L’AQUILA – Rimangono “ghiacciati” i rapporti tra i sindacati provinciali della sanità Cisl e Uil e il direttore generale della Asl provinciale dell’aquila, Rinaldo Tordera.
È solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso l’uscita critica del manager che, nelle passate settimane, ha accusato il personale dell’azienda, in particolare gli amministrativi, di non essere produttivi e, in sostanza, di lavorare poco, alla quale le due sigle sindacali hanno risposto con la bocciatura totale del suo operato.
Una situazione che aggiunge un altro ostacolo al quadro già difficile di una sanità provinciale alle prese, tra l’altro, con una riforma nazionale e regionale in atto che la trasforma in via definitiva da servizio pubblico ad azienda.
La Cisl non fa polemiche, ma lancia messaggi chiari: Gianfranco Giorgi, storico sindacalista, parte dall’attacco del dg parlando con AbruzzoWeb.
“Se ci sono fannulloni? Non mi risulta, c’è gente che lavora, chi più chi meno, a seconda delle capacità delle responsabilità e delle cose che ognuno è chiamato a fare”, sbotta.
E ci sono nuovi retroscena che hanno fatto arrivare a un punto di non ritorno le relazioni sindacali tra le due sigle e il manager di origini milanesi, ormai aquilano di adozione, voluto fortemente dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e dal presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso.
Vicenda delicata anche perché, insieme, Cisl e Uil controllano il 70 per cento degli iscritti dell’azienda sanitaria.
Tordera, che è stato anche direttore generale della ex Cassa di risparmio Carispaq nonché presidente dell’Azienda servizi municipalizzata (Asm) del Comune capoluogo, ha interrotto le comunicazioni: non ha risposto ufficialmente ai sindacati e, soprattutto, non li incontra da mesi.
E secondo fonti interne ai due sindacati, è proprio questo uno dei problemi, il fatto che Tordera abbia rimandato più volte il confronto, l’ultima delle quali lo scorso 29 settembre. Tanto che in una nota recente hanno chiesto un vertice urgente minacciando, in caso contrario, furibonda protesta.
Ma c’e’ di più: i sindacati sarebbero piccati perché il dg che, per la verità, nella sua carriera di manager privato e pubblico non ha mai avuto un buon rapporto con i sindacati, parla prevalentemente con la politica.
Inoltre, secondo loro flirta con altre sigle, minoritarie per numero di iscritti che, pur non parlando, guarda caso hanno preso le distanze dalla bocciatura dei 7 mesi di lavoro del dg da parte di Cisl e Uil. Risultato, sindacati spaccati.
Il riferimento è alla Cgil e al sindacato autonomo. In particolare, quest’ultimo, il cui capo è il consigliere comunale del centrosinistra Salvatore Placidi del gruppo Cattolici democratici, molto vicino a Cialente e all’ex vice sindaco Giampaolo Arduini.
E nei giorni scorsi il manager, risultato idoneo alle selezioni dei direttori generali in Lombardia, ma poi preferito dalla Giunta abruzzese di centrosinistra a circa 120 idonei per la carica in questa regione, pur essendo estraneo alla lista, ha inaugurato un nuovo percorso: sta incontrando le categorie professionali, come la responsabile del collegio degli infermieri, Santina Calisse.
Continuando sul tema scottante dei presunti fannulloni, pur negando che siano presenti negli uffici aziendali Giorgi rimarca a Tordera che “se comunque ci fossero l’amministrazione è tenuta a stabilire chi e quanti sono e a prendere provvedimenti. Siamo per la produttività, ma anche per il riconoscimento del lavoro”.
Secondo il sindacalista “siamo a una percentuale di produttività del 97-98 per cento, gli altri non è che non lavorano, ci sono ruoli più sedentari che presuppongono lo stesso un impegno serio”.
“Siamo invece preoccupati che, sparando nel mucchio, si finisca per offendere gran parte dei lavoratori che, con grande dedizione, mandano avanti la sanità – incalza ancora Giorgi – Vorrei sottolineare che è un lavoro che non si può fare senza amore, sacrificio e disponibilità oltre a tanta professionalità”.
“Invitiamo il manager a stare più attento a queste esternazioni, vorremmo che venissero risolti i problemi che si trascinano da tempo, ma non per questo non devono essere affrontati e superati. Sette mesi sono sufficienti per capire l’azienda”, evidenzia.
In conclusione il punto nodale: “Chiediamo al manager di non sottrarsi al confronto, senza dialogo non si va avanti”.
Fin qui l’intervista a Giorgi, che poi oggi ha anche inviato una nota sollecitando Tordera a occuparsi di un altro annoso problema, quello delle liste di attesa che durano poco. (b.s.)
CISL ALLA ASL: ”OLTRE UN ANNO PER UNA VISITA SPECIALISTICA”
“Il problema delle liste di attesa resta il tallone di Achille della Asl della provincia dell’Aquila. I dati parlano chiaro: per una visita specialistica o un esame diagnostico all’ospedale San Salvatore dell’Aquila si può arrivare a oltre un anno di attesa”.
La denuncia è del coordinatore Cisl sanità della provincia dell’Aquila, Gianfranco Giorgi, che in una nota fornisce il quadro della situazione.
“Per una visita senologica, uno degli esami di routine più richiesti dalle donne, la prenotazione è a gennaio 2018, oltre dodici mesi di attesa – evidenzia – la mammografia è ad aprile 2017. Si passa, poi, alla risonanza magnetica neurologica, che non può essere effettuata prima di luglio del prossimo anno. Il tempo di attesa per una Tac è mediamente di quattro mesi, come per una visita al centro celefalee, dove le prenotazioni sono ferme a febbraio 2017”.
“Infine, per la dermatologia oncologica ospedaliera l’appuntamento slitta al 2018, in quanto il servizio è disponibile solo due volte a settimana. Per una visita ai nei, l’attesa è di otto mesi”.
“Di fronte a questa situazione – aggiunge Giorgi -non possiamo restare a guardare, viste anche le numerose sollecitazioni che il nostro sindacato riceve quotidianamente. La sanità è un bene primario che va salvaguardato e su cui si deve investire favorendo servizi fondamentali, rispetto ad altre scelte”.
La Cisl chiede al manager della Asl, Rinaldo Tordera “di intervenire immediatamente con misure efficaci per ridurre i tempi di attesa, soprattutto per prestazioni che risultano indispensabili nella prevenzione oncologica e delle malattie che più frequentemente affiggliggono la popolazione”.
“Lo sforzo compiuto da tutti gli operatori sanitari non è sufficiente a garantire tempi accettabili per accedere alle prestazioni ed evitare una mobilità passiva che nuoce alle casse della nostra Asl. Occorrono – conclude il coordinatore della Cisl – un potenziamento e una migliore organizzazione del personale, al fine di ridurre drasticamente le attese per visite ed esami indispensabili per la salute della collettività”.
LA REPLICA DI TORDERA: “PRIMA VISITA NON HA TEMPI D’ATTESA”
“Per la prima visita al seno non ci sono tempi di attesa mentre, per i controlli da fare sui pazienti oncologici, c’è la garanzia assicurata direttamente dal reparto che monitora, valuta e fissa le prenotazioni, al di fuori del Cup, seguendo il malato in base alle specifiche necessità”.
Lo afferma il manager dell’Azienda sanitaria locale numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Rinaldo Tordera, in merito alle liste di attesa all’ospedale “San Salvatore” del capoluogo.
“Per la prima visita”, aggiunge Tordera, “per la quale serve l’impegnativa con l’indicazione specifica, l’accesso al centro unico di prenotazione (Cup) è immediato: oggi prenoti, domani fai la visita”.
“Nel caso di controllo per malati oncologici, invece, il paziente ha la certezza di essere seguito in modo adeguato perché è la stessa senologia dell’ospedale aquilano, diretta dal dottor Alberto Bafile, che lo visita e, in base alle necessità terapeutiche – prosegue – stabilisce se rivederlo in tempi brevissimi o a medio termine. Tutto ciò senza passare attraverso il Cup perché le prenotazioni, calibrate sulla valutazione dello specialista, vengono effettuate direttamente dal reparto ospedaliero”.
Secondo Tordera, “le uniche criticità su cui stiamo lavorando per ridurle, riguardano coloro che, senza avere né sintomi né malattie, vogliono sottoporsi a una semplice visita di controllo. I tempi lunghi sono dovuti, in certo senso – obietta – anche alla qualità delle prestazioni ospedaliere erogate all’Aquila, nel senso che c’è un’altissima richiesta, alimentata in larga misura da utenti provenienti da altre regioni e da altre asl della provincia. A prescindere da questo siamo al lavoro, già da tempo, per cercare di potenziare gli organici”.
“A fronte di tutto ciò – scrive ancora il manager alla Cisl – va tuttavia segnalata una quota di utenti, che fluttua tra il 15 e il 20%, che, dopo aver prenotato al Cup, non si presenta nel giorno della visita o dell’esame. Proprio al fine di individuare le prenotazioni inoltrate e non disdette, abbiamo avviato il servizio recall, che in pochi mesi ha già dato risultati eccellenti”.
Con questa iniziativa, illustra il dg, “a ridosso della data della visita o dell’esame prenotati, i nostri operatori chiamano gli utenti per chiedere se confermano le prenotazioni; in caso contrario, le caselle che si liberano vengono riassegnate ad altri in attesa, contribuendo così a ridurre i tempi. Solo nel primo mese di attività del recall, dal 18 aprile al 18 maggio scorsi, sono state recuperate 335 prenotazioni che sarebbero altrimenti andate perdute”.
Tordera, infine, illustra un’altra importante novità relativa all’assistenza oncologica. “Proprio di recente abbiamo stabilito percorsi personalizzati di cure per i malati oncologici, separando le specifiche competenze ospedaliere, riservate ai casi acuti, da quelle relative all’assistenza territoriale che si avvale già da oggi di una rete ambulatoriale ramificata su tutto il territori provinciale”, rimarca.
“Due strade diverse da intraprendere a seconda che il malato debba essere necessariamente trattato in ospedale oppure seguito nel tempo, con cadenze prestabilite, attraverso l’assistenza ambulatoriale – conclude – Nuovi percorsi che servono a rafforzare la vocazione oncologica territoriale del San Salvatore”.



