L’AQUILA – La crisi dei mercati azionari, l’attacco degli speculatori, lo spettro del default del Paese. È un quadro a tinte fosche quello che dà Piazza Affari a Milano: da venerdì scorso vengono bruciati miliardi di euro che rischiano di trascinare a fondo uno dei stati membri del G8.
Per capire meglio cosa stia accadendo in realtà abbiamo chiesto un’opinione al professor Giuseppe Mauro, economista di nota fama e ordinario di Politica economica all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. L’origine dell’aggressione speculativa ai titoli di stato per Mauro è da ricercarsi in due fattori su tutti: “La scarsa credibilità della manovra finanziaria nei confronti degli investitori internazionali e l’incertezza generata dal comportamento dell’Unione europea di fronte alla crisi della Grecia, dove da un focolaio di crisi è generato un incendio creando una sorta di ‘effetto domino’ in tutta l’eurozona”.
Pesa come un macigno sulle sorti dell’Italia il dato mostruoso del debito pubblico, giunto ormai al 120%, da tamponare con il rendimento dei titoli di stato; anche in questo caso il problema più grande è rappresentato dal differenziale (Spread) esistente tra i Btp e i Bund tedeschi, ritenuti maggiormente affidabili e redditizi da parte degli investitori.
“Lo spread tra titoli italiani e Bund ha raggiunto i 332 punti base in pochi giorni. Ogni 100 punti base il Paese spende quasi sei miliardi in più per il pagamento degli interessi”. Numeri destinati a far crescere ulteriormente la spesa per la copertura del debito pubblico e che porterà ad un aumento di quasi cinque miliardi per l’emissione dei titoli.
“Se l’attacco continua – prosegue l’economista – e venissero superati i 350 punti base rispetto ai bund tedeschi secondo alcuni analisti è possibile che l’Italia incontri delle difficoltà per la rinegoziazione dei titoli”: in poche parole è altissimo il rischio di “default” dell’Italia di fallirmento. E non ci sarà nessuno che correrà in soccorso del Belpaese: “È chiaro a tutti che non si può fare affidamento sull’Ue per salvare il paese. Non ci sono le risorse finanziarie adeguate per un salvataggio dal momento che non viviamo in un paese piccolo come la Grecia o il Portogallo. L’Italia dovrà farcela con le sue forze, ma è difficile senza un armonico percorso di crescita”.
Ed è qui che il problema assume i connotati politici, oltre che economici.
“Senza misure adeguate per la crescita non ci sarà sviluppo, con conseguente paralisi della nazione che continuerà ad accumulare il suo debito pubblico. Senza incrementi di Pil il debito è desinato ad ingrandirsi. Negli ultimi dieci anni la crescita dell’Italia è stata dello 0,1 per cento, mentre l’Europa si è attestata sull’1,6. Troppo poco per poter mantenere la competitività in un contesto complesso come quello attuale”.
La via d’uscita, secondo il docente universitario è una sola: “Serve uno sforzo nazionale di ampio respiro. Quando ci fu l’entrata dell’Euro fu varata una manovra da 50 miliardi, più che altro incentrata per la difesa dei conti dello Stato. Adesso serve una manovra che sia allo stesso tempo difensiva che contenga elementi di sviluppo, penso alle liberalizzazioni, alle misure per l’export, alle politiche per l’occupazione giovanile. I politici devono davvero mettere da parte le contrapposizioni in nome di un obiettivo più elevato, per un’esigenza collettiva. I mercati devono poter vedere un Paese unito, coeso, dalle idee chiare e affidabile”.
Ma da dove arriva l’attacco all’Italia?
“Io ritengo che il discorso sia più ampio. Possibile ci sia stata la volontà di mettere in difficoltà l’Eurozona dove ci sono paesi con alti tassi di deficit, come Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia. Ma è un attacco che non ha futuro, in quanto l’Euro si è ormai affermata come moneta su tutti i mercati internazionali. Certo è che un simile attacco denota una certa debolezza dell’Europa”.






