MILANO – Un album di Elio e Le Storie Tese è sempre un album degli Elii: un occhio dissacrante e ironico sulla realtà.
Anche musicalmente non semplice, ma bello.
Come Album biango, in uscita oggi, con ospiti come Nek, Eugenio Finardi e Fabio Treves: 15 brani nuovi tra cui i singoli Dannati forever e Complesso del primo maggio.
Un titolo che cita il White album dei Beatles. Nostalgici? “No, scegliamo i nostri titoli come va di moda scegliere il Presidente della Repubblica. Buttiamo dei nomi a caso e poi finisce che si pesca sempre il più brutto. Ma se non vi piace potete chiamarlo anche l’album dell’uovo cotto: quello era bianco, questo trasparente”.
Testi impegnati politicamente nel cd non ce ne sono, anche se a voi non è mai mancata ironia in quel senso, “Chi fa musica dovrebbe pensare solo a fare musica e non dovremmo essere noi a dire quali cose non vanno. Non siamo cantautori impegnati e questo è il motivo per cui non ci sono canzoni politiche. Ma poi succede che si arriva all’esasperazione per l’immobilismo che ci sta attorno e allora l’ironia cresce bene e forte, viene spontanea e ti tocca. Noi siamo ironici, i politici invece ridicoli”.
E la politica del concertone del 1° maggio?
“Diciamo che la scelta dei sindacati di escludere Fabri Fibra è stato un colpo di scena clamoroso che si potevano risparmiare. È una delle poche occasioni in cui si fa musica in Italia, allora meglio farla bene”.
E per quanto riguarda “X factor”?
“Non ho ancora firmato – spiega Elio – non so ancora se lo farò anche se la produzione crede che io vada bene. Ci piacerebbe peraltro fare un talent più consono al nostro stile. Si deve fare anche questo per potersi permettere il lavoro che più ci piace”.
Significa che è dura vendere dischi anche per Le Storie Tese?
“Non facciamo dischi con l’obiettivo di vendere. E infatti non vendiamo. Ci sarebbe piaciuto essere un gruppo negli anni ’70. Il pubblico era più critico, si dava dei musicisti commerciali anche agli Area (citati nel loro nuovo cd, ndr). Ma alla fine certa musica era più apprezzata. In fin dei conti, il successo dei Genesis, per esempio, arrivò prima da noi in Italia che in Inghilterra”.
(fonte: leggo.it)



