ROMA – Si chiama “She” (Strong, Hiv Positive, Empowered Women) ed è il primo programma educazionale in Europa rivolto alle sfide sempre più grandi che le donne affette da Hiv devono affrontare.

Il progetto, supportato da Bristol-Myers Squibb e presentato oggi al sesto congresso mondiale dell’International Aids society (Ias) su patogenesi, trattamento e prevenzione dell’Hiv in corso a Roma, è stato sviluppato da un comitato indipendente composto da associazioni di pazienti, donne colpite dal virus ed esperti provenienti da sei Paesi europei (inclusa l’Italia).

L’Hiv è la principale causa di malattia e morte tra le donne in età fertile nel mondo.

Anche se la popolazione femminile costituisce uno dei gruppi più vulnerabili nei confronti di questo tipo di infezione, non vengono stanziate risorse sufficienti per rispondere ai bisogni specifici di queste pazienti.

“Con questa iniziativa vogliamo rispondere a un bisogno di informazione crescente – sottolinea la professoressa Antonella d’Arminio Monforte, direttore della clinica di malattie infettive del San Paolo di Milano e membro del comitato di She – vi sono peculiarità connesse allo stato di sieropositività femminile che vanno dal desiderio di maternità alla scelta del contraccettivo adatto, ad esempio, la maggior parte delle donne non sa cosa significa avere un figlio essendo Hiv positive e che le attuali terapie antiretrovirali possono proteggere il nascituro, inoltre le donne hanno maggiore consapevolezza di essere infettanti, da qui il problema della rivelazione del proprio stato di sieropositività all’interno della coppia”.

“Ricordiamo infatti – aggiunge la donna – che, da quanto emerso dalla coorte Icona, le donne che si sono infettate per via eterosessuale nella maggioranza dei casi hanno contratto la malattia da partner stabili, negli uomini invece la trasmissione eterosessuale avviene soprattutto con rapporti occasionali”.

La finalità di “She” è quella di fornire strumenti alle donne con Hiv per migliorare la loro qualità di vita, in particolare attraverso un dialogo efficace e costruttivo con gli esperti, e di superare le sfide, rappresentate ad esempio dalla rivelazione della malattia agli altri e dall’accesso alla maggior parte dei servizi di cura.

Il programma si basa sul supporto fornito dalle “pari”, cioè da donne nella stessa condizione clinica.

Ricerche scientifiche mostrano che le informazioni provenienti dalle “pari” risultano particolarmente credibili, affidabili e influenti, inoltre le pazienti colpite dalla stessa malattia forniscono un “role-model” per le donne con Hiv e ne traggono beneficio personale.

In Europa il numero di donne che convivono con l’Hiv è in crescita, nel 2008, infatti, almeno il 35 per cento delle nuove diagnosi di Hiv ha riguardato la popolazione femminile.