L’AQUILA – Il giudice per le indagini del tribunale dell’Aquila, Marco Billi, ha firmato la proroga di sei mesi per la conclusione delle indagini preliminari nell’inchiesta relativa ai lavori di ristrutturazione della residenza sanitaria assistita di Montereale (L’Aquila).
La proroga è stata chiesta dal pm Roberta D’Avolio e ora sotto inchiesta ci sono Mauro Tursini, 67 anni, di Ocre, dirigente Asl e responsabile unico del procedimento; Marcello D’Onofrio, 64 anni, di Montereale, progettista e direttore dei lavori e Remigio Benedetto Tecchia, 76 anni, di Cassino, tecnico a supporto del rup. I tre sono difesi d’ufficio dell’avvocato Silvia De Santis.
Sono tutti indagati per concorso in concussione con accuse tutte da provare dopo che la Finanza ha avviato le indagini due anni fa.
Intanto nella Cabina di Coordinamento si è raggiunta l’intesa sull’Ordinanza speciale per il completamento del ripristino con adeguamento sismico della rsa. L’intervento viene finanziato con 8.098.028 euro e individua come soggetto attuatore l’Usr Abruzzo. Sono state approvate procedure accelerate per progettazione, affidamenti e cantieri così da riportare la struttura alla piena funzionalità nel più breve tempo possibile.
Al centro della vicenda, che riguarda la precedente gestione manageriale in capo all’ex direttore generale Ferdinando Romano (estraneo ai fatti) c’è l’ iter dei lavori di ristrutturazione della Rsa di Montereale, affidati a un raggruppamento temporaneo di imprese guidato dalla società “I Platani srl” nel 2020, per un importo iniziale di circa 3,3 milioni di euro, innalzati a 4,4 circa a seguito di alcune criticità emerse al progetto.
Criticità che avevano portato la stazione appaltante, l’Asl e l’impresa su posizioni diverse rispetto a eventuali profili di responsabilità.
In questo contesto si è avuta notizia di una proposta dell’Asl volta a negoziare una risoluzione anticipata del contratto, con richiesta di risarcimento, per danno da ritardo, di quasi 700 mila euro, contrastata nettamente dalla società che aveva evidenziato, negando qualsiasi sua responsabilità, come nessun importo fosse dovuto.
L’ipotesi dell’impresa, di qui la presunta concussione, è che siano state operate pressioni per indurla al versamento di somme ingenti e non dovute in favore dell’Asl, in modo da consentire a quest’ultima da poterle appostare nel bilancio di fine 2024, riducendo così le perdite.
Oltre a questo contenzioso, c’è la questione delle criticità riscontrate nel progetto. Secondo quanto denunciato dall’impresa, il cantiere sarebbe stato condizionato da gravi criticità progettuali e da ritardi imputati alla direzione dei lavori e alla stazione appaltante, in particolare per l’inadeguatezza del progetto esecutivo e per la mancata e tardiva definizione delle opere di completamento.
Un passaggio utile, in questo senso, è rappresentato dalla risoluzione del contratto di opera professionale disposta dalla Asl nei confronti dell’ingegnere Marcello D’Onofrio, progettista e direttore dei lavori. In una nota formale del settembre 2025, infatti, l’azienda sanitaria ha contestato al professionista gravi inadempimenti contrattuali, rilevando come il progetto non fosse completo né immediatamente cantierabile e come la direzione lavori non fosse stata in grado di garantire una contabilità attendibile delle opere eseguite, nonostante il cantiere fosse fermo da mesi.
La Asl ha riconosciuto che l’impossibilità di proseguire i lavori era legata alla necessità di interventi non previsti nel progetto originario e mai formalizzati in una perizia di completamento.
Elementi che, secondo la difesa dell’impresa, confermerebbero la pressione esercitata per indurre il raggruppamento a sottoscrivere atti di riconoscimento di penali e somme ritenute non dovute, con la prospettazione di conseguenze pregiudizievoli, comprese segnalazioni e iniziative di natura penale.





