L’AQUILA – Si avvicina l’estate, e con essa tutto quello che la bella stagione comporta. Più tempo libero, sole e mare. E come descrivere al meglio lo stereotipo del vacanziere se non con un fumetto in mano? Magari Topolino o Dylan Dog?
Ma sebbene tutti sappiano com’è fatto davvero un fumetto, in molti non sanno cosa ci sia dietro il mondo in bianco e nero.
“Si pensa erroneamente che sia il talento la prima prerogativa per diventare fumettista. Io no”: lo racconta ad AbruzzoWeb il marchigiano Alex Massacci, insegnante alla Scuola Internazionale di Comics di Pescara, disegnatore per l’italiana Arcadia, e negli Stati Uniti per Marvel e DC Comics.
“Ho iniziato collaborando con una rivista non proprio famosissima chiamata Wrestlers – racconta Alex Massacci – con Federico Memola, invece è iniziata ufficialmente la mia gavetta”.
Grazie alla cattedra alla Scuola di Comics, Alex ha imparato a conoscere e ad amare la nostra Regione e a preoccuparsi per gli aquilani dopo il sisma del 6 aprile 2009.
“Di iniziative se ne sono prese tante – spiega – quanto poi queste abbiano avuto effetto, credo che l’attuale situazione aquilana sia la dimostrazione che forse non si è fatto abbastanza, il nostro messaggio di solidarietà non ha inciso molto sull’opinione pubblica”.
Il mondo della nona arte non ha regole ben precise, non esiste un ordine professionale e i confini tra disegnatori, illustratori e fumettisti è sempre meno definiti. Ci racconti come si diventa fumettista?
Per diventare fumettista servono, in primis, due qualità: amore per il disegno e la lettura del fumetto. Ma anche una mente curiosa e attenta. A questi due punti vanno aggiunte tanta abnegazione e forte volontà di mettersi costantemente in discussione prendendo come esempio quelle figure che per un motivo o un altro, riteniamo migliori di noi: guardare in alto aiuta a spostare la nostra asticella qualitativa sempre più in là e quindi a migliorarci costantemente.
E come la mettiamo con chi ha la “mano del disegnatore” fin dalla culla?
Il talento innato ci permette di recepire e mettere in pratica più velocemente alcuni concetti o sintesi, il che è ovviamente importante, ma gli altri punti (che ho detto prima) colmano ampiamente il gap con il talento puro. Spesso chi si affida solo al proprio talento non cresce e non migliora, restando confinato nel proprio limbo, mentre a chi si mette costantemente in discussione non viene preclusa nessuna strada.
Cosa possono fare i ragazzi che vogliono imparare a “fare fumetti”?
Ci sono parecchi modi per formarsi. Avendo fatto questo tipo di percorso, posso affermare che in Italia ci sono alcune ottime scuole che preparano al meglio e che formano tanto tecnicamente quanto caratterialmente.
Ci faccia un esempio, qual è stato il suo percorso di studi?
Sul mio percorso non ho mai incontrato scuole d’arte (istituti, licei o accademie artistiche), ma grazie ai tre anni passati alla Scuola Internazionale di Comics e alla volontà di voler fare questo mestiere, ho annullato questa lacuna e sono diventato un professionista a livello internazionale.
Lei ha studiato alla Scuola Internazionale di Comics di Jesi, che esperienza è stata?
Se ne parlassi solo bene, mentirei. Ma non sarei qui a rilasciare questa intervista se non avessi frequentato la scuola. Testa e mano le ho portate da casa, tutto il resto me lo ha fornito la scuola. Ma non mi ha istruito solo tecnicamente, ho incontrato anche molti professionisti, ho messo in discussione il mio operato e lì ho mosso i primi passi. Senza la scuola non avrei mai fatto questo mestiere.
Lei è diventato a sua volta docente. Prima alla Scuola Internazionale di Comics di Jesi, poi a quella di Pescara, come ci si trova dietro la cattedra?
Mi piace entrare in contatto con ragazzi che hanno voglia di fare questo lavoro perché mi mantengono “sveglio” e perennemente curioso. Quello che provo a trasmettere io, invece, non è solo tecnica e teoria ma anche la passione.
Quali sono state le sue prime pubblicazioni e poi, quelle che le hanno dato maggiori soddisfazioni?
L’esordio ufficiale nel fumetto è stato nel 2005 su una rivista chiamata Wrestlers, non proprio il top. Da qui ho iniziato a collaborare con Federico Memola (Jonathan Steele, Legione Stellare, lo sfortunato Harry Moon) che mi ha permesso di migliorare costantemente disegnando molto e facendo tanta gavetta. Le collaborazioni che più mi hanno dato soddisfazioni sono quelle con i due colossi del fumetto americano e mondiale, ovvero Marvel e DC comics.
Tutti i media hanno funzionato come cassa di risonanza per la grave tragedia che ha colpito l’Abruzzo, più in particolare L’Aquila. In questo frangente, come si è mosso il mondo del fumetto?
Direi che si è fatto quel poco che si è potuto. In Italia, benché bacino di fumettisti di caratura mondiale e fantastici talenti, nonché una delle nazioni con il maggior numero di fumetti venduti a livello mensile, la voce che ci viene concessa è veramente piccola.
Le do a disposizione un foglio A4, mi disegnerebbe cos’è per lei l’Abruzzo?
Questa è una domanda complicata… Attualmente disegnerei un treno che viaggia lungo il mare. Non perché rappresenti l’Abruzzo, ma sicuramente rappresenta il “mio” Abruzzo: un regionale che, senza fermarsi a una stazione, mi porta fino a Pescara. Nonostante abbia avuto la fortuna di conoscere tanti abruzzesi che adesso posso chiamare “amici” e vedere tante realtà, non ultime quelle pescaresi o aquilane, il treno del venerdì è proprio il mio primo pensiero. Sara Ciambotti






