L’AQUILA – Aree bianche del Comune dell’Aquila,  ultima chiamata per la variante al piano regolatore che normerà urbanisticamente 7,3 milioni di metri quadrati di territorio senza regole da trent’anni.

Un’impasse alla quale, in assenza di mosse da parte delle varie amministrazioni comunali, spesso hanno ovviato i ricorsi al Tar e la nomina di commissari ad acta, che hanno decretato d’imperio l’edificabilità con indici fissati discrezionalmente. Una “babilonia” cui le nuove regole cercheranno di porre fine.

Nella seconda convocazione del Consiglio comunale che giovedì scorso, su questo tema, ha fatto saltare il numero legale, l’assemblea cittadina ha una nuova opportunità di dare il via definitiva al provvedimento.

Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio, Carlo Benedetti, ha invitato tutti a essere responsabili, a votare e soprattutto a far rimanere valida la seduta, altrimenti, “qualora il Consiglio comunale si rifiutasse di decidere sulle aree bianche, sarò costretto a inviare gli atti alla procura regionale della Corte dei conti, come espressamente richiesto dal sindaco, Massimo Cialente, nell’ultima seduta”.

Ma basterà questa minaccia? Non è detto. La situazione è resa rischiosa non dalla mancanza di forza politica, ma dal fatto che, già da un pezzo, quattro consiglieri comunali di centrosinistra, proprietari o collegati da parentela a proprietari di aree bianche, si ritengono incompatibili con la votazione.

Come già avvenuto nel primo passaggio in Consiglio comunale, quindi, usciranno dall’aula Enrico Perilli (Federazione della sinistra), Salvatore Placidi (Cattolici democratici), Maurizio Capri e Antonello Bernardi (entrambi Partito democratico).

Ci sarebbe anche un quinto coinvolto, Tonino De Paolis del Pd, che, per fortuna della maggioranza, non si ritiene incompatibile o quantomeno ha deciso di assumersi il rischio.

Restano 15 consiglieri, ammesso che siano tutti presenti, e in questo senso bisogna tenere d’occhio le mosse di Gianni Padovani, dei Socialisti riformisti, già assente giovedì al momento del voto, furioso con il Pd per lo scippo del consigliere Antonio Nardantonio.

Ecco perché, essendo valida la seduta solo con 16 consiglieri, al centrosinistra serve la stampella di uno o meglio due consiglieri di opposizione. Come d’altronde già avvenuto in primo grado, quando la presenza dei civici Ettore Di Cesare e Vincenzo Vittorini, oggi riuniti nel gruppo Appello per L’Aquila che vogliamo, ha consentito di approvare la sospirata delibera.

Che cosa succederà oggi? Per il consigliere di Sinistra ecologia libertà Giustino Masciocco, “ci sono 4 consiglieri che, essendo proprietari o parenti stretti di possessori, si ritengono incompatibili: penso che sia legittimo, anche se non è obbligatorio per legge non partecipare al voto, ma moralmente va rispettata la loro volontà”.

“Inutile girarci intorno, servirà qualcuno delle opposizioni, come già successo in adozione con Vittorini e Di Cesare, per far rimanere almeno 16 consiglieri, il numero minimo – continua – Se le opposizioni continueranno a far prevalere un discorso politico di mancanza di numero legale, potrebbero creare anche loro un danno erariale: se si ricomincia a nominare commissari ci sarà di nuovo un’impasse”.

Ma la minaccia di Benedetti sortirà effetto? “Non credo”, conclude.