PESCARA –  Diretta su Abruzzoweb a partire dalle ore 11.30 della conferenza stampa di presentazione della prima riunione operativa della neonata “Associazione 358”,  fortemente voluta dal senatore del Partito democratico ed ex presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso.

L’intento della neonata associazione è “fare in modo che il processo penale assolva la sua funzione più autentica di limite al potere di punire, emancipandosi da derive giustizialiste e improprie funzioni d i esemplarità e di difesa sociale, con l ‘obiettivo di contrapporre alla giurisdizione eticizzante un’etica della giurisdizione”.

Il modulo di adesione è stato pubblicato online il 9 ottobre scorso e, nell’arco d i pochi minuti, c’era stata l’adesione d i 115 persone. E centinaia di altri aderenti si sono aggiunti nelle settimane successive. “Segno del grande interesse suscitato dal proposito associativo”, viene evidenziato in una nota che, di seguito, pubblichiamo integralmente.

LA NOTA

A ben vedere, il tema della giustizia giusta non è affatto inedito. Negli anni 50 del  secolo  scorso Carnelutti si domandava “quanti sono gli innocenti in carcere?”, rilevando come una domanda così pressante rientrasse  tra quelle che d i solito “non si pongono né l’uomo della scienza, né l’uomo  della strada”. Un disinteresse scientifico e culturale che stride con  la natura  inviolabile dei diritti  suscettibili d i essere compromessi dalla vicenda giudiziaria soprattutto a seguito della crescente invasività dei nuovi strumenti  a disposizione  degli  organi  di  investigazione.

Del resto, emblematica conferma della indifferibilità di una riflessione seria e non  prevenuta  sul tema della giustizia e dell ‘errore giudiziario si ricava dai dati statistici i quali sono impietosi nel certificare un vero e proprio  abuso dello strumento processuale,  soprattutto nella  fase delle  indagini  preliminari.

Il che impone d i interrogarsi sul ruolo del pubblico ministero nella fase prodromica all’instaurazione del processo e sulle funzioni allo stesso attribuite alla luce del principio d i obbligatorietà dell’azione penale. Da quest’angolo visuale rilievo centrale riveste la norma contenuta nell’a11. 358 c.p.p., che impone al pubblico ministero l ‘obbligo d i cercare prove anche a favore dell’indagato. Deve svolgere  – recita  la norma –    acce1tamenti  a favore della persona  sottoposta alle indagini.

Eppure le sentenze troppo spesso raccontano ben altro: certa cultura – o meglio – certa ignoranza inquisitoria, assente nei giuristi illuminati da almeno 250 anni, purtroppo è  inveterata  nel  modus operandi di una parte degli operatori della giustizia .

All ‘appello del Senatore D’Alfonso, alla necessità di monitorare questa incivile tipologia di errori giudiziari dovuti al mancato rispetto dell ‘ati.358 c.p.p. hanno già risposto in centinaia : studenti di diritto, dottori in legge, docenti, avvocati, ma anche tante persone che solitamente non si occupano d i questione giuridiche ma che desiderano essere orgogliosi  del  servizio Giustizia .

Orgogliosi, se dovesse capita re loro d ‘incontrare la Giustizia, di concorrere al suo inveramento e non di percepirla come il terrore della propria vita , qualora si venisse interrogati o sentiti anche solo a sommarie informazioni.

Se l ‘Associazione 358 fosse stata operativa soltanto un anno fa, avrebbe potuto adempiere al compito che si prefigge almeno due volte all ‘interno del distretto giudiziario Abruzzo.

Si sarebbe senza dubbio occupata di Luciano D’Amico, accusato d i peculato e d ‘indebita percezione d i somme ai dam1i dello Stato per aver ricope1to  il doppio  incarico di rettore dell ‘Università d i Teramo e d i Tua S.p.A.: a fine settembre 2021 , dopo  tre  am1i  d ‘insopportabile  graticola  giudiziaria, Lucia no D’Amico è stato assolto con formula piena perché “il fatto non sussiste”.

Poche settimane dopo, i primi di novembre dello scorso anno, l ‘Associazione 358 avrebbe salutato la fine del calvario giudiziario di Marino Roselli, l ‘ex presidente del Consiglio regionale d ‘Abruzzo accusato d i corruzione, falso e associazione a delinquere: a quasi otto anni da l’inizio del processo, e a tredici anni dall’avvio delle indagini, il giudice del tribunale di Pescara lo ha assolto perché il fatto non sussiste. Due  degli imputati dell ‘operazione “Cabina d i regia” – che coinvolse anche il sindaco di Spoltore Franco Ranghelli, anch ‘egli assolto – non hanno fatto in tempo a vedersi prosciolti perché nel frattempo sono morti (e uno purtroppo per suicidio).

L’Associazione 358 si chiederà da sabato se questa sequela di errori/orrori acce1tata nel solo 2021 sarà, per così dire, assicurata alla giustizia interna alla Magistratura. Si chiederà se questi errori finiranno prima o poi sul tavolo del Consiglio giudiziario della Co1te d’Appello dell’Aquila, se saranno o meno fonte d i responsabilità per i magistrati coinvolti e se daranno luogo a quelle valutazioni negative della loro professionalità , che se ripetute, comp01tano blocchi di carriera, perdite di aumenti dello stipendio fino alla dispensa dal servizio.

Per ogni assolto perché il fatto non sussiste l’Associazione 358 darà una misurazione dell ‘errore. Per ogni indagato rimesso in Iibe1tà dal Riesame o dalla Cassazione perché non andava arrestato per mancanza dei gravi indizi o per inesistenza delle esigenze cautelari (mancanza di concretezza o di attualità del pericolo), l ‘Associazione chiederà la parola e chiamerà a raccolta i l meglio della riflessione intellettuale, istituzionale.