I pezzi unici in ceramica sono stati realizzati dai maestri artigiani di Castelli (Teramo) e sono appartenuti alle collezioni delle famiglie Gliubich da Sulmona (L’Aquila) e Orsini Colonna in prestito dalla Banca Tercas, oltre a una serie di mattonelle XVIII secolo donate alla Fondazione dalla signora Mirella Rosa Nisii.

Il caso “strano” è che si possono costeggiare le mura in pietra di quella che era chiamata la Casa dei Melatino, famiglia feudale di corrente ghibellina, edificio risalente con ogni probabilità al 1236, secondo atti notarili e documenti storici, e non accorgersi di quale sorpresa si nasconde al suo interno. 

“C’è stato un restauro e un recupero totale della struttura – come spiega ad AbruzzoWeb, Fiore Zuccarini, responsabile dell’ufficio comunicazione e relazioni esterne della Fondazione Tercas – che era in completo abbandono ed è stata acquistata dalla Fondazione per una cifra non elevatissima, nel 1996, dalla famiglia Savini che ne era proprietaria dal XIX secolo”.

I lavori di ristrutturazione sono costati circa 6 milioni di euro e proprio durante lo scavo delle fondazioni si è avuta la sorpresa del ritrovamento di una porzione importante di una villa di epoca romana: pavimento a mosaico con l’individuazione di ben due strati, uno più antico fatto di disegni e minuscole tessere smaltate; uno strato di pavimento successivo, a mattonelle più regolari, più superficiale che racconta le modifiche subite dalla villa nel corso degli anni, così come “la chiusura del portico su strada sopravvenuta a modificare l’assetto medievale originario del palazzo Melatino” secondo la relazione dei tecnici.

Arte da valorizzare, da portare a conoscenza dei cittadini, dei turisti, degli appassionati e dei curiosi.

Immagini di vita quotidiana riportate con il tocco sapiente dei maestri ceramisti che hanno conteso fin dal 1300, il primato alla cittadina umbra di Deruta (Perugia). 

Non c’è una guida a illustrare le stanze e le collezioni esposte, come le ceramiche del Novecento nelle vetrine del piano superiore, dono dell’artista teramano Serafino Mattucci, scomparso qualche anno fa: pezzi che evocano immagini e sentori di Africa e tropici.

La Fondazione Tercas ha finanziato il restauro di alcune opere d’arte come il pavimento del Duomo di Teramo e quello del Duomo di Atri, cittadina ducale sempre nella provincia teramana.

L’ultima chicca: nelle stanze direzionali, un ritratto del Cinquecento, del cardinale Giulio Acquaviva, attribuito alla scuola di Tiziano Vecellio, donato alla fondazione da una discendente della nobile famiglia atriana.