L’AQUILA – Si è conclusa a Città Sant’Angelo la mostra ‘Atto nullo – Null & void’ di Andrea Panarelli, artista aquilano che ha voluto riflettere su questi 5 anni di post sisma in un modo nuovo e originale.
Un’esposizione itinerante che ha coinvolto tre spazi diversi, due a L’Aquila e uno a Città Sant’Angelo, scelti con cura per gettare uno sguardo critico sugli eventi del post sisma.
“Si tratta di una mostra dislocata in 3 luoghi diversi – ha spiegato ad AbruzzoWeb Panarelli – La mostra si è svolta in varie sedi, una era un appartamento nella periferia dell’Aquila, luogo scelto per affrontare la tematica del futuro e la proiezione verso questo futuro. C’è stata poi la mostra nel centro storico della città a palazzo Cappa, dove è stato affrontato il tema del passato e infine a Città Sant’Angelo nel museo laboratorio, luogo che è stato scelto come osservatorio esterno per guardare verso la città dell’Aquila, per studiare da un luogo esterno gli accadimenti della ricostruzione”.
Fondamentali in questa esposizione, quindi, non solo le opere, ma anche e soprattutto gli spazi e i luoghi.
“La dislocazione degli spazi – ha sottolineato l’artista – è stata voluta appositamente per sottolineare la difficoltà che vivono oggi i cittadini del capoluogo. Difficoltà dovute alla mancanza di un vero e proprio centro storico. Ho voluto mettere in risalto questa difficoltà della vita quotidiana riproponendola nella mostra”.
Questa scelta ha portato, però, inevitabilmente al fatto che non tutti hanno potuto visitare i 3 luoghi espositivi. Per questo motivo Panarelli ha pensato alla realizzazione di un catalogo.
Presentato il 30 settembre a L’Aquila e creato grazie alla collaborazione con Ela Bialkowska fotografa di arte contemporanea di fama internazionale.
“Il catalogo ci ha dato la possibilità di raccontare questi 3 luoghi contemporaneamente. Il tutto per spiegare il vero significato di questa mostra. Il nocciolo di tutta la questione è l’atto umano. Ho voluto sottolineare come tutto quello che l’uomo fa alla fine gli si ritorce contro”.
Uno sguardo critico, quello dell’artista, non solo verso il dramma del sisma, ma anche e soprattutto sulle scelte effettuate successivamente.
“L’Aquila è stata da sempre una città molto chiusa e mal predisposta ad aprirsi al mondo. Questa pesantezza è stata da sempre percepita soprattutto dai giovani che decidevano o di andare via o di subire questa situazione – ha spiegato – Dopo il terremoto c’è stata la possibilità di ragionare su un’apertura, di diversificare l’atteggiamento, di ripensare una serie di luoghi e spazi in maniera diversa. Si potevano prendere decisioni diverse rispetto al passato, ma purtroppo l’uomo torna sempre sui suoi passi invece di rischiare. Si è tornati così a pensare la città com’era, precludendo la possibilità di percorrere vie alternative e togliendo ai giovani la possibilità di avere e di vivere una città diversa”.
Punto centrale della mostra quindi l’atto umano, atto che porta sempre gli uomini a fare gli stessi errori e a non superare mai le situazioni di stallo.
“La parte di mostra che si riferisce al futuro – ha spiegato Panarelli – è composta da ritratti di bambini dell’Aquila. Andando in progressione, piano piano, questi ritratti si oscurano. Ho voluto porre una domanda sul futuro di questi bambini: quale sarà? In questa mostra non c’è una risposta a questi interrogativi, il mio intento era quello di sottolineare questi punti di domanda”.
Particolarmente a cuore dell’artista è il discorso sui bambini, sui giovani.
“Ho voluto far emergere discorsi e interrogativi scomodi, situazioni che danno fastidio e su cui, quindi, è difficoltoso ragionare. I bambini sono il futuro, spesso si dice che le scelte vengono fatte per loro, ma poi nella realtà non sono considerati, vengono fatte solo le scelte più facili, quelle di convenienza”.
La mostra ha registrato un grande successo, con una grande affluenza, soprattutto nell’esposizione di palazzo Cappa.
“C’è stato un grande riscontro da parte del pubblico – ha concluso l’artista – È stato molto apprezzato soprattutto il gioco realizzato sulla ricostruzione creato utilizzando la cronaca come punto centrale. È stata una mostra che ha toccato tematiche che riguardano ognuno di noi, per questo credo ci sia stato un riscontro così importante”.
‘Atto Nullo/Null&void’ ha ricevuto, inoltre, il sostegno dell’Istituto di cultura svizzera in Italia in quanto è un progetto che si inserisce nell’ambito di un piano di studi e ricerche che l’istituto sta conducendo sul territorio aquilano del post terremoto.



