PESCARA – “Le dichiarazioni dei consiglieri regionali del Pd, Silvio Paolucci e Antonio Blasioli, restituiscono una rappresentazione dei fatti che non trova riscontro nella documentazione ufficiale e rischia di generare confusione su un procedimento che, al contrario, si è svolto secondo modalità ordinarie e trasparenti. Non esiste alcuna anomalia nel fatto che la comunicazione del 2 aprile scorso sia stata firmata dal direttore sanitario Rossano Di Luzio e quella dell’8 maggio dal direttore generale, Vero Michitelli. La ragione è semplice: si tratta di due richieste diverse, formulate dall’Agenzia sanitaria regionale a destinatari diversi”.
Lo scrive, in una nota, il deputato pescarese di FdI, Guerino Testa, che aggiunge: “La prima era indirizzata al Direttore sanitario, che ha trasmesso i dati richiesti; la seconda, al Direttore generale che ha fornito i chiarimenti successivamente sollecitati dall’Agenzia stessa. Parlare di incongruenze significa ignorare il normale funzionamento dei rapporti istituzionali. Non esiste alcuna autovalutazione del direttore generale”.
“La nota dell’8 maggio non contiene attribuzioni di punteggi, né valutazioni finali né, tantomeno, giudizi sul raggiungimento degli obiettivi – rimarca Testa – Riguarda esclusivamente dati e informazioni richiesti dall’Agenzia sanitaria regionale nell’ambito dell’istruttoria di competenza della Regione. La valutazione spetta agli organismi regionali preposti e non certo al Direttore generale della Asl. Non esiste alcuna contraddizione tra il dato dell’86% e quello del 92%: la differenza deriva dal fatto che le due rilevazioni fanno riferimento a basi informative differenti”.
“Nella prima comunicazione, infatti, erano disponibili soltanto i dati fino a giugno 2025; nella successiva sono stati inclusi anche i flussi relativi ai mesi seguenti, riferiti all’intero periodo oggetto di valutazione. È quindi cambiato il perimetro temporale dei dati analizzati, non il criterio di misurazione. Non esiste alcun criterio costruito ‘su misura’ per il direttore generale della Asl di Pescara. Al contrario, la stessa Azienda ha rappresentato all’Agenzia sanitaria regionale tutti gli elementi previsti dalla normativa regionale, rimettendo agli uffici competenti ogni valutazione metodologica e ogni determinazione conclusiva. Se vi fosse stata la volontà di orientare il risultato, sarebbe stata proposta una sola lettura dei dati: invece, sono stati trasmessi tutti gli elementi utili affinché la Regione potesse svolgere le proprie valutazioni in piena autonomia”.
“Non esiste, infine – aggiunge -, alcuna valutazione formalmente conclusa da cui desumere trattamenti di favore. Proprio questo è il punto che rende incomprensibili le accuse avanzate: si parla di criteri privilegiati, di punteggi e di risultati quando il procedimento risulta ancora nella disponibilità degli organismi regionali competenti. Anche il richiamo alla costituzione di parte civile dell’Azienda, nel procedimento penale in corso, viene utilizzato in modo improprio. Si tratta, infatti, di un atto adottato esclusivamente per tutelare l’ente, come già chiarito nelle sedi istituzionali competenti, che non contiene alcuna valutazione anticipata dei fatti e non esprime alcun giudizio sulla posizione del Direttore generale. Alla luce di questi elementi, appare evidente come si stia tentando di costruire una polemica politica su presupposti inesistenti”.
“I documenti raccontano una realtà molto diversa: quella di un procedimento ordinario, sottoposto alle verifiche degli organismi regionali e caratterizzato da continui scambi istruttori, finalizzati proprio ad assicurare la massima correttezza e trasparenza”, conclude Testa.






