L’AQUILA – Sulle “aree bianche” del comune dell’Aquila, quelle con vincolo urbanistico decaduto, la rete “Stop al consumo del territorio” passa ai fatti e propone una bozza di documento per il Consiglio comunale.
La mossa è stata ufficializzata oggi nel corso di un evento in prossimità dell’”area bianca” all’incrocio tra la strada statale 17 e via Salaria Antica est, di fronte al motel Amiternum.
Le “aree bianche” sono zone vincolate dal Piano regolatore generale (Prg) del 1975 per essere destinate a servizi, verde pubblico, parcheggi e attrezzature generali; coprono una superficie di circa 1.120 ettari (11 milioni di metri quadri) distribuiti su tutto il territorio del capoluogo.
Attualmente i vincoli ricadenti sulle suddette aree sono scaduti e il Comune dell’Aquila, che avrebbe dovuto pronunciarsi per regolamentare la destinazione di queste aree, nonostante le ripetute condanne subite dal Tar Abruzzo per protratta “lacuna” legislativa, non ha ancora preso alcuna posizione.
“In un territorio come il nostro, già massacrato da una cementificazione selvaggia in nome dell’emergenza – scrivono i comitati – la decadenza dei vincoli pone, di fatto, le aree bianche a rischio di speculazione edilizia, trattandosi il più delle volte delle ultime aree verdi inserite in un contesto urbano già fortemente degradato”.
L’iniziativa ha l’obiettivo di “individuare, conoscere e riappropriarsi di tutte le aree a rischio di cementificazioni del nostro territorio”. Per protestare contro la “perdurante latitanza del Comune dell’Aquila”, la rete presenta una vera e propria bozza di delibera di Consiglio comunale.
Nel testo si richiama, come specifico riferimento normativo, l’articolo 49 della legge regionale 70 del 1995, che “…in caso di vincoli scaduti ammette esclusivamente le ristrutturazioni edilizie degli edifici residenziali, o, gli interventi di cui all’articolo 4 della legge 10 del 1977, previsione introdotta dal legislatore proprio per normare il territorio anche in assenza o di decadenza del Prg; si propone l’adozione immediata di una ‘variante di salvaguardia’ (entro 90 giorni) in virtù della quale l’amministrazione comunale stabilisce e concede la realizzazione di interventi progettuali nelle suddette aree bianche con un indice di utilizzazione fondiaria (Uf) di 0,03 metri cubi per metri quadrati sul 50 per cento dell’area, riservandosi la disponibilità del restante 50 per cento nell’interesse della collettività per la realizzazione di aree verdi e servizi; la possibilità di aumentare tale indice di Uf a 0,05 mc/mq, nel caso in cui si tratti di proposte progettuali organiche e vantaggiose per l’amministrazione comunale”.
Si chiede, infine, per l’adozione della variante di salvaguardia, a cui dovrebbe seguire una variante generale entro sei mesi, “la verifica di trasparenza amministrativa in base all’articolo 35 della legge regionale 18 del 1983, in virtù della quale il Consiglio comunale accerta la consistenza delle proprietà immobiliari situate nelle aree oggetto della variante appartenenti ai singoli consiglieri comunali, al loro coniuge e agli ascendenti e discendenti in linea diretta: si chiede, insomma, di sapere se vi siano interessi dei consiglieri comunali sulle aree bianche”.
La “Rete” locale “Stop al consumo di territorio” è nata a seguito dell’iniziativa promossa lo scorso 23 settembre a piazza Palazzo sul consumo di territorio operato a danno dell’intero comprensorio aquilano e ha la propria sede presso l’asilo occupato di viale Duca degli Abruzzi, nel quale grazie al contributo di professionisti, tecnici, studenti e cittadini si sta creando un Laboratorio di urbanistica partecipata per studiare e intervenire sulle modificazioni urbane che vive il nostro territorio.
Le riunioni, aperte a tutti, si svolgono ogni giovedì alle 18.
DOCUMENTI CORRELATI:
LA BOZZA DI DELIBERA DI CONSIGLIO (pdf, 112 Kb)






