CHIETI – Etica, ricerca scientifica e suoi limiti, e ancora il primato della vitalità su tutto, anche sulla cultura.

Sono stati questi i princìpi al centro della cerimonia dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo “d’Annunzio” di questa mattina, l’ultima dell’era di Franco Cuccurullo.

Il rettore, infatti, è al termine del suo mandato e non potrà più ricandidarsi al ruolo.

Tra tradizione ed emozione, la sua ultima prolusione da rettore Cuccurullo l’ha voluta espressamente dedicare a monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti Vasto, intrattenendosi in particolare sul rapporto tra etica e ricerca e sul necessario equilibrio che deve sempre essere mantenuto tra questi due campi.

“È la ricerca – ha detto in un passo del suo discorso – a incarnare la speranza di ogni studioso di riuscire a migliorare la perfettibilità umana. Sapere, scoprire, inventare è sempre per migliorare la condizione propria e della società in cui si vive e la metodologia della ricerca è anche una metodologia della vita”.

“Ed è proprio per questo – ha aggiunto – che la ricerca va fondata su solidi criteri di eticità: la dimensione etica dovrà ricordare alla scienza che nessun intervento promosso dalla ragione scientifica sarà moralmente accettabile se comporterà, in qualsia forma, una violazione della sacralità della vita umana e della unicità e dignità dell’essere”.

In prima fila, al centro della sala, ad ascoltare il rettore da poco nominato presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotencologie presso palazzo Chigi, c’era proprio monsignor Forte.

Cuccurullo ha ricordato un passaggio di un discorso dell’arcivescovo risalente al 2008, quello in cui il teologo parlava ai giovani industriali di etica e impresa. L’applauso reciproco tra Cuccurullo al centro del palco e l’arcivescovo in prima fila è l’immagine che ha fatto calare il sipario sull’ultima inaugurazione dell’anno accademico dell’era targata Cuccurullo.

Inaugurazione che, però, ha fatto registrare anche un altro passaggio molto suggestivo, quello del conferimento dell’Ordine della Minerva, l’onorificenza accademica che quest’anno è andata allo storico aquilano Raffaele Colapietra.

Il discorso di ringraziamento di Colapietra è stato un capolavoro di sintesi, capacità espressiva e forza empatica. L’anziano professore del capoluogo che ha vissuto l’esperienza del terremoto ha sorpreso il pubblico raccontando di una domanda fatta da studenti poco prima di salire sul palco della cerimonia.

Alla domanda se avesse dovuto scegliere se salvare i suoi libri o suoi gatti, al colto uditorio dell’università dannunziana Colapietra ha risposto sorridendo che avrebbe salvato i gatti, “perché sono vivi; al contrario dei libri, che risultano morti se nessuno li legge. E la vita deve andare avanti a tutto”.