica ad arrivare a fine mese: questa narrazione dell’opposizione è falsa e strumentale” aggiunge. Lugini difende la scelta della Giunta Marsilio, definendola un atto di responsabilità che mette al primo posto la sostenibilità sociale e la tutela della salute pubblica. “Abbiamo deciso di affrontare le difficoltà con coraggio, senza scorciatoie populiste e senza false promesse. L’unica strada percorribile era quella della responsabilità” afferma il consigliere.
“Le critiche del centrosinistra appaiono dunque fragili e pretestuose. Chi guadagna cifre importanti sarà chiamato a un piccolo sforzo per il bene collettivo, e questo è del tutto proporzionato alla capacità contributiva di ognuno” ribadisce Lugini.
“Non è un sacrificio, è un atto di civiltà: chi può, contribuirà a sostenere la sanità pubblica, mentre le fasce più deboli vedranno alleggerita la pressione fiscale.” Lugini conclude sottolineando la visione della Giunta Marsilio per il futuro della sanità regionale: “Stiamo costruendo un Abruzzo più forte, più giusto e più vicino ai bisogni reali della sua gente. Il nostro impegno è chiaro: garantire servizi sanitari efficienti senza lasciare indietro nessuno.”
Questa invece la posizione più articolata dell’Ugl Abruzzo, rappresentata dal segretario con delega alla sanità regionale Stefano Matteucci, intervenuto in audizione nella prima commissione.
“Abbiamo sottolineato innanzitutto come sia necessario, prima di andare a cercare nelle tasche degli abruzzesi la risoluzione a questo debito ormai noto da anni, risalire alla fonte del male che affligge il nostro sistema sanitario regionale per trovarne la cura, chiedendo ai direttori generali spiegazioni in merito. Non possiamo che condividere la proposta avanzata da Forza Italia in merito alla revisione dell’aliquota da applicare allo scaglione di reddito che va dai 28.000 a 50.000 € in quanto non può essere la maggioranza del “ceto medio” a doversi sobbarcare un debito che andrebbe imputato ai veri responsabili che sono a capo delle aziende sanitarie.
Allo stesso modo “non può essere concepibile la proposta di limitare la manovra alla sola annualità 2025 vincolando le somme al ripianamento del debito sanitario in quanto, se non dovesse trovarsi una cura per questo male sanitario, ci troveremmo (in un futuro non troppo lontano) a dover discutere nuovamente dello stesso argomento senza realmente garantire maggiori servizi alla popolazione, tuona Matteucci. Auspichiamo, nel breve periodo, un coinvolgimento unitario di tutte le sigle sindacali da parte della Regione ai fini di una collaborazione proficua tesa al futuro riassetto del sistema sanitario regionale.
Significativa la posizione del piccolo Partito liberale italiano.
“Noi che siamo innanzitutto liberali esprimiamo una contrarietà assoluta ad una simile scelta, tanto più grave in quanto si somma all’aumento nazionale della pressione fiscale che nel 2024 è cresciuta al 42,6% (+1,2% rispetto all’anno precedente), qualificando il Governo di Giorgia Meloni come il governo delle tasse, contrariamente a quanto i partiti di maggioranza hanno sempre propagandato, evidentemente truffando gli elettori ai quali hanno venduto gli slogan
sul “Meno tasse per tutti” e sulla Flat Tax”.
“Il provvedimento naturalmente dovrà passare al vaglio del Consiglio regionale, ma Marsilio ha già detto che è una ‘manovra di equità e non una stangata. Chiediamo un sacrificio solo a chi può permetterselo’ Parole del genere svelano una visione statalista che soffoca l’economia, pur continuando ad offrire prestazioni sanitarie di scarsa qualità, ampiamente certificate dall’enorme mobilità passiva che gli abruzzesi alimentano vedendosi costretti ad andare a curarsi fuori Regione (quando possono permetterselo e non sono costretti a rinunciare alle cure)”.






