L’AQUILA – Doccia fredda sull’Università dell’Aquila. Con decisione unilaterale l’azienda sanitaria di Teramo ha disdetto la convenzione con l’Ateneo aquilano.
Una mossa che porterà a falcidiare la presenza di docenti universitari aquilani come primari in reparti accademici degli ospedali teramani, a partire dal “Mazzini”, riducendo anche l’offerta formativa della stessa Università.
È un fulmine a ciel sereno anche perché, con varie forme giuridiche, la collaborazione tra i due enti era instaurata da più di quarant’anni, con le prime forme di accordo che risalivano ai tempi del Libero istituto di medicina e chirurgia, negli anni Settanta.
Nel 2011 si era scatenata una guerra, poi sopita, al momento di rinnovarla ma alla fine l’accordo era andato a dama. Adesso i rapporti sembrano definitivamente compromessi.
Tra gli effetti collaterali, la perdita di posti letto e interi reparti collegati all’Ateneo e, di conseguenza, anche l’abbassamento dell’offerta formativa: i posti del numero chiuso si calcolano infatti in base al numero di posti letto totali, significa che saranno ammessi meno futuri medici con le prevedibili ripercussioni.
La notizia deve essere ancora formalizzata dal direttore generale (tra l’altro aquilano) Giustino Varrassi, ma è lecito aspettarsi fin da ora una selva di polemiche e battaglie istituzionali. Alberto Orsini



