ROMA – Nelle macerie del terremoto, trattate e riutilizzate anche per le basi delle casette, ci sarebbe presenza di amianto.
È su questo che indaga la Procura della di Macerata che ha aperto un fascicolo per accertare se nella filiera dello smaltimento delle macerie del sisma, gestita dal Cosmari, ci sia la presenza di amianto e di quale entità.
Tutto è partito dalla scoperta di un modesto quantitativo di amianto a maggio del 2018. I carabinieri Forestali e i tecnici dell’Arpam hanno ispezionato gli impianti del Cosmari, dove si trovano le macerie post terremoto, effettuando dei prelievi tra le macerie provenienti dall’area del terremoto.
I materiali, dopo essere stati trattati dal Cosmari, vengono trasferiti in altre aziende in cui gli inerti vengono recuperati per essere impiegati come basi per le casette dei terremotati ma anche come come massicciata delle strade. I prelievi hanno riguardato anche queste aziende.
I campioni prelevati sono stati trasferiti all’Arpam di Pesaro, dove un laboratorio effettuerà le analisi. I risultati si conosceranno tra un paio di settimane.
Si cerca anche di capire,eventuali responsabilità anche in base all’effettivo ruolo di ognuno nella filiera dello smaltimento.
Nell’elenco degli indagati figurano il direttore del Cosmari Giuseppe Giampaoli e i responsabili di quattro ditte impegnate nel recupero e riciclaggio degli inerti.
Proprio venerdì scorso Giampaoli, l’ex presidente del Cosmari Fabio Eusebi e il vice presidente Daniele Sparvoli, erano stati assolti “perchè il fatto non sussiste” dall’accusa di aver violato il decreto “contro le ecomafie”.
L’imputazione specifica era di aver smaltito una quantità di rifiuti superiore a quella autorizzata, nonchè di aver classificato alcuni materiali con un codice diverso da quello prescritto per pagare l’ecotassa con un’aliquota inferiore.



