L’AQUILA – “Il problema dei morosi dell’Ance aquilana non mi interessa a livello personale, nella nostra associazione c’è un consiglio che si riunirà come in qualsiasi azienda e farà le sue valutazioni. Piuttosto, il vostro articolo andrà approfondito nei suoi contenuti per vedere se offende qualcuno oppure no”.

Così il presidente provinciale uscente dell’associazione costruttori provinciale dell’Aquila, Gianni Frattale, commenta ad AbruzzoWeb l’articolo sul problema dei morosi che, in alcuni casi, non versano quote associative da oltre 6 anni e hanno accumulato quasi 70 mila euro di debiti per una somma complessiva che sfiora il milione di euro.

Un problema economico, ma anche di democrazia: i morosi sono esclusi dal voto del nuovo presidente previsto per il 22 ottobre prossimo dopo due mandati Frattale, restringendo la platea già risicata dall’accordo tra territori che consentirà di eleggere il presidente con voti solo aquilani a non più di 40-50 nomi.

Ma per Frattale nessun problema, almeno da esternare. “Ricordo che l’Ance è un ente privato, e queste sono cose private”, rimarca, dando una sua personalissima idea di che cosa sia l’associazione, seppure gli iscritti dell’associazione dei costruttori gestiscano e impieghino fondi pubblici, e copiosi, segnatamente i 10 miliardi della ricostruzione post-sisma, e la categoria abbia assunto un’innegabile rilevanza pubblica.

Poi il presidente minaccia anche querela. “Esamino le parole scritte e farò mie considerazioni, da solo non sono in grado di giudicare il vostro articolo, dovrò farmi rappresentare da qualcuno, un commercialista e un avvocato. Se non offende nessuno, va tutto bene”.

Su una cosa Frattale è categorico: “Rappresento 12 società, non ho mai fatto buchi nell’acqua o buchi di bilancio, in 47 anni di attività di bilanci ne avrò fatti 450 e ancora ne deve uscire uno con il buco”.

“Non deve interessare all’esterno se uno paga o no le quote associative dell’Ance – conclude – così come non deve interessare ai lettori se un’impresa paga la pubblicità a un giornale o se un cartellone allo stadio venga pagato o meno”.

Sul tema sceglie la linea della prudenza anche il tesoriere, Mauro D’Intino, che sta avviando l’operazione-recupero in fretta e furia per ampliare il fronte dell’elettorato attivo, ovvero di quelli che dovranno scegliere il nuovo presidente tra Stefano Cipriani ed Ettore Barattelli.

“Sono tesoriere, sì, ma sono anche parte di una squadra e voglio condividere il mio pensiero con loro prima di esprimerlo – premette – Non essendo il presidente dell’Ance, ma un suo delegato, e non parlando della mia impresa privata, non voglio uscire da solo, anche se potrei”.

Un distinguo, comunque, c’è: “Sono il tesoriere da 3 mesi, da quando si è dimesso Eliseo Iannini, non da 6 anni”, conclude D’Intino, smarcandosi, quindi, da responsabilità sulla gestione pregressa della vicenda-quote, che ha chiuso spesso un occhio. (alb.or. – b.s.)