NAVELLI – È battaglia di perizie contrastanti e girandola di carteggi tra enti, sull’ipotesi di abbattere quasi interamente il filare di ippocastani, noci e olmi, che costeggiano la strada regionale 17 da Navelli a Collepietro, in provincia dell’Aquila, e sono oramai parte integrante del paesaggi
Tutto ha preso le mosse allorché un albero è caduto il 2 febbraio, a causa, si presume, del forte vento, per fortuna dal lato della campagna e non della strada.
La Provincia dell’Aquila, competente del tratto viario e preoccupata per la sicurezza, ha dunque commissionato una perizia al dottore forestale Federico Canali, in cui si sostiene che occorre procedere urgentemente all’abbattimento di 200 alberi e alla potatura dei restanti 119. Per ora su intervento della Regione decisione è sospesa.
I Comuni non hanno espresso pareri, la Soprintendenza archeologica belle Arti e paesaggio non è intervenuta, in quanto argomento non di sua competenza in termini di tutela paesaggistica e vincoli connessi, fatta eccezione di un piccolo tratto adiacente ad un laghetto.
A dare battaglia sono stati invece i cittadini, affezionati alla bellezza di quel tratto di strada alberata, che oramai è parte integrante del paesaggio dell’altopiano, e che si sono appellati alle associazioni Codacons, Wwf, Italia Nostra, Lipu, Fiab Pescarabici, Mountain Wilderness e Altura, che hanno prodotto una controperizia che assicura invece che il rischio riguarda solo pochi alberi. Il dipartimento Agricoltura della Regione Abruzzo è pertanto intervenuto e ha chiesto alla Provincia un ulteriore approfondimento. E così il destino di quel bel filare di alberi è appeso alle future evoluzioni burocratiche e a nuove perizie.
Ad aprire le danze è stato il 2 marzo corso il dirigente provinciale Nicolino D’Amico che ha scritto al dipartimento Agricoltura della Regione, ai Carabinieri forestali, ai Comuni di Navelli, Collepietro e San Benedetto in Perillis, spiegando che “in previsione di dover eseguire nell’immediato lavori di ordinaria manutenzione (rifacimento asfalti causa cedimenti notevoli del piano viabile) nel tratto stradale posto in corrispondenza delle alberature, si dà atto della volontà di questa Amministrazione di procedere, nell’intento di garantire la privata e pubblica incolumità, all’abbattimento totale delle 318 alberature ad oggi presenti”. Va subito precisato che poi, perizia alla mano di Canali, inviata alla Regione Abruzzo, le piante da abbattere, almeno nell’immediato, sono scese “solo” a 200.
Nella perizia definitiva di metà marzo, si scrive ad ogni buon conto che è stato utilizzato il metodo del “quantified tree risk assessment”, con impiego esclusivo di strumenti manuali, quali il martello in gomma per il riscontro di anomalie interne, asta in metallo per il controllo del terreno limitrofo al colletto e valutazione di eventuali cavità riscontrate lungo l’estensione dell’individuo, esistente al momento attuale”.
Il risultato è che “le alberature in questione presentano condizioni e stadi vegetativi fortemente compromessi. E in particolare gli alberi già capitozzatura hanno subito una forte compromissione, con la necessità necessità di rimuovere gli stessi a seguito di forte ingresso di carie”.
Le anomalie si riscontrano “su tutte le piante presenti”, ovvero a tutte e 319. Ma per 200 piante è stata attribuita la classe “cedimento possibile anche in condizioni di sollecitazione ordinarie”, ed esse dovrann0 essere subito abbattute.
In merito ai restanti 119 alberi, essi “presentano i medesimi problemi”, ma possono per il momento essere risparmiati, in quanto “l’inclinazione riscontrata è in direzione dei terreni privati, i quali non presentano traffico costante, ma esclusivamente nelle fasi di lavorazione del suolo da parte del proprietario, il quale non si presuppone che sia in fasi lavorative in giornate con condizioni climatiche avverse”. Anche se il tecnico ritiene che si dovrà in futuro procedere al loro abbattimento.
La Provincia ha scritto dunque alla Soprintendenza, chiedendo di fornire “con ogni urgenza consentita”, l’espressione del parere di competenza, precisando che “l’Ente e i propri Funzionari si ritengono esonerati, fin da ora, nel modo più ampio, da eventuali danni, incidenti o disgrazie a persone animali o cose conseguenti alla eventuale caduta delle alberature in parola e da qualsiasi responsabilità e molestia, anche di carattere giudiziario, che dovessero verificarsi in dipendenza dell’impossibilità a procedere, incluse eventuali vertenze con terzi”.
La Soprintendenza ha risposto il 23 aprile, con una lettera a firma del Soprintendente Cristina Collettini, comunicando che “l’ambito in esame non è sottoposto a regime di tutela e neanche assoggettabile alla procedura di verifica dell’interesse culturale”.
Infatti il Codice ricomprende tra i beni culturali, “le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico, che abbiano più di settant’anni”. Escludendo perciò gli ambiti extra-urbani, come appunto quel tratto di strada.
Si precisa però che “lo specchio d’acqua nella parte terminale della strada regionale, tra Collepietro e San Benedetto in Perillis, in prossimità dell’incrocio con la via della Fonte, “è sottoposto a tutela, e per gli esemplari arborei ricompresi nella fascia di rispetto del lago vigono le disposizioni di tutela paesaggistica e l’intervento dovrà essere assoggettato ad autorizzazione paesaggistica”.
Anche la Soprintendenza, a scanso di equivoci, tiene a precisare che “qualsiasi responsabilità relativa a eventuali danni o incidenti non può essere imputata alla Soprintendenza”.
Infine si precisa che “è di tutta evidenza il pregio naturalistico, paesaggistico e storico-testimoniale di tutto il filare di alberi che costeggia questo tratto della strada regionale 17, risalente al ventennio del XX secolo, come indicato negli atti ricevuti, e riferito probabilmente alle operazioni di bonifica e sistemazione dell’altopiano di Navelli. Tali valori, insiti nel complesso di alberature ancora presenti in quel tratto di percorso, dovrebbero essere riconosciuti per una tutela sostenibile, nell’ottica della conservazione dell’immagine e comunque nel rispetto della sicurezza di chi transita lungo la strada”.
Si ritiene quindi opportuno e doveroso che le istituzioni competenti, come Comuni, Regione, Comando Forestale ora Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, “diano avvio alla procedura di aggiornamento degli elenchi regionali degli alberi monumentali, valutando la sussistenza o meno dei requisiti per l’inserimento del filare in questione”.
Arriviamo quindi la 21 giugno, quando la Provincia ha comunicato ai Comuni e alla Regione il responso della Soprintendenza, ovvero che “allo stato attuale, per gli esemplari di interesse, non vige alcun tipo di tutela, monumentale o paesaggistica”, a parte il tratto del laghetto.
Ed essendo decorsa dalla comunicazione del 17 marzo oltre trenta giorni, si rende noto che “le operazioni di abbattimento e di potatura degli esemplari arborei sono da ritenersi implicitamente autorizzate”, tanto che l’amministrazione sta già provvedendo, “con ogni urgenza consentita”, all’espletamento delle procedure amministrative finalizzate all’effettuazione delle operazioni di taglio e di potatura del filare”.
A questo punto, però, sollecitate dai cittadini, sono intervenute, con una controperizia, inviata alla Regione Abruzzo il 1 luglio, le associazioni Codacons, WWF, Italia Nostra, Lipu, Fiab Pescarabici, Mountain Wilderness e Altura, che hanno effettuato un sopralluogo sul posto con loro esperti forestali.
“Il taglio totale di tutte le piante del viale – premettono le associazioni -, comporterebbe un impatto negativo, improvviso e irreversibile per l’ambiente, di tipo paesaggistico, storico e culturale, ecologico e funzionale, aspetti che nel loro insieme includono le complesse problematiche associate alla sicurezza stradale”.
Ma soprattutto si documenta che buona parte delle piante, a seguito di una controperizia, che ha adottato gli stessi metodi dell’esperto della Provincia, “si presentano solide e ben ancorate a terra, con abbondante chioma, e svolgono appieno una molteplicità di funzioni, che vanno dalla protezione dell’asfalto, rispetto agli agenti atmosferici, alla regimazione idrica e all’azione termoregolatrice locale; contribuiscono alla tutela della bellezza storica del paesaggio locale; alla protezione di specie di uccelli di particolare interesse. Inoltre delimitano opportunamente i margini stradali e svolgono, essendo alberi adulti/maturi, i noti “servizi eco-sistemici”, insostituibili e irrinunciabili in tempi di cambiamenti climatici”.
Dall’analisi si evince insomma che “la quasi totalità delle piante non costituisce un pericolo per l’incolumità pubblica essendo alberi rigogliosi e senza la presenza di patogeni che possano minare la loro stabilità”, e che “la maggior parte degli alberi di noci e ippocastani non rischiano di cadere in condizioni ordinarie, per cui non si rilevano validi e oggettivi motivi che inducono al loro abbattimento, ad eccezione di alcuni esemplari per i quali dovrebbe essere valutata l’opportunità di mantenerli e/o di abbatterli”.
La Regione Abruzzo il 4 luglio ha dunque scritto alla Provincia una lettera a firma del dirigente Sabatino Belmaggio, in cui si informa che “i tecnici delle associazioni giungono, sulla base di verifiche effettuate con metodologia analoga a quella utilizzata dal tecnico incaricato da codesto Ente, a conclusioni diverse da quelle riportate in perizia”. Ovvero che “il rischio di crollo degli esemplari arborei in condizioni ordinarie sarebbe limitato a pochi esemplari fra quelli presenti”. La Regione ha dunque di fatto stoppato tutto, in attesa di ulteriori approfondimenti, e per ora la romantica e suggestiva ombreggiatura della regionale 17 è fatta salva.





