PESCARA – Il personale del Corpo forestale dello Stato di Pescara, L’Aquila e Chieti e la squadra Mobile di Pescara hanno arrestato Ezio Di Cristoforo, presidente dell’Aca (Azienda comprensoriale acquedottistica), Marcello Lancia, amministratore unico dell’Ater di Chieti, Ernesto Marasco, dirigente dell’Ater di Chieti, Alessandro Faraone, geometra dell’Ater di Chieti, Salvatore Tasso, geometra del settore Lavori pubblici del Comune di Montesilvano (Pescara).
All’appello manca una sesta persona, destinataria degli arresti domiciliari per le accuse di turbativa d’asta e corruzione. Si tratta di un tenente colonnello dell’Esercito Italiano, residente a Pescara e che presta servizio presso la caserma di piazza Unione. L’ufficiale risulta attualmente in vacanza in Grecia.
I reati contestati sono, a vario titolo, quelli di corruzione, concussione, turbata libertà degli incanti, falso e truffa.
Le misure cautelari sono state emesse dal gip del tribunale di Pescara Luca De Ninis, su richiesta del procuratore capo Federico De Siervo e dal pm Annarita Mantini.
L’assessore regionale al Ciclo idrico integrato e all’Edilizia residenziale Angelo Di Paolo ha annunciato “l’immediata sostituzione di Lancia e la nomina, entro la prossima settimana, di un nuovo amministratore” e, nel contempo, ha sollecitato il Consiglio ad “approvare con sollecitudine la legge di riforma delle Ater”.
Per il consigliere regionale del Movimento 139 Carlo Costantini, la “procura ha scoperchiato un verminaio”, mentre il commissario unico degli enti territoriali ottimali (Ato), Pierluigi Caputi, ha chiesto alla politica “un passo indietro dalla gestione dell’acqua pubblica”.
Molto duro il capogruppo all’Emiciclo di Rifondazione, Maurizio Acerbo: “gli arresti di oggi confermano che in Abruzzo la corruzione è sistemica e bipartisan”.
GLI INDAGATI
Oltre alle persone arrestate sono indagati due imprenditori Claudio e Antonio D’Alessandro; l’ex vice sindaco di Cepagatti Leone Cesarino; Renzo Sergiacomo, direttore dei lavori per l’appalto della pubblica illuminazione di Cepagatti; Lorenzo Lorenzo e Giovanni Di Bartolomeo, entrambi funzionari dell’ACA.
L’operazione di oggi, denominata, “Shining light”, è scaturita da un’indagine che il 14 dicembre 2012 aveva portato agli arresti degli imprenditori aquilani Claudio e Antonio D’Alessandro e del vice sindaco di Cepagatti Cesarino.
Decisivo è stato il rinvenimento, in quell’occasione, di una contabilità segreta che lo stesso gip nella sua ordinanza definisce “mastrino delle tangenti”, in cui l’imprenditore Claudio D’Alessandro aveva annotato una serie di dazioni di denaro consegnate a più pubblici ufficiali.
È per questo che l’imprenditore, anche alla luce del compromettente materiale probatorio raccolto, ha maturato la volontà di collaborare con gli inquirenti.
Nel corso di una serie di interrogatori, poi riscontrati con ulteriori attività investigative, è venuto alla luce un articolato sistema illecito basato sulla sistematica manipolazione di gare pubbliche espletate tra il 2010 e il 2012, tutte sotto la soglia comunitaria e dunque condotte con “procedura negoziata”, in cui le ditte da invitare venivano preventivamente individuate in accordo con i pubblici ufficiali ed erano tutte riconducibili a un unico centro decisionale perché fiduciarie del D’Alessandro.
In cambio dell’aggiudicazione degli appalti, l’imprenditore garantiva dazioni illecite consistenti in denaro contante o beni mobili (nella misura del 5-6 per cento del valore della gara) o assunzioni clientelari.
LE GARE TURBATE
Le gare turbate bandite dall’ACA sono quelle relative alla manutenzione ordinaria della rete fognaria di Pescara degli ultimi quattro anni per un importo complessivo di un milione e 600 mila euro. Stando alle indagini, le tangenti corrisposte al presidente dell’Aca Ezio di Cristoforo, in più tranche, ammontano a circa 50 mila euro con la promessa di ulteriori 48 mila per l’aggiudicazione dell’appalto per la manutenzione fognaria per l’anno 2013-2014.
Quelle bandite dall’Ater (dell’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale) di Chieti sono relative alla riparazione dei danni provocati dal terremoto del 6 aprile 2009 alle palazzine di Via Amiterno di Chieti per un importo complessivo di un milione 200 mila euro. Sempre stando alle indagini, le dazioni corrisposte da Claudio D’Alessandro a Marcello Lancia ammontano a circa 9 mila euro,a cui si aggiungono ulteriori dazioni corrisposte a Ernesto Marasco e Alessandro Faraone.
Per quest’ultimo l’imprenditore, sempre secondo l’accusa, ha pagato anche il mobilio della cucina.
Le gare turbate bandite al Comune di Montesilvano sono quelle relative ai lavori di completamento della Scuola di Villa Verrocchio e per i lavori di Via Maresca per un importo complessivo di 900mila euro. Per l’accusa sono state corrisposte a Salvatore Tasso, rup di entrambe le gare d’appalto, dazioni pari a 9 mila euro con la promessa di altri 29 mila euro da corrispondere in varie tranche.
Infine le gare turbate bandite dall’Ufficio Infrastrutture dell’Esercito sono relativi ai lavori svolti alla Caserma Clementi di Ascoli Piceno e alla Caserma Falcinelli di Ancona, per un ammontare di circa 400 mila euro.
IL RUOLO DEL TENENTE DELL’ESERCITO
In relazione a questi appalti Claudio D’Alessandro è accusato di aver consegnato a un tenente colonnello 20 mila euro in varie tranche.
Gli inquirenti hanno accertato anche l’assunzione del figlio dell’ufficiale in una ditta riconducibile a D’Alessandro.
L’operazione di oggi ha visto l’impiego di almeno cento uomini, che hanno perquisito le sedi dell’Azienda Comprensoriale Acquedottistica, dell’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale di Chieti, dell’Ufficio Nucleo Contratti dell’Ispettorato Infrastrutture dell’Esercito Italiano di Pescara, l’ufficio Lavori Pubblici del Comune di Montesilvano. Le perquisizioni hanno riguardato anche anche la sede della Regione Abruzzo – Ufficio Appalti e Contratti dell’Aquila.
DI PAOLO: “PRESTO NUOVO AMMINISTRATORE ATER”
“Entro la prossima settimana l’Ater di Chieti avrà un nuovo amministratore unico: se ci sono i tempi tecnici porterò la proposta di sostituzione già nella Giunta di lunedì, altrimenti chiederò una riunione straordinaria per procedere con assoluta urgenza alla sostituzione”.
È deciso a dare uno scossone l’assessore regionale ai Lavori pubblici Angelo Di Paolo dopo l’ondata di arresti che ha coinvolto i vertici dell’Azienda per l’edilizia residenziale teatina e quella comprensoriale acquedottistica (Aca) pescarese, cui vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione, concussione, turbata libertà degli incanti, falso e truffa.
“Verificheremo se proseguire con la logica di una soluzione interna alla macchina regionale, come avevamo fatto con Marcello Lancia (raggiunto dalla misura cautelare dei domiciliari insieme ad altre cinque persone, ndr)”, spiega.
“La politica deve dare una risposta di serietà e di concretezza agli abruzzesi – aggiunge – pure se talvolta ciò non accade, vedi la riforma delle Ater, da me presentata in Consiglio da tempo: la legislatura sta per finire, dobbiamo fare presto”.
In merito alla vicenda giudiziaria, Di Paolo sottolinea che “è la conseguenza logica dei guasti nel sistema già rilevati e denunciati, serve più accortezza da parte di chi gestisce la cosa pubblica e meno interferenze da parte della politica”.
“A questo punto non possiamo fermarci un minuto di troppo, bisogna andare avanti avendo come punto di riferimento l’interesse generale”, prosegue l’assessore.
“Dal punto di vista umano dispiace per le persone coinvolte – afferma ancora – ma l’unica posizione possibile è quella di attendere con serenità l’esito delle indagini”.
“Quanto alla vicenda dell’Aca – conclude Di Paolo – è competenza dell’assemblea dei sindaci scegliere la strada da seguire”. (pi.bi.)
ACERBO (PRC): “CORRUZIONE IN ABRUZZO È BIPARTISAN”
“Le prime notizie emerse rispetto agli arresti di oggi confermano innanzitutto che in Abruzzo la corruzione è sistemica e bipartisan (Di Cristofaro Pd, Lancia uomo del centrodestra). La questione morale, come Rifondazione comunista denuncia da anni, è la vera emergenza di questa regione. Un’emergenza che centrosinistra e centrodestra cercano di occultare in quanto corresponsabili del degrado della vita pubblica”.
La denuncia è del capogruppo all’Emiciclo di Rifondazione, Maurizio Acerbo.
“Il problema dell’Abruzzo – osserva – non sono le inchieste della magistratura né le battaglie di movimenti e Rifondazione, ma il perverso rapporto tra politica e affari e la spregiudicatezza del ceto politico e di un’estesa rete di dirigenti e tecnici. Ogni volta che chiediamo chiarezza e trasparenza su qualche appalto o delibera ci si accusa di danneggiare lo ‘sviluppo’. I fatti dimostrano invece che ovunque puntiamo il dito vengono fuori le solite magagne. Non è possibile affidare alle sole inchieste della magistratura la questione se i partiti ‘di governo’ si dimostrano completamente indifferenti alla questione morale. Sono i sindaci del Pd che hanno confermato Ezio De Cristoforo, nonostante le inchieste già in corso, mica lo spirito santo”.
“D’altronde – concludce Acerbo – mezzo Pd è stato assunto all’Aca e ha vinto pure le primarie”.
COSTANTINI (M139): “SCOPERCHIATO UN VERMINAIO”
“La notizia dell’arresto dei vertici dell’Aca giunge all’indomani dell’ennesimo rinvio del Consiglio regionale sullo stato di salute degli impianti di depurazione regionali, disposta ieri per mancanza del numero legale. E aiuta a capire le cause del livello di inquinamento così elevato dei fiumi e del mare abruzzese”.
Interviene così Carlo Costantini (Mov139), a poche ore dalla notizia dell’operazione che stamani ha portato a sei arresti per appalti truccati.
“Se gli appalti per le fogne di Pescara sono stati truccati, come pare emergere dall’inchiesta, potevano il fiume e il mare di Pescara essere puliti e perfettamente balneabili? Certamente no! L’inchiesta della Procura di Pescara, alla quale sento, da cittadino pescarese, di dover rivolgere il mio più profondo senso di gratitudine, per avere avuto la capacità di scoperchiare un enorme ‘verminaio’, rappresenta una goccia nel mare degli imbrogli colossali e impuniti che hanno caratterizzato la gestione del settore”.
“Proprio ieri – prosegue il consigliere regionale – rileggendo la relazione che avrei dovuto presentare al Consiglio regionale, riflettevo sul fatto che il settore idrico abruzzese è stato rapinato in pochi anni della somma spaventosa di quasi 1 miliardo di euro. A tanto ammonta, infatti, la cifra sparita dal sistema, grazie a vere e proprie rapine poste in essere da amministratori spregiudicati o, nella migliore delle ipotesi, incompetenti e incapaci che, con il loro sostegno o con la loro interessata compiacenza negli organi delle assemblee dei sindaci, hanno consentito negli anni al sistema di prosperare e di rafforzarsi”.
Costantini entra poi nel dettaglio: “200 milioni sono i debiti dichiarati dalle società che gestiscono il servizio idrico integrato in Abruzzo, 300 milioni i crediti (quasi tutti falsi o comunque non più recuperabili) che iscrivono nei loro bilanci, 300 milioni il valore di beni patrimoniali che per legge le società non potrebbero iscrivere in bilancio (le reti e gli impianti sono beni demaniali e indisponibili), ma che iscrivono ugualmente per coprire altri debiti e 150 milioni circa sono i debiti accumulati dalle gestioni degli Ato. Dunque, quasi un miliardo di euro letteralmente sparito, se si considera la penosa condizione in cui versano non solo le reti idriche, ma anche e soprattutto quelle fognarie e gli stessi impianti di depurazione. Un miliardo di euro che, se speso correttamente, avrebbe potuto fare la fortuna dei nostri fiumi, del nostro mare e dell’economia di una intera regione”.
“Ecco perché – aggiunge – non esito a definire un crimine contro la comunità degli abruzzesi la gestione del settore degli ultimi anni, un crimine al quale hanno offerto il loro contributo, più o meno consapevole, tutti quelli che, alcuni sindaci, in particolar modo, pur avendo il potere e il dovere di controllare, hanno fatto gli struzzi e messo di continuo le teste sotto la terra”.
“Un solo esempio concreto tra i tanti possibili? Le assunzioni. Nel 2004 ero riuscito a far approvare dal Consiglio regionale d’Abruzzo una legge che anticipava di circa 8 anni quella recentemente approvata dal Parlamento, che prevede che le società pubbliche non possono fare assunzioni dirette, ma devono comunque rispettare le procedure previste per la pubblica amministrazione, inclusa evidenza pubblica e concorsi. Ebbene, da allora, nonostante questo divieto legislativo, sono state fatte decine o forse centinaia di assunzioni senza concorso, senza che nessuno tra quelli investiti del dovere di controllare aprisse bocca (magari perché beneficiato politicamente o a livello familiare da qualcuna di questa assunzioni). Ora – conclude Costantini – ho finalmente la sensazione che le cose possano cambiare e sono certo che questa inchiesta riuscirà a stimolare il lavoro delle altre procure abruzzesi e a liberare una volta per tutte l’Abruzzo da questo cancro”.
CAPUTI: “VIA LA POLITICA DALLA GESTIONE DELL’ACQUA”
“C’è bisogno di un’acquisizione di consapevolezza da parte dei sindaci, perché la gestione dell’acqua non può essere politica”.
Il commissario unico straordinario degli Ato abruzzesi, Pierluigi Caputi, pur non volendo entrare nel merito delle indagini che hanno portato ai sei arresti odierni, si dice convinto che si debba aprire “una riflessione sul ruolo dei sindaci nella gestione del servizio idrico integrato”.
Il ruolo dei primi cittadini, secondo Caputi, che si sofferma sul “grande consenso” che il presidente dell’Aca aveva tra i sindaci, “non è così scollegato dall’episodio odierno, che comunque resta un evento episodico”.
Il commissario, nel ricordare che in tutta la regione ci sono “200 milioni di euro di investimenti non fatti”, afferma che “la responsabilità non è solo dei soggetti gestori, ma anche dei sindaci”.
Nei mesi scorsi il commissario aveva denunciato la “gravissima” situazione della gestione dell’acqua in Abruzzo, con gli Ato impossibilitati “a portare avanti le attività di competenza a causa dei mancati rimborsi e pagamenti da parte dei soggetti gestori”.
Tra le situazioni principali situazione debitorie evidenziate nella relazione commissariale c’è anche quella dell’Aca di Pescara, con 92 milioni di euro di debiti su ricavi di 43 milioni.
CISL: “ENTI E SOCIETÀ FUORI CONTROLLO”
La Cisl Abruzzo, unitamente alla Femca e alla Funzione pubblica, esprime, in una nota, il proprio apprezzamento per l’operato della magistratura sulle misure cautelari per gli appalti truccati e le tangenti all’Aca di Pescara e all’Ater di Chieti.
“Siamo seriamente preoccupati – denunciano i tre segretari della Cisl – per la situazione in cui versano il sistema idrico integrato regionale e quello dell’Ater, lasciati senza le riforme, necessari e non più eludibili, in balia del loro destino fuori da ogni controllo. Tutto ciò è il frutto dell’incapacità della politica regionale di riformare settori che risentono nella loro gestione, delle interferenze dei partiti, delle difficoltà di controllo regionali sulle società ed enti, e mancanza di regole trasparenti e criteri di scelte. Il sevizio idrico integrato permane inefficiente e inefficace, i problemi, che si ampliano di giorno in giorno e che investono la quasi totalità delle società di gestione, con risultati deficitarii di bilancio, determinano costi elevati pagati solo dai cittadini con aumenti delle tariffe”.
“In Abruzzo esiste un ‘partito dell’acqua’ molto radicato nelle forze politiche che indebolisce la funzione di controllo e l’azione amministrativa della Regione”.
“La gestione dell’edilizia residenziale con sei Ater è insoddisfacente, piena di sprechi e debiti. Spesso, come denunciato dalla Cisl, i costi dell’apparato politico-burocratico sono superiori alle risorse da investire per la riqualificazione del patrimonio edilizio delle Ater. L’edilizia pubblica non può permanere in queste condizioni, deve essere costruita un’unica Ater regionale con articolazioni territoriali, una gestione trasparente e un unico consiglio d’amministrazione scelto con criteri di professionalità e competenze”.
“È arrivato il momento di cambiare e di utilizzare proficuamente il tempo rimasto prima delle elezioni regionali, per completare le riforme di questi importanti servizi per i cittadini. La Regione deve assumersi le proprie responsabilità, è impensabile che vari consigli regionali sono saltati per mancanza del numero legale, è necessario lavorare e non perdere tempo dato che in Abruzzo ci sono ancora molti problemi da risolvere per ritornare a essere una regione competitiva. Bisogna avere il coraggio di fare scelte difficili perché i cittadini hanno diritto di usufruire di servizi efficienti”, conclude il sindacato Cisl.
RAPINO (PD): “AZZERARE VERTICI ENTI COINVOLTI”
“Il Partito democratico abruzzese chiede da tempo che la politica esca dalla gestione dell’acqua pubblica, e al tempo stesso chiede decisi passi indietro a chi ricopre incarichi di responsabilità nelle gestioni inefficienti. Lo abbiamo chiesto pubblicamente ad aprile, e torniamo a chiederlo anche oggi”.
Lo afferma Marco Rapino, vice segretario del Pd abruzzese, commentando gli arresti di stamane che hanno coinvolto esponenti di spicco dell’Aca e dell’Ater.
“Vanno individuati – prosegue Rapino – strumenti che attraverso un forte controllo pubblico consentano di rimuovere i componenti dei cda di fronte a gestioni inefficaci. È necessaria una riforma che cambi radicalmente la governance del settore, che selezioni e promuova chi ha merito e competenza adottando modelli più efficienti che esistono in Italia e che altre regioni da tempo stanno attuando”.
“Crediamo inoltre che questo profilo riformista e innovatore debba essere esteso a tutto il panorama degli enti strumentali. Chiediamo l’azzeramento dei vertici degli enti coinvolti, esprimendo la massima fiducia nell’operato della magistratura e contando sul fatto che le persone interessate possano dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati”.




