L’AQUILA – Un pranzo per scambiarsi i documenti della fideiussione per non escludere da inserire nel fascicolo dell’appalto di Ecosfera, da un milione di euro.
A cercare di salvare Ecosfera non facendola escludere dalla gara sono la dirigente regionale Vanna Andreola, l’imprenditore di Cyborg srl Corrado Troiano e Mario Gay, componente della commissione di gara, vice presidente dell’Oics.
Tutti e tre sono stati arrestati cinque giorni fa nell’ambito dell’inchiesta denominata Caligola insieme ad altre quattro persone, tutti indagati a vario titolo per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione aggravata, falso in atti pubblici e occultamento di atto pubblico.
Il pranzo si è svolto lo scorso 12 aprile 2011 a Roma. A un passo dal tavolo dove i tre stavano mangiando e discutendo, c’è la Mobile di Pescara, che sente e osserva tutto.
I tre discutono del bando, finito nel mirino della Procura, vinto dalla società Ecosfera (per un milione di euro) concernente la valutazione dell’Ipa (progetto europeo per la cooperazione tra l’Italia e i paesi dell’area balcanica finalizzato allo sviluppo del commercio e del turismo).
Il problema è che, nel preparare la documentazione richiesta dal bando di gara, Ecosfera commette l’errore di inserire una polizza fideiussoria intestata a un’altra società del gruppo, la Solco srl. In più una delle società escluse fa ricorso e presenta una richiesta di accesso agli atti, con il rischio che l’errore diventi di dominio pubblico e la ditta vincitrice venga esclusa.
“In maniera fraudolenta”, commenta il gip nell’ordinanza, la Andreola e Gay sostituiscono nel fascicolo dell’Oics il documento sbagliato con quello giusto.
Qualche giorno prima del pranzo romano, precisamente il 5 aprile, Gay chiama la Andreola sollecitando di fargli avere un contatto telefonico per un contato con “quelli di Ecosfera”per ché serve “la fideiussione definitiva”.
In una telefonata intercettata tre giorni dopo, Duilio Gruttadauria, amministratore delegato di Ecosfera, parla con la moglie, Anna Teodoro, (entrambi attualmente in carcere) direttore tecnico della società, nel quale i due escogitano una soluzione al problema.
“C’è da dire – dice Gruttadauria alla moglie – che in questa situazione con la Andreola connivente con ‘ste cose…fare una lavata di capo, ma in un’altra gara era la fine perché non ci sono dubbi: è causa di esclusione”.
L’operazione ha portato all’arresto anche di Michele Galdi, marito della Andreola, Corrado Troiano, socio della società Cyborg srl con sede a Chieti, Lamberto Quarta, consulente della Ecosfera.
Nella stessa inchiesta sono indagati Bernardo Notarangelo, dirigente della Regione Puglia, il vice presidente della Giunta regionale dell’Abruzzo, Alfredo Castiglione, l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso e l’ex capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale Camillo Cesarone.
CHIAVAROLI (PDL): “SU CASTIGLIONE SPIECEVOLE EQUIVOCO”
“Non esiste nessun caso Castiglione, siamo più che certi che la sua posizione sarà chiarita presto e che si tratti di uno spiacevole equivoco”.
Così Riccardo Chiavaroli, portavoce del gruppo Pdl in Consiglio regionale, commenta il coinvolgimento dell’assessore regionale Alfredo Castiglione nell’inchiesta giudiziaria in corso.
“Va a merito del collega Castiglione – continua Chiavaroli – la richiesta di essere sentito subito dagli inquirenti, a conferma della sua totale serenità. Apprezzabile anche l’atteggiamento dell’opposizione che, conoscendone la serietà, ha evitato qualsiasi strumentalizzazione e non ha calcato la mano”.
“Nello stesso tempo – sottolinea il portavoce del gruppo Pdl – dispiace notare come ci sia chi, con mostrando minore sensibilità e un certo opportunismo, ne chieda le dimissioni facendo riferimento al merito delle attività che Castiglione svolge nelle deleghe di sua competenza. Oltre che intempestiva, tale richiesta non sembra tenere nel dovuto conto come i provvedimenti assunti dalla Giunta regionale in materia di Confidi, Reti d’impresa e più in generale nella politica industriale, abbiano prodotto risultati talmente buoni da diventare punto di riferimento anche per altre Regioni d’Italia”.
“Purtroppo – conclude Chiavaroli – la difesa di piccoli interessi di parte non si sposa con il senso di responsabilità che deve muove chi amministra una Regione in un momento difficile e che è alla base di ogni singolo provvedimento”.




