L’AQUILA – Un incarico individuale di collaborazione della durata di soli quattro mesi, dal primo settembre fino al 31 dicembre, alla Asl provinciale dell’Aquila, per un medico in pensione presso l’ambulatorio di Odontoiatria del Distretto sanitario di base dell’area Marsica ad Avezzano: il tutto per 38 ore settimanali, a 50 euro lordi l’ora e 350 euro al giorno, al modico stipendio mensile che varia tra i 5mila e 6mila euro mensili.

A stabilirlo è una delibera del 28 agosto scorso firmata dal direttore generale facente funzione, dopo il termine del mandato di Ferdinando Romano a inizio giugno, ovvero l’avezzanese Stefano Di Rocco, direttore amministrativo in carica fino alla fine di settembre perché poi anche lui andrà in pensione.

Si tratta di uno degli ultimi atti, se non l’ultimo, del manager marsicano prima di lasciare il testimone il primo settembre, quindi dopodomani, a Paolo Costanzi nuovo direttore generale plenipotenziario, all’esito del bando lanciato Regione e vinto a fine luglio con la scelta e la indicazione del presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, di FdI, caduta ad inizio agosto.

Il beneficiario, anche lui avezzanese, è il dottor Domenico Parise, già dirigente dell’Unità operativa consultoriale, ora appunto in pensione, che andrà a potenziare per quattro mesi un settore sanitario che nel pubblico non brilla, storicamente, come servizio. Parise, curiosità, inizierà a lavorare lo stesso giorno del nuovo manager.

La decisione sta provocando polemiche nei corridoi della Asl e negli ambienti politici, non tanto per la professionalità di Parise, che è indiscutibile, ma per un oneroso incarico deciso negli ultimi giorni di reggenza da Di Rocco, che – si dice negli ambienti sanitari e regionali – avrebbe potuto anche attendere il ritorno al regime ordinario con l’insediamento di Costanzi, aquilano, storico direttore amministrativo Consiglio regionale abruzzese, attuale capo Dipartimento sociale e cultura della Giunta regionale.

E soprattutto alla luce del pesante buco della sanità abruzzese, con la Asl provinciale, la più indebitata tra quelle in regione, in trincea per portare a termine un draconiano piano di tagli e risparmi che solo per quest’anno dovrà arrivare a 16 milioni di euro, e poi nel prossimo triennio dovrà contribuire ad azzerare il passivo con un piano di rientro complessivo per tutte le aziende sanitarie di 157 milioni di euro.

Di Rocco, nella sua funzione di direttore generale facente funzione sarebbe scaduto a fine luglio, cioè, come dice la legge, 60 giorni dopo dalla decadenza di Romano, attualmente commissario straordinario del policlinico Tor Vergata, a cui il Dipartimento Salute nonostante il volere di Marsilio, a fine maggio non ha allungato la proroga di un anno concessa invece lo scorso anno, senza selezione alla fine del mandato triennale, con la motivazione della emergenza conti.

Ma è stato confermato per tutto il mese di agosto per evitare la paralisi e il vuoto di potere anche grazie ad un parere pro veritate chiesto dall’azienda al noto avvocato amministrativista Roberto Colagrande nella considerazione che Marsilio aveva già scelto il titolare ad inizio agosto: se questa violazione fosse stata più lunga, il Governo avrebbe potuto attuare il potere sostitutivo nominando commissario lo stesso governatore Marsilio.

Come si legge nella delibera, la “struttura proponente” dell’incarico è stata l’Unità operativa complessa Personale, diretta da Alessia Valentina Parlatore, che è anche capo dipartimento amministrativo nominata il 31 maggio da Romano, l’ultimo atto prima della scadenza del suo mandato,  prendendo il posto di Paolo Spaziani, sospeso per sei mesi senza stipendio, per motivi su cui è calato il massimo riserbo.

Alla delibera hanno dato parere favorevole il direttore ammnistrativo, ovvero lo stesso Di Rocco, e il direttore sanitario, Carmine Viola.

L’avviso a cui fa riferimento la delibera per il conferimento dell’incarico, era stato pubblicato nel lontano maggio 2020, “per la manifestazione di disponibilità ad incarichi di lavoro autonomo da parte di medici specializzandi, medici laureati in medicina e chirurgia, abilitati all’esercizio della professione medica e iscritti all’ordine professionale e medici specialisti, anche in quiescenza”.

La misura è consentita dal decreto legge 18 del 2020 “Misure straordinarie per l’assunzione degli specializzandi e per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario” e dalla successiva normativa che consente la proroga degli incarichi semestrali di lavoro autonomo per i dirigenti medici, veterinari e sanitari, nonché per il personale del ruolo sanitario del comparto sanità, collocati in quiescenza.

In un passaggio della delibera si dichiara che a seguito dell’istruttoria effettuata, l’atto “nella forma e nella sostanza è totalmente legittimo, utile e proficuo per il Servizio Pubblico”. (f.t.)