ARI – Un esposto al prefetto per far convocare il consiglio comunale di Ari (Chieti) con una mozione di sfiducia contro sindaco e vice sindaco. È quanto si accinge a fare il capogruppo di minoranza al Comune di Ari, Marcello Salerno, dopo le ripetute sollecitazioni nei confronti del sindaco Elena Di Biase.
La prima richiesta è stata presentata il 31 gennaio scorso da cinque consiglieri comunali sui dodici totali. Il sindaco ha risposto due settimane dopo, il 14 febbraio, respingendo la richiesta. La motivazione stava in una presunta ma non specificata non conformità della mozione presentata dalla minoranza.
Alla richiesta di ulteriori chiarimenti è seguita una risposta che, secondo i consiglieri di minoranza, non spiega nulla e di fatto impedisce ogni ulteriore azione. Questa la risposta, per iscritto, del sindaco Di Biase: “Gli uffici comunali non svolgono il ruolo di correggere i compiti della minoranza che è tenuta a conoscere le norme vigenti e tanto meno si accettano intralci all’attività della stessa amministrazione amministrazione comunale con imperativi, imposizioni e richieste ripetitive e pretestuose”.
I consiglieri aresi si sentono dunque lesi nei propri diritti e per questo hanno deciso di rivolgersi al prefetto. “La risposta del sindaco – dice ad AbruzzoWeb il capogruppo di minoranza Salerno – di fatto impedisce a cinque consiglieri di esercitare legittimamente il proprio mandato elettorale. In questo modo, se anche ci fosse stato qualche errore nel formulare la mozione, non ci è stato consentito di correggerlo e ripresentare la mozione. Non sappiamo di quale cavillo si possa trattare, qui comunque è in gioco un diritto fondamentale di ciascun consigliere”.
Ma, a ben vedere, il problema non è di forma ma di sostanza. Lo si capisce leggendo il contenuto della mozione presentata dalla minoranza: una mozione di sfiducia contro sindaco Di Biase e vice sindaco, Renato D’Alessandro ex sindaco di Ari, a seguito del rinvio a giudizio per reati contro i diritti politici dei cittadini, in relazione a vicende accadute nel corso dell’ultima campagna elettorale.
Un argomento evidentemente scomodo per l’amministrazione comunale del piccolo comune del teatino che l’ex sindaco D’Alessandro aveva voluto caratterizzare come il “paese della legalità”, facendone una sorta di bandiera della propria amministrazione.
Secondo l’accusa sindaco e vice sindaco avrebbero costretto diversi elettori a votare per loro attraverso minacce e pretendendo segni di riconoscimento sulle schede elettorali, violando la segretezza del voto. I segni di riconoscimento consistevano nello scrivere i nomi dei candidati con una sequenza predeterminata di lettere scritte in corsivo e in maiuscolo.
Ci sono stati almeno quattro casi su cui ha indagato la Procura di Chieti, con tanto di testimonianze da parte di cittadini, che si sono detti costretti da Di Biase e D’Alessandro a votare in un certo modo. Alcuni poi hanno ceduto alla minaccia, altri no.
“Una mozione di sfiducia – conclude Salerno – comporta, se dovesse passare, le dimissioni del sindaco”. (ar.ia.)






