L’AQUILA – “I parchi sono scrigni pieni di cose preziose, ma noi siamo poveri perché non ritroviamo le chiavi. Lo sci però non è il futuro di montagne come il Gran Sasso”.
Questa la convizione di Carlo Alberto Pinelli, alpinista, regista, tra i padri del movimento ambientalista italiano, promotore della due gioni di convegno ‘Parchi capaci di futuro’ di venerdì e sabato scorsi a Fontecchio (L’Aquila), uno dei borghi del catere sismico aquilano, convegno cui hanno aderito Fondto ambientale italiano, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness Italia, Federazione ProNatura, Touring Club Italiano, Wwf Italia.
“La classe politica – spiega l’ambientalista – è oggi incapace di comprendere e mettere a frutto le enormi potenzialità delle aree protette italiane nel processo di rinnovamento culturale, sociale e economico dell’Italia. Solo quando tale centralità verrà condivisa, accettata e totalmente metabolizzata sarà possibile superare, con iniziative di alto profilo, l’attuale visione dei parchi e delle riserve come puri catalizzatori di vincoli”.
A proposito di vincoli. Molti parchi sono visti proprio come un freno alle attività imprenditoriali. La sua associazione, ad esempio, la Mountain Wilderness, è contraria alla realizzazione della nuova seggiovia delle Fontari, perché deturperebbe un’area.
Io parto da un presupposto: i parchi nazionali rientrano nella categoria dei beni Comuni e come tali la loro gestione non deve sottostare a logiche mercantilistiche. La loro funzione è quella di salvaguardare biodiversità e paesaggio. Tra il cittadino e la fruizione virtuosa delle aree protette è illegale pensare di frapporre il filtro sterilizzante del denaro.
Difficile spiegarlo però a chi con lo sci, anche qui a L’aquila ci vive e magari ci campa una famiglia.
Una soluzione buona per tutti si può trovare. Detto questo però andrebbe nche spiegato che putroppo i piccoli-medi impianti da sci difficilmente portano ricchezza e creano economia a benficio dei cittadini. In Italia sono quasi tutti in crisi, non riescono a coprire i costi di getione anche a cuasa del riscaldamento climatico. Impianti come Prati di Tivo e Campo Imperatore, insomma, non potranno mai competere con Cortina. E allora bisogna trovare altre strade per creare economie virtuose.
Voi parlate della necessità di rendere i parchi ‘protagonisti’.
Occorre cambiare passo. Tante aree protette non hanno il personale in numero adeguato per affrontare situazioni burocratiche al di sopra delle loro capacità amministrative, manca la capacità di accedere ai finanziamenti europei, di diventare promotori di buone pratiche di azioni di formazione utili a creare economia nel territorio.
Di chi è la colpa secondo lei?
Una grande responsabilità ce l’ha la classe politica. I quadri dirigenti dei Parchi mancano spesso di professionalità, in troppi sono ‘trombati’ della politica e riciclati, nominati senza adeguato curriculum. La politica ‘fagocita’ i parchi e poi li vede come un fastidio.
Cosa chiedete al governo di Matteo Renzi?
Qui a Fontecchio abbiamo elaborato precise richieste: una proposta di riforma della legge quadro sulle aree protette attualmente in discussione al Senato, riforma che è molto lontana da ciò di cui la nazione ha oggi bisogno; poi, assicurare nella prossima Legge di Stabilità le risorse finanziarie e professionali necessarie per una efficace gestione delle nostre aree protette. E ancora, vincolare i finanziamenti per le aree protette alle azioni da svolgere per la conservazione della biodiversità e la tutela rigorosa del paesaggio, sanare la situazione ormai insostenibile che vede ben 20 parchi nazionali sui 23 esistenti senza Consiglio direttivo, convocare la terza conferenza nazionale sulle aree protette e poi adottare, attraverso un processo partecipato aperto a tutti i soggetti interessati alla tutela della biodiversità e del paesaggio, una ‘carta’ delle aree naturali protette che rilanci la missione dei Parchi quale snodo ‘alto’ di un globale progetto di gestione delle risorse naturali e culturali.






