L’AQUILA – Più si avvicina il concerto inaugurale del contestato auditorium di Renzo Piano all’Aquila, domenica prossima alle 18.30, più si va concretizzando uno scenario paradossale: autorità, capo dello Stato in testa, e musicanti se la canteranno e se la suoneranno tra loro.

L’evento sarà infatti blindatissimo alla città, fatti salvi pochi fortunelli, e già adesso si può prevedere che non contribuirà certo a migliorare la fama di “oggetto” imposto dall’alto e inviso a una buona fetta di aquilani che si è conquistata la struttura di legno piazzata vicino al Forte spagnolo cinquecentesco del capoluogo.

Da quanto appreso da AbruzzoWeb, sono già finiti i 250 inviti esclusivi all’evento altrimenti inaccessibile.

Anzi, ciascuna delle istituzioni che aveva in mano un carnet di preziosi tagliandi deve aver esagerato con le pretese e adesso si è arrivati all’impasse, con un numero di posti richiesti e magari promessi ben superiori alla disponibilità e l’organizzazione che dovrà necessariamente tagliare, scontentando molti.

Curiosa è, poi, la proporzione con cui sono stati ripartiti questi famigerati biglietti: sempre da quanto si apprende, addirittura 140 sono riservati per le autorità e solo 110 per i cittadini, un rapporto che lascia perplessi.

La giornata si configura infernale. La mattina ci sarà una conferenza stampa alla presenza dell’archistar Piano, autore del progetto contestato dai cittadini soprattutto per la localizzazione. Molto meno probabile, anzi da escludere, la presenza del direttore d’orchestra Claudio Abbado, che con i media ha rapporti altalenanti.

Alle 10.30 comincerà la prova generale, pure questa sold out e ambitissima dagli spettatori che hanno fatto anche le code per prenotarsi. E pure questa esclusa misteriosamente alla stampa. Che forse potrà dare un’occhiata alla struttura per concerti solo dalle 14 alle 16, quando ci sarà una serie di visite guidate.

E poi c’è tutta la cortina di ferro alzata su Giorgio Napolitano, anche perché come si prevedeva il cerimoniale del Quirinale ha preso il sopravvento su quello delle altre istituzioni, costrette ad arrangiarsi come potranno.

In sala durante il concerto non ci sarà neanche un giornalista per espressa richiesta del presidente della Repubblica, chiaramente a meno che a qualche cronista non riesca il colpo di procurarsi un invito. Non ci saranno fotografi, né cameraman, eccetto quelli ufficiali di Rai Quirinale.

Chi avrà la fortuna di trovare un invito, dovrà stare in sala un’ora prima dell’inizio, alle 17.30, perché poi comincerà la bonifica e tutte le procedure per garantire la sicurezza del capo di Stato.

Alla stampa locale restano le briciole: sarà probabilmente allestita un’area comunque esterna alla sala ma adiacente al percorso del presidente, dove cercare di estorcergli una dichiarazione (quasi impossibile) o almeno un cenno per fare una foto.

Scenari fluidi, che possono cambiare da un momento all’altro e che verranno esaminati oggi nel corso di un vertice pomeridiano in prefettura.

Quella che non cambia, a costo di essere tacciati di disfattismo, è la sensazione di un evento che se non a sfavore della città quantomeno apporterà poco di positivo.