L’AQUILA – Priorità assoluta l’abbattimento delle liste di attesa, “il problema dei problemi”, la riorganizzazione della rete ospedaliera, messa nero su bianco nell’atto aziendale consegnato entro i termini alla Regione Abruzzo. Il cambiamento del clima organizzativo, con i capodipartimento chiamati a fare i manager, non essendo destinatari di titoli onorifici. Un rapporto privilegiato con l’Università.

Centocinquanta giorni, nella tempesta del debito sanitario abruzzese, e queste solo le prospettive delineate da Paolo Costanzi, direttore generale della Asl 1 Abruzzo Avezzano-Sulmona-L’Aquila, oggi in conferenza stampa, nominato dal presidente Marco Marsilio con entrata in servizio dal primo settembre, prendendo il posto di Ferdinando Romano, cessato dal servizio a inizio giugno, con successivo interregno come facente funzione di Carmine Viola, direttore sanitario.

Un manager di lungo corso, Costanzi, aquilano 62enne, ex direttore del Consiglio regionale, poi per un breve periodo capodipartimento Sociale e Cultura.  Al suo fianco in conferenza stampa oltre Viola, il direttore amministrativo, Dino Piccari.

“Non esistono satrapi, la direzione strategica condivide ogni decisone e l’affiatamento è massimo, fondamentale per gestire una azienda complessa, e non c’è stata rottura gestionale, rispetto al passato. Abbiamo ereditato alcune criticità, è vero. Questo non significa però trovare colpe e colpevoli, dobbiamo solo affrontare e risolvere i problemi e impostare le strategie”, ha esordito.

E appunto Costanzi spiega che la strategia complessiva è stata messa su bianco sull’atto aziendale con la nuova organizzazione del chi fa cosa e dove, presidio sanitario per presidio sanitario, reparto per reparto, e di cui “attendiamo l’approvazione”. Sulla polemica emersa sull’atto aziendale della Asl di Teramo non intende entrare nel merito, come pure sul debito ascrivibile alla Asl aquilana, “i conti si faranno ad aprile”.

Ancora sulle liste di attesa: “un problema nazionale che deriva da mille ragioni, sicuramente è l’offerta che genera domanda perché maggiore è la qualità dell’offerta, maggiori saranno le domande. Immaginate un ospedale che abbia delle prestazioni scadenti, le liste di attesa saranno minori, questo è evidente”.

Ha poi rivelato, “i medici di base troppo spesso fanno prescrizioni non conformi: nel nostro ultimo open day il 44% dei recall ai pazienti ha avuto come esito il fatto che chi doveva fare una visita, ha preferito rinviare, dunque non era urgente, e questo però aveva gonfiato le liste di attesa. La mancata disdetta delle visite è un danno enorme, e c’è una legge che dice che va elevata una sanzione”.

Pallino per Costanzi è poi quello che lui definisce il “clima organizzativo”, ovvero “far cambiare il modus operandi da parte di tutti, principalmente da parte dei dirigenti. Perché c’è una visione atomistica legata al proprio ruolo senza minimamente pensare a interfacciarsi, a collaborare e a dialogare, a scambiare informazioni con tutte le strutture. Questo è il mio e il nostro credo e vi posso assicurare che o ci si adatta o ci si adatta, perché se uno non è in grado di supportare questo modo di agire, significa che il mondo è vario e pieno di altre opportunità”.

Un cambiamento di approccio da imporre in primis ai direttori di dipartimento, che “vengono chiamati a quello che è il loro ruolo, cioè ad un ruolo manageriale. Il direttore di dipartimento non è un titolo onorifico che ‘mi spetta’ perché mancano due anni per andare in pensione. No, è un ruolo manageriale  e questo significa gestire risorse umane, finanziarie, strumentali, significa organizzare, prendere decisioni, significa agire. E questo deve essere ben chiaro, altrimenti non è che un direttore è stato trovato sul monte Sinai”.

C’è poi il tema della “scuola di medicina”: “in determinate reparti si è creata quella che è la scuola,  con il maestro e l’allievo in modo che quando il maestro va via, lascia l’allievo principale che diventa il maestro e così via. Non sempre si verifica. Accade anche che quando il maestro va via non lascia eredi, non ha trasmesso conoscenze e magari vanno spesso a lavorare con la concorrenza. È qualcosa che per un cittadino, e qui parlo da cittadino, è vergognoso”.

Altro passaggio sul rapporto con l’Università, con cui va creata una fortissima sinergia, perché ricordo a me stesso che nella provincia l’azienda più grande è l’Asl, noi immettiamo 653 milioni di euro di beni e servizi, con i moltiplicatori che un economista calcolerebbe, la seconda azienda che immette 287-288 milioni è l’università. Quindi le due aziende più importanti non possono tra di loro non dialogare, anzi, sinergicamente devono dialogare”.