L’AQUILA – Hanno cercato un’intesa per andare alla candidatura unica alla presidenza e, quindi, all’unità dell’Associazione costruttori edili (Ance) della provincia dell’Aquila, chiamata a gestire, insieme agli altri enti sul territorio, una fase decisiva della ricostruzione post-terremoto del 6 aprile 2009: alla fine non sono riusciti nell’intento caldeggiato da molti, i due 50enni, il vice presidente uscente, Stefano Cipriani, indicato per diversi mesi come suo successore dal presidente degli ultimi 6 anni, Gianni Frattale, che poi ha fatto dietrofront, e l’ex vice presidene Ettore Barattelli, la cui candidatura è emersa ufficialmente più di recente, dopo essere stato sollecitato anche da storiche famiglie di costruttori aquilani.

Evidentemente, nonostante l’età sia quasi la stessa, sono troppo marcate le differenze tra i due imprenditori che si contenderanno la presidenza sabato prossimo.

Al termine di un periodo non certo sereno, anzi a tratti molto teso, sia dentro, sia fuori l’associazione di categoria, che formalmente è privata ma che, nella sostanza, ha una matrice, un’anima e una responsabilità da ente pubblico, vista la posta in palio della ricostruzione e i cospicui finanziamenti statali, circa 1 miliardo di euro, che arrivano ogni anno per far rivivere un territorio duramente colpito.

Le strade dei due costruttori si sono divise anche nella gestione della richiesta di questo giornale che, per far conoscere ai propri lettori concretamente la corsa alla presidenza di un ente che ha una forte connotazione sociale, nei giorni scorsi ha inviato dieci domande a entrambi.

Cipriani, sia pure in ritardo “per gli impegni professionali e di campagna elettorale degli ultimi giorni”, ha risposto sottolineando soprattutto che “oggi ci servono idee e forze nuove e avere il coraggio di abbandonare metodi e schemi che appartengono al passato” e, in relazione a Frattale, che “il suo ruolo, svolto con un piglio molto decisionista, oggi dovrebbe essere interpretato in maniera diversa” pur riconoscendogli e condividendo “la linea basata su legalità, trasparenza e regole”.

Barattelli, per la verità in coerenza con la posizione assunta fin dall’invio dell’istanza, ha declinato l’invito con una nota cordiale, rinviando il confronto all’epilogo, motivando la scelta, fatta peraltro d’intesa con i vertici politici e dirigenziali Ance, con la “linea di sobrietà e riservatezza che mi sono dato nella conduzione di questo periodo delicato”.

Sulla base degli accordi presi in precedenza, infine, il presidente provinciale lo avrebbe dovuto elegge solo la territoriale del capoluogo, mentre i soli iscritti di Sulmona avrebbero scelto la guida del Centro paritetico territoriale, confermando il loro conterraneo Gianni Cirillo, e allo stesso modo avrebbero fatto quelli di Avezzano con la Cassa edile, mantenendo il marsicano Paolo Salciccia.

Ma questa ipotesi è saltata in via definitiva e marsicani e peligni hanno chiesto e ottenuto di poter votare anche loro il presidente, rendendo più incerti i pronostici sulla conclusione della partita per la presidenza. (alb.or. – b.s.)

BARATTELLI

“VI RINGRAZIO MA PARLERO’ DOPO SE ELETTO”

“La ringrazio per l’interessamento che la vostra testata rivolge ad Ance L’Aquila, che evidentemente riconosce come associazione rappresentativa nelle dinamiche economiche e sociali del territorio, ma preferisco declinare il suo invito a un’intervista, in ragione della linea di sobrietà e riservatezza che mi sono dato nella conduzione di questo periodo delicato per la nostra Associazione di rinnovo delle cariche”, scrive Barattelli nel suo messaggio.

“Rimando la conoscenza pubblica dei miei programmi e del mio pensiero a un futuro immediato, nel caso avessi l’onore di essere eletto come presidente o ai confronti interni agli organi associativi, nel caso non lo fossi – continua – Per ora mi limito a confrontarmi in maniera diretta, e senza intermediari, con le imprese che hanno il compito di scegliere da chi essere rappresentati in base alla capacità di difendere la categoria e lo sviluppo delle imprese. Grazie per la sua attenzione. Saluti e cordialità. Ettore Barattelli”.

CIPRIANI

“BASTA SCHEMI DEL PASSATO E MENO DECISIONISMO”

Chiunque sia eletto, si passerà da un presidente pur energico, ma di 67 anni, a uno di 50: quali saranno i punti di forza e dove, invece, si potrebbe inciampare per inesperienza?

“Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”. Inizio con questa citazione di Albert Einstein affermando che, per essere competitivi oggi, ci servono idee e forze nuove e avere il coraggio di abbandonare metodi e schemi che appartengono al passato. L’esperienza del passato ci può servire per non ripetere gli errori commessi ed è dovere di tutti cambiare l’approccio che porta alla soluzione dei problemi. Ma è fondamentale considerare che la differenza tra passato e futuro non è un fattore anagrafico. Il cambiamento che può portare alla crescita dell’Associazione passa per la percezione che gli iscritti hanno dell’associazione, specie da parte delle imprese più piccole e/o giovani che non hanno mai avuto parte attiva. Proprio in questa chiave, sarà fondamentale creare una squadra in linea con il pensiero di crescita e di apertura della categoria, in grado di supportare e coadiuvare il futuro presidente, conciliando le diverse anime che popolano il tessuto dell’imprenditoria edile provinciale. Questo approccio di apertura e condivisione degli obiettivi non può prescindere dal definire una linea programmatica futura, che tracci una strategia di nuovo business delle imprese che hanno vissuto quest’esperienza della ricostruzione. Per altri anni saremo impegnati qui. Ma come potremo mantenere le nostre strutture aziendali senza avere idea di come e dove girerà il lavoro tra qualche anno? Ecco, questa è una sfida molto importante alla quale dobbiamo fare fronte comune mettendo insieme idee, esperienze e scrollandoci di dosso la nostra storica diffidenza nel condividere.

Un bilancio del doppio mandato Frattale. In che modo potrà contribuire da delegato nazionale?

Ho condiviso la linea basata su legalità, trasparenza e regole, su cui il presidente Frattale si è senza dubbio distinto. Il suo ruolo però, svolto con un piglio molto decisionista, che pure ha avuto una sua utile funzione in un momento particolare della ricostruzione e della vita associativa, oggi dovrebbe essere interpretato in maniera diversa. Anche rispetto al ruolo di rappresentanza nazionale, di cui Frattale è stato investito, dovrebbe avere una maggiore osmosi con il livello provinciale. Sarebbe utile condividere con il futuro gruppo dirigente ogni singola scelta con l’obiettivo di qualificare l’esperienza delle imprese aquilane a livello nazionale. Non è possibile che si parli male, in Italia, del “modello L’Aquila”. È una grande ingiustizia nei nostri confronti che abbiamo fatto un lavoro straordinario e il nostro livello di rappresentanza nazionale può essere un punto di azione privilegiato per riabilitare l’immagine complessiva della città e dei costruttori locali.

La conquista della guida dell’attività associativa potrebbe portarla a trascurare la sua azienda? Come ovvierà al rischio?

La mia azienda in questi anni ha subìto una profonda trasformazione per adeguarsi ai tempi e nell’ottica di guardare oltre la ricostruzione. Diamo importanza all’innovazione come obiettivo da perseguire. In particolare l’azienda è stata strutturata per operare in squadra con validi collaboratori motivati che hanno pieno mandato nel ruolo che ricoprono. Il mio compito è fissare gli obiettivi condividendoli con la squadra per dare il senso di appartenenza, indicare la direzione che riflette gli ideali, i valori e le aspirazioni di ogni dipendente che rimane al centro di ogni processo. La sfida del futuro delle nostre aziende è capire come affrontare il post-ricostruzione e in questa direzione mi sto muovendo già da tempo.

L’Ance come assisterà alle prossime elezioni comunali 2017? Che cosa chiederete al prossimo sindaco dell’Aquila? Qual è il nome più convincente tra i candidati di cui si è parlato?

Bisogna condividere un obiettivo comune! Se fossi io il prossimo presidente, chiederei ai candidati sindaco di aprire un confronto sui programmi con noi dell’Ance, ma anche con le altre associazioni di categoria e con gli altri portatori di interesse che possono contribuire allo sviluppo del nostro territorio per condividere un obiettivo comune. Credo si debba finalmente interagire e remare nella stessa direzione, ciascuno con la propria competenza, ma considerando che solo uno sviluppo integrato del territorio potrà far proliferare attività economiche e creare benessere diffuso. Mi auguro di poter valutare le candidature a sindaco sulla base di un programma elettorale che tenga conto di questo. Il candidato che ci convincerà maggiormente sarà quel nome che oggi ancora non abbiamo.

Il nuovo piano regolatore del futuro dovrebbe prevedere consumo zero di suolo e sempre meno costruzioni: quali conseguenze avrà per la vostra categoria?

Sono convinto che l’innovazione possa fare la differenza: abbiamo riqualificato una città intera, abbiamo aumentato l’efficienza energetica dei fabbricati e migliorato la loro sicurezza sismica, abbiamo sperimentato tecnologie che in nessun’altra città del mondo sono state utilizzate in maniera così diffusa e capillare. Oggi, grazie a una nuova sensibilità diffusa, c’è bisogno di riqualificare i nostri spazi vitali, di renderli confortevoli e belli, quindi c’è bisogno di un’edilizia etica. Il piano deve ricucire i nuovi assetti del territorio frastagliato. È questo che dobbiamo valorizzare per la ricostruzione dei centri storici minori e per interventi di riqualificazione immobiliare fuori dall’Aquila e in ogni città italiana. L’Ance dovrà investire in ricerca e sviluppo, dovrà creare sinergie con gli istituti di ricerca universitari, dovrà selezionare le imprese migliori e porre in atto programmi per qualificare quelle meno evolute. Così potremo senz’altro rivedere il nostro ruolo rendendolo adeguato ad una nuova sfida.

I costruttori sono visti come privilegiati da un afflusso sul territorio di 15 miliardi di euro dopo il sisma. Come viene avvalorata o smentita l’etichetta e che cosa ridate in cambio al territorio?

L’opportunità offerta dalla ricostruzione non deve essere vista come un fine per incrementare i propri patrimoni, ma come un trampolino di lancio per fare esperienza, strutturarsi e avere la forza di guardare oltre i confini del cratere esportando competenze e know-how che altrimenti andrebbero persi. La riconoscenza verso un territorio sta nella sensibilità di ogni imprenditore. Oltre a essere stato uno dei pochi ad avere aderito all’iniziativa del Fondo etico Ance, innumerevoli sono le sponsorizzazioni e le altre miriadi di attività che mi vedono coinvolto in proprio o con la mia azienda perché credo che la comunità ha bisogno di questi segnali. È mia ferma intenzione proporre un codice di autoregolamentazione basato su un accordo ferreo con le altre associazioni che raccolgono piccole imprese e subappaltatori per favorire il loro ruolo attivo nella ricostruzione. Sappiamo che non si possono porre vincoli alle imprese appaltatrici, ma potremo far sapere alla città e ai proprietari, attraverso una grande operazione di trasparenza, quali sono le imprese che fanno lavorare i nostri concittadini e li pagano regolarmente. Questo è mancato e sappiamo che le imprese artigiane sono in grande difficoltà perché non reggono la concorrenza di chi viene da fuori ad offrire condizioni molto vantaggiose. Ma così perdiamo tutti perché se non sarà florido il nostro territorio neanche le grandi imprese potranno esserlo. Questo è l’impegno più urgente, quello per la crescita economica dell’intero sistema di imprese.

In tal senso, il Fondo etico per la ricostruzione è completamente fermo dopo anni di ritardo: come va sbloccato e che uso deve avere?

Il Fondo etico è nato da un grande slancio, ha bisogno oggi della sinergia di tutti, istituzioni comprese e probabilmente bisognerà ripensarlo su una base di responsabilità sociale, bisognerà aprirlo alla partecipazione di altri soggetti che conoscono più a fondo le realtà sociali e culturali, bisognerà riflettere su come renderlo efficace per una crescita culturale che possa essere attinente alla nostra attività e magari allargarlo anche alle imprese di fuori regione. C’è ancora da lavorarci, ma non mi darei per vinto.

Il terremoto di Amatrice, al netto della tragedia, è un’opportunità per le imprese aquilane per esportare il know-how acquisito in questi sette anni di ricostruzione?

Non possiamo basare il nostro business sulle ricostruzioni sperando che ci siano delle tragedie. Sarebbe amara come prospettiva. Dobbiamo strutturarci e qualificarci per la messa in sicurezza preventiva delle zone sismiche italiane facendo tesoro delle competenze acquisite nella ricostruzione. In questa direzione dobbiamo muoverci in rete facendo sistema con gli ordini professionali, le università i centri di ricerca eccetera.

I processi sui crolli del sisma hanno smentito la tesi circolata nel primo post-6 aprile che le case aquilane fossero fatte di sabbia: è stato comunicato adeguatamente?

Questa è un’iperbole difficilmente credibile. Anche se qualche raro caso di difetti costruttivi o di progettazioni c’è stato, non si può estendere a un’intera città. Altrimenti i morti sarebbero stati migliaia. Dobbiamo lavorare, però, affinché non si conti più nessuna vittima, migliorando i sistemi costruttivi e gli investimenti sull’antisismicità. Mi sembra che si stia sviluppando una nuova sensibilità della politica e dei cittadini in questo senso. È la direzione giusta oltre a un’etica imprenditoriale che l’Ance da sempre auspica e persegue.

Il masterplan per l’Abruzzo che opportunità può essere nel comparto delle opere pubbliche?

Potrà rappresentare una grande opportunità solo se riusciremo a fare quel salto di qualità culturale che il nostro tempo ci richiede: dovremo avere la capacità di fare squadra, di lavorare insieme e di fare massa critica unendo le forze senza le solite gelosie. Oggi il sistema delle imprese aquilane è il più forte della regione, ma è anche il più disgregato. Dobbiamo imparare a ragionare in termini di coesione strategica all’interno dell’Ance, pur consapevoli del fatto che siamo un’associazione di concorrenti e al di fuori esisterà sempre competizione che mi auguro che sia leale.