PESCARA – L’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) di Pescara rischia di fallire dopo la stangata Imu da 1 milione 174 mila euro alla luce dell’aliquota del 5,8 per mille giunta dal Comune.
I soldi per pagare non ci sono, tant’è che l’ente ne ha versato solo una parte e, con l’acqua alla gola, non ha potuto approvare il bilancio di previsione 2013.
Nel conto economico, infatti, l’importo Imu inserito in bilancio porta l’azienda in passivo di oltre 900 mila euro, cifra “impossibile da coprire per intero con i ricavi di previsione”, come si legge nella delibera numero 65 del 19 dicembre 2012 a firma Paolo Costanzi, amministratore unico Ater nonché direttore del Consiglio regionale. Un documento notificato alla Regione per i provvedimenti di propria competenza.
In soldoni, la cifra astronomica da versare non consente il pareggio di bilancio tra costi e ricavi, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza dell’azienda. Non avendo un bilancio approvato, l’Ater non può che limitarsi alla gestione ordinaria nell’attesa dei provvedimenti regionali. Una situazione incresciosa in cui l’opposizione in Consiglio comunale è pronta ad andare all’attacco, come conferma ad AbruzzoWeb il consigliere Antonio Blasioli.
Ad annunciare battaglia è l’opposizione a palazzo di Città, con Blasioli in testa, con una un’interrogazione in cui chiederà una diminuzione della tassa e un piano per reperire fondi in bilancio utili per sanare la somma non pagata dall’Ente.
Gli alloggi sparsi su tutto il territorio della provincia pescarese sono circa 5 mila e il 90% di essi è concentrato sul territorio della città di Pescara che detiene il primato dell’aliquota più alta, fissata al 5,8 per mille. Comprensiva della parte di quota statale alla quale il governo ha rinunciato.
“Dove i Comuni non hanno esercitato il legittimo potere di fissare la quota con una deliberazione, come nel caso di Pescara – spiega Costanzi – si paga il 3,8 per mille, con cifre sicuramente più ragionevoli”. L’amministratore torna a chiedere ai Comuni una riduzione al minimo dell’Imu, unico intervento possibile per poter salvare l’azienda.
“È una situazione incredibile – commenta Blasioli a questo giornale – una punizione per l’edilizia pubblica. Sulla prima casa il comune di Pescara ha applicato il 3,5 per mille, sulle Ater addirittura il 6,8 per mille, poi sceso a 5,8. Dov’è la ratio in tutto questo? Anche quelle sono prime case”.
“Questo si spiega se si prende in considerazione un dato – chiarisce il consigliere – inizialmente il governo Monti aveva riservato il 3,8 per mille come quota Imu da dedicare allo Stato e la restante quota del 3,8 da riservare ai Comuni. Successivamente, con una modifica avvenuta in Senato, la quota statale è stata tolta, ma nonostante questo, l’amministrazione di Pescara ha mantenuto l’aliquota invariata”.
Adesso la palla è in mano alla Regione Abruzzo, che ha il controllo dell’Ater e la facoltà di poter aumentare gli affitti e vendere gli alloggi per fare cassa. Intervento, questo, che, secondo Costanzi, “potrebbe non essere pienamente risolutivo, a meno che non si aumentino le unità da acquistare”.
“Solo il 20 per cento delle vendite può essere usato per ripianare le perdite in bilancio – ammonisce l’amministratore unico dell’Ater pescarese – Il restante 80 deve essere usato per la manutenzione degli immobili, di conseguenza per arrivare ad avere un maggior ricavo di 1 milione di euro annuo bisognerebbe vendere moltissimi alloggi per una cifra pari a 5 milioni di euro annui”.
“Se consideriamo che, mediamente, una vendita a riscatto genera un’entrata di 30 mila euro, significherebbe vendere ogni anno un numero di circa 170 appartamenti e, in questi tempi di crisi, mi sembra un’ipotesi irrealizzabile, anche perché – aggiunge – chi paga un affitto mensile di 15 euro evidentemente lo fa perché non ha risorse e, comunque, con la spesa di 30 mila euro è in grado di pagare l’affitto per 2000 mesi, cioè oltre 160 anni, con l’ulteriore aggravante che diventando proprietario dovrà pagarsi l’Imu, farsi le riparazioni e manutenzioni non potendo più contare sull’intervento di mamma Ater”.
“Auspichiamo che per il 2013, dato che dal nuovo anno l’Imu è a esclusivo appannaggio dei Comuni che avranno totale autonomia di scelta, si possa applicare alle case Ater un’aliquota che tenga conto della finalità sociale del patrimonio e che, quindi, possano ridursi drasticamente le aliquote che delibereranno nuovamente i comuni”, conclude Costanzi.




