L’AQUILA – Ha denunciato alcuni dei personaggi del potere politico ed economico più in alto in Italia e nel resto d’Europa.
Chiedendone l’arresto.
Si chiama Marco Mori ed è un giovane avvocato ligure che ha da poco pubblicato la sua ultima opera, “Il tramonto della democrazia. Analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”.
Mori, di fatto, ha puntato carte alla mano quelli forti. Forti ed apparentemente intoccabili.
Basta vedere nomi e ruoli dei denunciati alla Procura della Repubblica di Roma per Colpo di Stato finanziario: Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, Matteo Renzi, oggi premier italiano, Giorgio Napolitano, ex presidente della Repubblica, Mario Monti, ex premier, poi Enrico Letta, anche lui ex premier, e poi ancora Giuliano Amato e Romano Prodi, due tra i pochi ‘eletti’ ad aver ricoperto diverse ed importantissime cariche oltre a quella di presidente del Consiglio dei ministri, nel percorso di costruzione ed imposizione dell’Unione Europea e della moneta unica.
Pesantissima l’accusa: i sette, secondo Mori, “hanno continuamente violato gli articoli 1 e 11 della Costituzione e gli articoli 241, 243, 283, 287, 294 del codice di penale”.
E per questo, ribadisce l’avvocato in ogni sede, “i responsabili vanno arrestati”.
Perché, questo è il nocciolo della questione, “La cessione di sovranità è un reato, non si può far finta di nulla, la sovranità appartiene al popolo e non al potere finanziario”.
“La mia prima denuncia è del 2012 – spiega Mori ad AbruzzoWeb -. L’atto, disponibile su internet, è stato depositato alla Procura di Genova. Non a caso, tutto questo accade dopo il 16 dicembre del 2011, giorno dell’insediamento del professor Mario Monti in seguito alle dimissioni di Silvio Berlusconi“, vicenda fin da subito definita anche da Mori “un vero e proprio golpe finanziario che ha portato ad un peggioramento drammatico della crisi economica italiana”.
In particolare su Monti, l’avvocato nella sua denuncia scrive che il professore, al momento di giurare fedeltà alla nostra Repubblica, “faceva ancora parte, con mansioni dirigenziali, di organismi quali il ‘gruppo Bilderberg’ e la ‘Commissione Trilaterale’, che riuniscono annualmente esponenti del mondo politico, imprenditoriale, finanziario e scientifico occidentale. Dette organizzazioni costituiscono, a giudizio di un numero crescente di osservatori e studiosi, una forma di ‘governo oligarchico transnazionale’, caratterizzato dalla segretezza e da meccanismi di cooptazione, che di fatto si sovrappone alle aule parlamentari dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti, esautorandoli dalle loro funzioni”.
Stesso discorso di sostanza sul premier Renzi: “Sempre per i delitti contro la personalità dello Stato. Lui non ha fatto dichiarazioni così spudorate come Monti, Napolitano o l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, recentemente. Ma nei fatti tutta la politica del governo smantella la sovranità e l’indipendenza nazionale rendendoci colonia dei poteri economici. Chiunque resti nella gabbia europea continua a tenere in essere le cessioni di sovranità che ciò comporta”.
“Nel 2005 – racconta Mori – ho aperto lo studio legale e contestualmente mi è venuta la curiosità sul funzionamento del sistema di emissione della moneta. Per capire quanto non ne sapessi, basta dire che all’epoca pensavo ancora esistesse qualcosa di simile al vecchio gold standard. Comunque, da giurista sono ovviamente andato a finire sui Trattati internazionali. Quando ho letto e capito quello di Maastricht, le cessioni di sovranità che comportava, mi sono cadute le braccia, perché ho compreso che eravamo stati gettati in una terribile dittatura finanziaria. A quel punto, ho cominciato a studiare anche la macroeconomia. Da lì, il passaggio alla battaglia è stato inevitabile”.
“Fino a un paio di anni fa – sottolinea – i miei colleghi non mostravano alcun interesse nei confronti di questi argomenti, ma da quando la crisi ha cominciato a far male anche a loro, le cose sono cambiate, anche se non in maniera radicale. Credo, anzi, sono convinto che lo stesso meccanismo ormai colpisca tutte quelle persone costrette ad aprire gli occhi sulle vere cause dello sfascio economico e sociale che viviamo. Anche tra gli avvocati, nomi come Luciano Barra Caracciolo ed altri di pari livello nel campo giuridico, cominciano ad essere conosciuti anche per ciò che viene scritto sui Trattati europei e sull’impianto dell’Unione e della Commissione, radicalmente incompatibile con la Costituzione”.
Ma c’è chi ribatte sull’uso delle parole dittatura e democrazia.
Su quest’ultima, in particolare, più di qualcuno ne lamenta l’assenza già negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, dopo che fu deciso, non certo dal popolo sovrano, che l’Italia dovesse ridursi a una colonia degli Usa, poi contesa anche dalla Francia e con più veemenza, oggi più che mai, dalla Germania.
“Quando parlo di democrazia e di difesa della democrazia – risponde a sua volta Mori – mi riferisco alla Costituzione del 1948. Il fatto che durante il ‘cammino’ in alcuni punti non sia stata applicata, non la cancella. Invece, con i Trattati di Maastricht e di Lisbona, la Costituzione italiana semplicemente non esiste più ed entra in gioco una dittatura tecnocrarico-finanziaria che uccide ogni minima speranza democratica”.
“E allora – prosegue – le pur evidenti limitazioni di sovranità dopo la seconda guerra mondiale, non hanno raggiunto mai i livelli degli ultimi 35 anni, specie dal 1981, anno del divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia. D’altra parte, quelli che tratto non sono temi nuovi. Durante l’Assemblea costituente del 1947 si ratificarono anche gli accordi di Bretton Woods, si sapeva benissimo di non avere piena sovranità nei fatti, al di là delle affermazioni della Carta. Successivamente, nel 1951, si abbandonò il Piano Marshall, e le cose migliorarono. Ma i margini di respiro e di manovra concessi erano esclusivamente in funzione anti-comunista, cioè contro il blocco rosso il cui esempio andava evitato e criticato. Questa breve fase in cui la Costituzione del 48 è stata sostanzialmente applicata, ha permesso all’Italia una crescita tale da imporla nel mondo come una potenza. Da un certo punto in poi e con la caduta del Muro di Berlino, non serviva più rispettare la Costituzione, il processo di crescita è stato stoppato e adesso l’Italia è uno straccio, schiava di gente non eletta, che nessuno conosce e che lavora per poteri finanziari innominabili”.
Secondo l’avvocato, “il pubblico non ‘tecnico’ ormai ascolta, partecipa a convegni, segue una direzione non mediaticamente ‘drogata’ su ciò che davvero sta uccidendo il nostro Paese, che non è l’auto blu o la spesa ‘pazza’ di chissà chi, o l’evasione fiscale. I poteri forti sono macchine terribili, hanno mezzi enormi per incenerire intere economie e noi non possiamo più continuare a spendere energie per curare un male purtroppo secondario”.
E in un periodo in cui si assiste di nuovo a suicidi per motivi economici, “si deve tornare a parlare di crimini. Perché ad esempio la disoccupazione, figlia dell’austerity imposta dall’alto, dal vincolo esterno europeo, è un crimine. E i responsabili del crimine vanno puniti, avendo nomi e cognomi si possono denunciare come ho fatto io, che a differenza di un magistrato corro meno rischi. Se l’ordine mi sospende, le carte le può firmare un collaboratore di studio, nessun problema anche in quel caso. Non c’è neanche da temere la gogna mediatica, perché sono convinto che alla fine, se il cliente si fida te, continuerà ad essere tuo cliente. Pure bisogna ammettere che non è un caso che l’avvocatura sia colpita così duramente, avvocati realmente indipendenti possono essere una spina nel fianco per il potere”.
Mori, infine, si rammarica, proprio per questo, per quella che ritiene una generale incapacità degli avvocati di comprendere “il crimine che io denuncio. In troppi non capiscono ancora le ragioni dell’attacco ed è un peccato, perché un avvocato indipendente può difendere i cittadini senza essere ricattato. Se organizzati bene, la mia categoria può rispondere con forza agli attacchi del neoliberismo sfrenato di cui è vittima tutta l’Europa, non solo l’Italia”.
“In molti – conclude – mi spronano ad essere più ottimista. La mia risposta è però molto semplice e chiara: in queste condizioni posso essere ottimista come un ebreo a Berlino nel 1938. E pensare che i fondatori della Repubblica scrissero che la guerra mondiale era una conseguenza delle politiche neoliberiste e non certo dei nazionalismi più estremi, che erano il mero risultato del dolore del popolo. Stiamo vivendo lo stesso clima di allora, se questo non è un allarme, allora cosa serve per svegliare le masse?”.






