CHIETI – Con 9 indagati complessivi, si è chiusa l’inchiesta della procura della Repubblica di Lanciano (Chieti) sul presunto malaffare intercorso tra i piani alti della Asl Lanciano-Vasto-Chieti e la società di lavanolo Publiclean srl, facente capo all’imprenditore lancianese Antonio Colasante (57) arrestato il 6 marzo per riciclaggio di danaro, unitamente alla dirigente dell’ufficio economale e logistico Asl Tiziana Spadaccini (57), di Vasto, finita ai domiciliari per concorso in abuso d’ufficio e falso ideologico.
Come riporta il quotidiano Il Messaggero, il procuratore facente funzioni Rosaria Vecchi ha notificato sabato, a tempo di record, l’avviso di chiusura delle indagini che riguarda anche altri sette indagati.
Per la Asl ci sono inoltre il manager Pasquale Flacco, Stefano Spadano, funzionario Affari generali e legali, e l’addetta economale Rita Pantaleone. Completano il quadro Costantin Gogonea, Sonia Pace, Enio Colasante e Camillo Desiderio Scioli.
Per la galassia Colasante implicati pure gli amministratori di quattro sue società, prestanomi secondo il gip Massimo Canosa, sui cui conti è transitato e bonificato, in 11 giorni, il surplus della liquidazione Asl, pari a 2.130.490 euro, confluito poi nel portafoglio di Colasante che li avrebbe utilizzati per compare una villa con approdo a Porto Cervo, valore 8 milioni 750 mila euro.
Per tutti e nove gli indagati, che hanno già ampiamente respinto ogni addebito, ci sarà a breve la richiesta di rinvio a giudizio, dopo eventuali memorie difensive.
Dall’imputazione originale esce di scena la falsità ideologica, per le sole Spadaccini e Pantaleone in merito alla falsa certificazione dei crediti inseriti nella piattaforma Mef per la trasparenza.
Circostanza, però, che rientra dalla finestra inglobata nell’abuso. Insomma nulla cambia.
Quanto a Colasante ha ottenuto i domiciliari, con permesso di andare al lavoro, mentre la Spadaccini è stata sospesa dal servizio.
Il caso giudiziario cerca di far luce sul pagamento di 4,5 milioni di euro alla Publiclean, un 20% in più del dovuto dal 2009 al 2015, attraverso sospette fatture irregolari non accompagnate da bolle, tant’è che il gip parla di “atto transattivo connotato da notevoli irregolarità formali”, aggiungendo “atto unilaterale della Asl intenzionalmente volto ad avvantaggiare un privato”.





