ROMA – Sorpresa alle amministrative: il ‘vento del nord’ gela il governo e il voto nelle grandi città penalizza il centrodestra. A Torino e Bologna i candidati del centrosinistra vincono al primo turno la corsa a sindaco: Piero Fassino vince a Torino con un plebiscitario 56,7%, Virginio Merola sul filo di lana vince al primo turno con poco più del 50% delle preferenze.
La vera sorpresa giunge da Milano, dove Silvio Berlusconi aveva chiesto una sorta di referendum ai cittadini, che vede il candidato di centrodestra (con la Sinistra di Vendola e l’Idv di Di Pietro) Giuliano isapia nettamente in testa su Letizia Moratti (48% contro il 41,6%), mentre a Napoli Gianni Lettieri andra’ al ballottaggio con la ‘sorpresa’ Luigi De Magistris, candidato dell’Idv e della Sinistra di Vendola che ha avuto più preferenze del candidato del Pd.
LE REAZIONI
Denis Verdini, con l’abituale franchezza, non nasconde che le attese del Pdl sull’andamento delle amministrative a Milano erano ben altre. Nichi Vendola, all’estremo opposto di questo test elettorale che porta Pier Luigi Bersani a pronosticare per il governo che “se dopo i ballottaggi la crisi, che esiste già, si acuisce, si può arrivare a un punto di rottura”, saluta il fatto che “il vento sta cambiando in Italia e che “i nostri elettori chiedono al centrosinistra un’alternativa credibile”. “Si è aperto un varco nel berlusconismo. I risultati di queste amministrative sono la limpida fotografia di una straordinaria volonta’ di cambiamento”, dice Vendola, leader di Sel, il partito che esprime la candidatura di Pisapia a Milano.
CALDEROLI, A MILANO UN’ANOMALIA CHE CORREGGEREMO
Quel Pisapia al centro del fuoco elettorale Pdl, e che ora fa dire a Bersani che “l’estremista non è stato Pisapia ma Berlusconi”. Tace Silvio Berlusconi, tace Umberto Bossi ma, significativamente, si dice “stupito” del risultato a Milano. Gli esponenti Pdl che commentano per gli speciali televisivi non nascondono che il risultato sotto la Madonnina era prevedibilmente un passi per il ballottaggio, ma probabilmente in altra misura.
Ignazio La Russa ricorda infatti che “siamo sempre andati al ballottaggio quando il centrodestra andava separato, e se fate i conti di Pdl, e di quanto si accreditano Fli e Udc ecco che il risultato sarebbe stato diverso a Milano”. “Vinciamo noi e perdono loro”, sintetizza Pier Luigi Bersani. Anche il segretario Pd parla di risultati che “segnalano un’inversione di tendenza” e di un “vento” nuovo che “si e’ alzato dal Nord”. Ma bisogna gia’ pensare ai ballottaggi, oltre a marcare le difficolta’ in casa d’altri, e allora Bersani manda a dire alla Lega che “se si perde c’e’ qualcosa che non gira e segnalo che si apre un’incrinatura fra centrodestra e il suo elettorato di riferimento che porta a una crisi Pdl-Lega”.
Ci sono anche i seguaci di Beppe Grillo: “Non si puo’ stare sempre nell’infanzia, se si diventa un soggetto politico bisogna tirare le somme e decidere” dice il leader Pd che tiene a ribadire: “Noi possiamo migliorare ma non siamo uguali agli altri e a questo movimento ci rivolgiamo in modo amichevole ma rigoroso”. A proposito di ballottaggi, geometrie variabili per il Terzo Polo, avviato a una liberta’ di coscienza applicata alle forze che lo compongono davanti ai candidati in pista.



