L’AQUILA – “Il legittimo proposito di perseguire i falsi invalidi rischia di provocare conseguenze inaccettabili anche tra i veri malati psichici e, in particolare, tra i portatori di sindrome di down, la cui condizione, al contrario, richiede e merita la nostra massima attenzione oltre che un concreto sostegno economico”.
Lo afferma Antonio Menna, capogruppo Udc al Consiglio regionale che in questi giorni si è fatto carico di rimarcare alcune incongruenze contenute nella legge finanziaria in discussione al Parlamento, soprattutto in materia di politica sociale.
“Non è giusto – ha spiegato – che i veri malati debbano trovarsi coinvolti in una situazione del genere, seppur indirettamente. La loro condizione di disabilità fisica è provata e comprovata da uno stato di fatto inconfutabile e, dunque, non può essere messa né in discussione né tanto meno in dubbio”.
Su questa importante questione, il Capogruppo Udc al Consiglio regionale d’Abruzzo ha indirizzato un’apposita nota al presidente del partito, Pierferdinando Casini, per sottolineare l’entità di un problema di rilevanza nazionale che interessa ben 38 mila portatori di sindrome di down, la cui invalidità minima è attestata sulla percentuale del 75 per cento, e di autismo.
“Ho chiesto a Casini di accogliere senza riserve la mia proposta – ha dichiarato Menna – e di presentare un apposito emendamento in sede di approvazione della norma. Il tutto per tutelare come si conviene i veri malati e ripristinare la certezza dei loro diritti, sancita da consolidati principi di politica sociale”.
Dal primo giugno 2010, con la nuova finanziaria, la soglia minima di invalidità civile per ottenere l’assegno economico corrisponde all’85 per cento.
“Si tratta di una disposizione iniqua – ha spiegato il capogruppo Udc – sul piano umano e su quello giuridico, e inammissibile sul piano sociale, poiché qualora approvata definitivamente, priverà migliaia di persone del diritto fondamentale al necessario e irrinunciabile sostegno economico”.
“Non possiamo sottacere – ha sottolineato ancora Antonio Menna – che molti familiari degli invalidi, pur di assistere i loro congiunti malati, sono costretti a restare a casa, o a svolgere un lavoro part-time, o ad avvalersi dell’aiuto di qualche collaboratore familiare”.
“Se il provvedimento sarà approvato come è stato proposto – ha concluso Menna nella sua nota indirizzata al presidente Casini – produrrà un risparmio irrilevante alle casse dello Stato ma, per contro, acuirà ingiustamente la sofferenza e il disagio dei più bisognosi e di tutti i malati i quali, oltre ad essere tali, non godranno più neanche del minimo sostegno economico”.





