L’AQUILA – Chiesto il processo per i 26 imputati nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila su presunte mazzette negli appalti per la Ricostruzione post-terremoto di beni culturali ed ecclesiastici, che tanto clamore ha provocato nel luglio del 2017: il pm Simonetta Ciccarelli ha presentato istanze di rinvio a giudizio per i personaggi coinvolti, tra cui imprenditori, professionisti e funzionari di beni culturali abruzzesi e Soprintendenza, coinvolti nelle indagini dei militari del nucleo investigativo dei carabinieri dell’Aquila su presunti imbrogli negli appalti per la Ricostruzione di chiese nell’Aquilano e a Sulmona, oltre che del teatro comunale del capoluogo.
Le accuse, a vario titolo, vanno dal falso, all’abuso d’ufficio, dalla turbativa d’asta fino alla corruzione.
Le istanze sono state presentate nelle settimane scorse: l’udienza preliminare, dopo la richiesta del pm Ciccarelli, deve essere ancora fissata dal Giudice per le udienze preliminari.
L’inchiesta, caratterizzata da lunghe indagini e corredata da intercettazioni telefoniche e ambientali, è scattata nel luglio del 2017 anche con misure cauterali ai domiciliari per alcuni indagati.
Gli approfondimenti dei carabinieri hanno portato nel corso dei mesi ad allargare il lotto degli appalti finiti nel mirino con l’aggravarsi delle posizioni di alcuni indagati.
Gli edifici finiti nell’indagine, tutti in provincia dell’Aquila, sono la chiesa di Santa Maria Assunta a Tione degli Abruzzi, la chiesa di San Domenico a Sulmona, la chiesa di San Salvatore a Civitaretenga, la Badia di Sulmona, piazza Duca degli Abruzzi-Porta Branconia, Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, il teatro comunale dell’Aquila e la chiesa di San Biagio a Cappadocia.
Nel corso delle indagini è stata prosciolta una decina di indagati.
Per quanto riguarda l’appalto la per chiesa di Tione sono accusati di falso Lionello Piccinini, Gianfranco D’Alò, Mauro Lancia, Valerio Agostinelli, nelle vesti di Rup, direttore dei lavori, imprenditore e tecnico: sarebbe stata fatta una perizia di variante affermando falsamente la scoperta di opere non previste, al solo scopo di consentire alla ditta il recupero del ribasso d’asta per 150 mila euro.
Lo stesso tipo di condotta ci sarebbe stata per i lavori alla chiesa di San Domenico a Sulmona.
Sono sospettati per falso il Rup Giorgio Aldo Pezzi, Berardino Olivieri, direttore dei lavori, l’imprenditore Lancia e il perito Agostinelli.
Anche lì ci sarebbe stata una perizia discutibile per consentire di gonfiare i costi e far recuperare alla ditta il ribasso d’asta di 95 mila euro.
Il pm, inoltre, contesta la corruzione a Piccinini e Lancia sempre in riferimento ai lavori nella chiesa di San Domenico di Sulmona.
Secondo il pm, Piccinini, mettendo al servizio di Lancia il suo ufficio, “dietro compenso di somme”, riusciva a ottenere ancora una volta il recupero del ribasso d’asta.
Stesso giochetto, stando alla tesi d’accusa, per i lavori alla chiesa di San Salvatore a Civitaretenga. Il pm, in relazione a queste vicende, ipotizza dazioni di somme ma in forma generica.
La Procura ipotizza la corruzione anche per l’ex segretario generale del Mibact Berardino Di Vincenzo, il figlio Giancarlo e gli imprenditori Graziantonio e Antonio Loiudice in relazione ai restauri per la Badia di Sulmona.
Di Vincenzo, dietro la promessa di affidamenti di lavori al figlio, si sarebbe accordato per attestare falsamente la necessità di lavorazioni impreviste per un importo di 45 mila euro. Questo sarebbe stato fatto il giorno prima del pensionamento di Di Vincenzo.
Si contesta, inoltre, il falso e l’abuso per ulteriori lavori di riqualificazione di Piazza Duca degli Abruzzi-Porta Branconia.
Il pm accusa Di Vincenzo, ex segretario regionale Mibact, Claudio Finarelli (Rup), il funzionario Lionello Piccinini e gli imprenditori Ernesto Penzi e Lucio Piccinini, già aggiudicatari lecitamente dell’appalto di 192 mila euro, per l’affidamento, senza gara, di lavori complementari.
In tal modo sarebbe stato attribuito a Penzi e Piccinini un ingiusto vantaggio patrimoniale.
Per il rifacimento della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio si parla ancora di corruzione: Finarelli, Piccinini e Di Vincenzo, nelle vesti di dipendenti pubblici e Finarelli e Piccinini, anche in quelli di componenti della commissione aggiudicatrice dei lavori, avrebbero ricevuto da Giampiero Fracassa, dell’omonima azienda, la somma di 40 mila euro quale compenso per l’aggiudicazione dei lavori per 800 mila euro.
Ma gli sforzi investigativi hanno riguardato soprattutto il Teatro comunale.
I dirigenti Berardino Di Vincenzo e Lionello Piccinini sono imputati con gli imprenditori Vito Giuseppe Giustino e Leonardo Santoro, che già avevano dei lavori per i restauri, per l’affidamento, senza gara, di nuovi lavori complementari per 970 mila euro.
Il pm contesta il falso a Lionello Piccinini, Marcello Marchetti e Alessandra Del Cane, direttore dei lavori e vice, gli imprenditori Leonardo Santoro, Vito Giuseppe Giustino, i tecnici Michele Fuzio, Domenico Pazienza e Michele Buzzerio, fatto redigere una perizia di adeguamento dei lavori a Fuzio e Pazienza che sarebbero incompatibili.
Altri falsi sono contestati a gli stessi Piccinini, Marchetti, Del Cane, Santoro, Giustino, Fuzio, Pazienza, Buzzerio e ad altri due indagati, Antonio Zavarella e Pasquale Marenna.
Nei loro vari ruoli, in relazione ai lavori di restauro, avrebbero fatto firmare con retrodatazione (di lì il falso) da novembre 2016 a febbraio dello stesso anno, una perizia geologica non prevista al momento del deposito del progetto.
Per i lavori della Badia di Celestino V, il pm accusa di falso l’architetto della Soprintendenza Franco De Vitis, mentre per i lavori della Chiesa di San Biagio in Cappadocia e della Chiesa di San Sisto, il pm contesta il falso e l’abuso d’ufficio all’architetto della Soprintendenza Giuseppe Liberati, e al geometra Giuseppe Rossi, Segretariato regionale.



