SULMONA – Il problema non è avere o meno un capoufficio, ma il disegno sottostante, quello di depotenziare progressivamente l’Agenzia di promozione culturale.

Questo è quello che si teme a Sulmona, sulle sorti dell’Apc di via Sardi e del Centro regionale beni culturali nella ex caserma Pace a Sulmona, negli ambienti culturali e tra i tanti cittadini utenti che vedono nelle due strutture un punto di riferimento, sempre più precario e a rischio. 

Questo a commento degli effetti della delibera della giunta regionale 49 del 28 gennaio che conferma il “declassamento” delle due strutture e “l’accorpamento”, con la sede di Sulmona. Stesso destino subito dall’Apc di Lanciano, accorpato a quello di Vasto.

Le due sedi resteranno aperte ma perderanno autonomia di gestione, ma le responsabilità gestionali saranno affidate esclusivamente alla sede di Avezzano.

L’ispiratore della delibera, l’assessore alla Cultura e al Turismo, Mauro Febbo, di Forza Italia ha bollato come “doglianze” immotivate, le critiche che gli sono piombate addosso, viso che a suo dire “è solo previsto che un’unità di personale assegnato presso la sede di Sulmona non percepirà una indennità aggiuntiva di capo ufficio, mentre, al contempo, non verrà minimamente ridotta la dotazione organica della predetta sede periferica. Pertanto l’ufficio non subisce alcun declassamento, perché l’attenzione sulla città di Sulmona rimane alta come si può evincere concretamente nei vari progetti di promozione culturale posti in essere”.

Il problema, questo il timore, è non certo la perdita di un indennità aggiuntiva del capo ufficio, che per la cronaca è attualmente Donato Silveri.

Il problema è che ad un’attenta lettura della delibera e delle sue postille, potrebbe accadere, in un futuro prossimo, che da Avezzano si chieda, in base alle esigenze, il trasferimento di questo o quell’impiegato ora in forza a Sulmona, a seconda delle competenza, come è normale che accada tra una sede centrale e una sua succursale.

E già le due sedi della città di Ovidio, sono sempre più sguarnite di personale, con pesanti ripercussioni sui servizi e attività che si possono mettere in campo a beneficio dei cittadini.

Basti pensare Apc di Sulmona prima del 2015 i dipendenti erano 13, ora ne sono rimasti 4, più uno distaccato a Castel di Sagro. Ad agosto e novembre sono andate in pensione te dipendenti, che ovviamente non sono stati rimpiazzati. E la conseguenza è stata che prima del 2015 l’Apc rimaneva aperta cinque pomeriggi a settimana, ora solo due.

Al Centro regionale beni culturali gli addetti sono appena tre, e anche qui l’organico si è progressivamente assottigliato nel corso degli anni.

La sede di Sulmona dell’Agenzia di promozione Culturale, ha subito, nel maggio del 2017, una improvvisa chiusura a causa di rilevamenti tecnici che hanno evidenziato un grado di vulnerabilità del 26%. Stranamente le strutture di Avezzano e Vasto, strutture gemelle con identico progetto, non sono state nemmeno visitate.

Da allora l’Apc è ospite della sede Inps di Sulmona, dovendo rinunciare ad offrire all’utenza, per carenze di spazi, più della metà del patrimonio librario posseduto  e a un Auditorium di cento posti.

Successivamente è tornato in organico un responsabile d’ufficio Silveri e già da questa estate sono iniziate le voci su un possibile accorpamento della Sede di Sulmona-Castel di Sangro con Avezzano e quella di Lanciano con Vasto. Quello che poi è avvenuto, con buona pace della levata di scudi della poltica locale e di tante associazioni e cittadini.

Un brutto colpo per la città di Sulmona, che ha dato i natali  a Ovidio Nasone e Giuseppe Capograssi, al quale, tra l’altro, è intitolata la biblioteca della nostra Agenzia. Per non dimenticare che dal 2009 post terremoto è priva anche della biblioteca comunale, e nell’Apc, all’alba dell’era del 5g e dellaquarta rivouzione industriale, non ha nemmeno la rete wireless. (f.t.)