L’AQUILA – “L’ultimo piatto di penne l’ho mangiato sei giorni fa. Sono precisamente 138 ore che non tocco cibo”.
Antonio Russo, 56 anni, ha iniziato lo sciopero della fame lunedì scorso come estrema forma di protesta contro il fatto che la residenza all’Aquila, sua città natale, non gli viene concessa.
Da lunedì si è barricato nella roulotte in cui vive da otto mesi, su cui sventola la bandiera aquilana neroverde, a rivendicare la sua appartenenza.
La roulotte è situata all’interno del Parco di Collemaggio nel complesso dell’ex ospedale psichiatrico, e comunica con l’esterno tramite il collegamento Internet offerto dalla vicina sede del comitato 3e32, che gli concede anche l’uso dei servizi.
La sua battaglia “Antonio L’invisibile” (questo il suo nickname sul social network Facebook) la cesserà “solo quando mi diranno: ‘sei tornato a essere aquilano’”.
“Non chiedo nulla – tiene a sottolineare – non chiedo una casa né un lavoro. Rimango in roulotte da disoccupato. Voglio solo la residenza nella mia città, è un mio diritto”.
Dieci anni fa, la decisione di trasferirsi prima a Perugia e poi a Como, ogni volta spostando la residenza per iscriversi alle liste speciali dell’Ufficio di collocamento.
“La notte del terremoto, il 6 aprile del 2009, non ero qui all’Aquila – racconta – dove sono tornato solo dopo qualche mese. Sono stato ospite da qualche amico e poi mi sono trasferito in questa roulotte. La casa dei miei è risultata inagibile, forse bisognerà abbatterla. A mia sorella è stato assegnato un alloggio del progetto C.a.s.e in comodato d’uso e non può ospitarmi”.
Alla richiesta di residenza, il comune dell’Aquila ha risposto che per i due anni successivi al sisma non sarebbe stata concessa a nessuno.
Il 7 aprile di quest’anno, allo scadere esatto dei due anni, Antonio si è presentato al Comune, dove ha ricevuto comunque una risposta negativa.
“Mi hanno detto che la roulotte viene equiparata alla tendopoli – spiega – quindi se non ho una casa non posso avere la residenza”.
Una residenza necessaria ad Antonio per ricevere l’assistenza medica di cui, da malato di ipertensione arteriosa, ha bisogno.
“Mi serve un medico che mi segua costantemente – sottolinea – che conosca i miei problemi e mi controlli. Ogni volta che vado da un medico sembra di rubare qualcosa. E poi con la residenza, essendo disoccupato, non pagherei le medicine che prendo ogni giorno”.
Intanto Antonio su Facebook ha creato il gruppo “m.11/4…libero grido locomotiva”, perché “il mio è il grido anche di chi non ha voce, dei tanti che si trovano nelle mie stesse condizioni. Lotto e lotterò anche per loro. Dobbiamo salire tutti su questa locomotiva e farci sentire”.



