L’AQUILA – Alla fine la “guerra di successione” alla Asl provinciale dell’Aquila l’ha vinta il Dipartimento Salute e l’ha persa il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, di Fdi: entro la scadenza della mezzanotte di oggi non ci sarà nessuna seconda proroga, per un altro anno, del direttore generale Ferdinando Romano, 67enne docente di Igiene dell’università La Sapienza di Roma.

Il direttore generale facente funzione sarà dunque l’attuale direttore amministrativo, Stefano Di Rocco. Con il compito di traghettare l’indebitatissima Asl fino alla nomina del prossimo dg, con il bando indetto il 20 maggio, e con nomina prevista in autunno, con la concreta ipotesi che Romano, in carica dal giugno 2021, possa ritornare alla guida della Asl, partecipando questa volta al bando, e ancora prima iscrivendosi all’elenco dei dg, per il quale sono stati riaperti i termini.

Una scelta obbligata, quella di Di Rocco, essendo l’unico papabile al ruolo di facente funzione di direttore generale, visto che il ruolo di direttore sanitario è coperto ora da un facente funzione, Carmine Viola, nominato ieri, che non può assumere questo ruolo. Entro oggi, da fonti interne alla Asl, si attende pertanto l’atto di nomina da parte sempre di Romano, e sarà per Di Rocco il suo ultimo servizio per la Asl, in attesa della meritata pensione, che scatterà il 1 ottobre, e non a luglio come si era diffusa in precedente la voce, con il godimento delle ferie arretrate, a cui però Di Rocco non  ha diritto essendo in aspettativa sul posto di direttore di Uoc.

A sbarrare  la strada della seconda proroga di Romano è stato dunque il dipartimento Salute diretto da Emanuela Grimaldi, alla luce di un inequivocabile parere dell’Avvocatura regionale, diretto da Stefania Valeri, formulato in occasione della prima proroga, del giugno dell’anno scorso, voluta sempre da Marsilio, per dare continuità alla governance dell’ente chiamato a portare a termine un pesante piano di risanamento del deficit del 2024, che alla fine è risultato essere di 113 milioni di euro, per tutte e quattro le Asl, con la necessità di tagli alla spesa regionale, aumento delle tasse, stretta sull’assunzione di amministrativi, ricorso a interinali, consulenze e commesse esterne, risparmi su forniture e materiali.

Secondo quanto si è appreso, negli ultimi giorni i dirigenti che avrebbero dovuto istruire la pratica della seconda proroga, che poi avrebbe approvato la Giunta, si sono messi in ferie: oltre al capo dipartimento Grimaldi, la responsabile del  Servizio assistenza atti del Presidente e della Giunta regionale Emanuela Murri, i dirigenti del servizio risorse umane del Ssr, Marina Febo e del  servizio Programmazione economico-finanziaria, Ebron D’Aristotile, questo ultimo per la verità per gravi problemi familiari. A mantenere la “copertura” il vice direttore del Dipartimento Salute, Camillo Odio.

Ferdinando Romano, emerge da fonti sanitarie, a giugno dovrà anche essere sottoposto a una verifica sugli ultimi due anni del suo mandato iniziato a giugno del 2021, arrivato in Abruzzo in quota Lega, dopo la defenestrazione del precedente manager Roberto Testa, poi passato a Fdi, confermato per un altro anno in proroga a giugno 2024 da Marsilio, per giungere all’implementazione dei piani di razionalizzazione della spesa delle Asl garantendo, al tempo stesso, la continuità assistenziale ed amministrativa. Questo dopo che la Regione aveva dovuto già approvare un piano di rientro da 122 milioni di euro, per coprire il debito del 2023, e già si parlava di un deficit ancora maggiore per il 2025.

Per molti mesi Romano era dato con le valige in mano, pronto a ricoprire un ruolo di vertice al Ministero della Salute, oppure al dipartimento Sanità della Regione Lazio, ipotesi poi sfumate, e per questa ragione non si era iscritto all’elenco dei dg per il nuovo bando. Potrà farlo ora, per tornare il sella della Asl aquilana in autunno. Come avvenuto, dopo breve vacatio al dg della Asl di Teramo, Maurizio di Giosia.

Ieri intanto come detto è stato nominato da Romano, come uno degli ultimi atti del suo mandato,  direttore sanitario facente funzione, nel ruolo che è stato di Alfonso Mascitelli,  scomparso l’11 maggio, Carmine Viola, responsabile del Distretto sanitario 1 Area L’Aquila, e direttore  sanitario del presidio ospedaliero di Tagliacozzo, sostenuto dal capigruppo di Fdi in consiglio regionale, Massimo Verrecchia, che ha vinto il derby con  l’aquilana Giovanna Micolucci, direttore Uoc Direzione sanitaria di presidio dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, sostenuto dal vice coordinatore regionale di Fdi e senatore, Guido Liris, dirigente medico in aspettativa della stessa azienda e dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, anche loro di Fdi.

La situazione di vacatio e imminente scadenza dei vertici che si è andata creando alla Asl dell’Aquila, ha creato preoccupazione tra gli addetti ai lavori, perché non essendoci i titolari dei ruoli apicali non ci sarebbe stato nessuno abilitato a firmare gli atti aziendali e di programmazione, ad esempio, per il riordino della rete ospedaliera, facendo così rimanere indietro la azienda aquilana.

A spingere per la proroga di Romano, erano stati anche i sindacati Cisl e Uil, mentre bordate sono arrivate dal centrosinistra, sia regionale che aquilano, che invece hanno additato Romano come un corresponsabile dello sfacelo e non certo meritevole di una rinnovata fiducia.

A pesare sulla mancata proroga di Romano anche due tegole che hanno colpito la sanità abruzzese e la Asl dell’Aquila a strettissimo giro.

La prima è la bocciatura di ieri del tavolo interministeriale di Roma del piano di rientro messo in campo dalla Regione e dall’assessore alla Salute Nicoletta Verì, relativamente al passivo previsto per il 2025, sicuramente superiore ai 100 milioni di euro. con il tavolo che ha dunque “ordinato” nuove, concrete, e più dure misure lacrime e sangue, da adottare entro luglio. Con ipotesi di commissariamento, però smentita dall’assessore Verì. Il Tavolo ha anche puntato il dito contro i quattro direttori generali, dunque Romano compreso, considerati come maggiori responsabili della pesantissima situazione debitoria. Dg che invece Marsilio, che li ha nominati, e riconfermati nel 2024, ha sempre difeso a spada tratta.

La seconda è il parere del 20 maggio del Collegio sindacale della Asl aquilana, che ha bocciato il bilancio di esercizio 2024, considerando la perdita reale dell’ente “sottostimata”, e il risultato dichiarato dunque “non veritiero”, in quanto “non fornisce una rappresentazione corretta della situazione patrimoniale e finanziaria”,  e “del risultato economico e dei flussi di cassa”. Con una raffica di criticità relative al Fondo Rischi, all’aver iscritto a bilancio crediti relativi a contenziosi dall’esito però incerto e aleatorio. Anomalie che “potrebbero  portare negli anni successivi alla comparsa di sopravvenienze passive, con ricadute significative sui bilanci futuri”.

Contestazioni a cui però la Asl e Romano hanno risposto a muso duro, assicurando invece che il bilancio è del tutto corretto, annunciando dettagliate controdeduzioni.

A mettere la parola fine alla possibilità della proroga, è stata però in ultima analisi il parere dell’avvocatura, in quanto stabilito dal decreto legge 502 del 1992, che aveva previsto, “in prima applicazione”,  che le regioni possono disporre la proroga dei contratti con direttori generali in carica all’atto dell’entrata in vigore del presente decreto per un periodo massimo di dodici mesi”.

Una norma dunque di natura transitoria già lo scorso anno ha ormai esaurito i suoi effetti, essendo stata abrogata.

A maggior ragione a dettar legge è dunque una sentenza della Corte di Cassazione che “oltre all’aver fornito utile indicazione in merito alla disciplina del rapporto del direttore generale e all’impossibilità di rinnovare il relativo contratto”, si sottolinea nel parere, “ha ribadito che la Corte Costituzionale, in più occasioni, ha affermato che le norme in materia, da sempre, sono da configurare come principi fondamentali nella disciplina della dirigenza sanitaria e, più in generale, nella materia della ‘tutela della salute’, in quanto “sono finalizzate a qualificare meglio il profilo di tali dirigenti e a ridurre l’ambito della discrezionalità politica, che pur in qualche misura permane, nella scelta degli stessi, al fine di tutelare l’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione”.